Conoscersi ai tempi del coronavirus

Conoscersi ai tempi del coronavirus

Ricordo bene quando una sera di qualche mese fa, una mia cara amica esordì con un sonoro: “ancora non hai Tinder??”. No, io trentenne single ancora non avevo Tinder, a malapena sapevo cosa fosse, a malapena, soprattutto, avrei saputo dire se lo volevo davvero, sto Tinder. 

Nel giro di qualche minuto eccomi là: una foto, il mio nome, la mia città, la mia età. E da li si è aperto un mondo fatto di switch a destra e sinistra, di match, di superlike, di conversazioni, di risate, anche di sorrisi. Di incontri, più o meno interessanti. Alla fine mi sono resa conto che Tinder non è altro che il nuovo modo di conoscere gente in questa era moderna fatta di social e like, nulla di più, nulla di meno: se c’è un interesse si può pensare di proseguire e vedere, se non è il caso e se non va, ci si ferma. 

Quando più di un mese fa è iniziata la nostra vita in quarantena mi sono chiesta se avesse senso continuare ad usare un’app dove il fine ultimo è quello di conoscere in carne ed ossa una persona: ha senso alimentare una conoscenza con una persona sconosciuta di cui si sa poco se non addirittura niente? Consapevoli del fatto che non si sa quando, come e se si potrà uscire, ha davvero senso correre il rischio di trovare magari qualcuno di interessante per cui alla fine, anzichè prendere la cosa con leggerezza, ci troviamo a soffrire ancora di più una quarantena che non ci permette neanche di dare un volto, uno sguardo, un profumo, di non avere un contatto fisico e reale indispensabile per la continuazione di una conoscenza?

Vale davvero la pena mettersi un po’ in gioco senza sapere se saremo effettivamente in grado di mantenere alto un interesse, sia per chi ci legge dall’altra parte dello schermo sia per ciò che leggiamo e percepiamo noi? E ancora: quanto di reale c’è nelle nostre sensazioni ed emozioni, amplificate da una costrizione a casa che ci fa percepire tutto il resto, l’altro, ciò che c’è fuori migliore di ciò che in realtà, forse, è? 

Sono onesta: all’inizio della quarantena avevo un pò sottovalutato il tutto, mi sono risposta in maniera leggera, della serie “ma si, ma che male c’è, ma poi ti pare, ma chi mai vorrai incontrare su Tinder proprio adesso?” e in effetti così è stato: con qualcuno non si è andato oltre lo scambio di due messaggi puramente innocui e anche un po’ banali, con qualcun altro si è andato oltre, passando anche allo scambio di messaggi su altri canali social, ma anche lì alla fine, poco cambia. 

“Ma chi mai vorrai incontrare su Tinder proprio adesso?”.

Poi arriva quello che esagera, quello che prende un like (magari messo pure per sbaglio, ammettiamolo) come una promessa d’amore. Quello che si presenta come una persona normale, con cui passi al livello successivo dello scambio di messaggi su altri canali e inizia a tartassarti ed accollarsi con ogni tipo di messaggio: buongiorno, buonanotte, buon pranzo e buona cena. Che fai? Che mangi? Che pensi? Ti penso. Chissà quando potremo vederci. Mi dai il numero? Ti posso chiamare? Ho una trasferta di lavoro, vieni con me? Quello che sulla carta potrebbe essere perfetto, ma semplicemente a te non prende, non c’è un perchè: è così e basta e pensi solo a come uscirne.

Ecco, forse quello è stato il momento dello stop e delle domande: puoi avere un minimo di consapevolezza di te stesso ma non saprai mai quello che vuole, cerca, percepisce e capisce l’altra persona. Quindi, semplicemente ti fermi. Dai spiegazioni se le vuoi dare, metti paletti, ridimensioni. Smetti. Anche meno, insomma. 

Uno, due, tre giorni fatti di pochi messaggi e tranquillità. Eppure c’è qualcosa che ti prende, qualcosa che oscilla fra la noia e l’apatia, per cui riapri Tinder. 

“Ma chi mai vorrai incontrare su Tinder proprio adesso?”. 

E lo incontri: quello che senza motivo, a sensazione, ti prende. Quello che ti fa fermare sperando che ti scriva. Quello che, guarda caso, ti scrive eccome e alimenta perfettamente le tue sensazioni, confermandole battuta dopo battuta. Quello che ti fa sentire semplicemente sullo stesso grado: di interesse, di curiosità, di coinvolgimento. Che non ti fa sentire sola, anzi. Quello che riesce addirittura a colorare di sorrisi ingenui e sinceri un momento che ha sempre più i colori dei dubbi e delle paure. Quello che ti fa capire quanto sia pauroso e difficile e rischioso tutto questo, in un momento in cui non si sa se e quando e come ci si potrà vedere. Quello che ti fa anche un po’ salire la paranoia, come solo noi donne sappiamo fare: sarò all’altezza dell’aspettativa? Sarò davvero interessante? Ma non sarà tutto amplificato dal momento? Ma non è che è solo un modo per passare il tanto tempo vuoto a disposizione? Ma, ma, ma… 

“Ma chi mai vorrai incontrare su Tinder proprio adesso?”

Quello per cui vale la pena aspettare la fine di tutto questo, fosse anche solo per dare un volto, uno sguardo, un tocco di realtà in tutto questo vortice di virtuale.

Perchè il mondo si è fermato da due mesi a questa parte, ma certe forze non le ferma niente e nessuno, neanche il Coronavirus. 

Luisa Cuomo

distantimaunite

Magazine digitale di intrattenimento. #unpezzoallavolta selezioniamo storie e interviste per raccontarvi il mondo, a modo nostro. "Non chiederci perché siamo uguali, scopri perché siamo diverse".

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