Dimmi che cocktail bevi e ti dirò chi sei

Dimmi che cocktail bevi e ti dirò chi sei

Ogni gesto, ogni espressione, ogni sguardo, ogni scelta, persino quella di un cocktail: tutto parla di noi.

Cosmopolitan? Donna in carriera e affermata professionalmente.

Martini? Uomo misterioso, ma che saprà coccolarvi con grandi attenzioni.

Sex on the beach? O sei giovane, o sei un adulto con la sindrome da Peter Pan!

Mojito? Socievole, brillante e solare.

Negroni? Per un uomo che non deve chiedere mai.

Spritz? Ami divertirti in compagnia, ma senza perdere il controllo.

Vino? Raffinato, di buon gusto, amante delle tradizioni.

Birra? Persona spontanea, semplice. Sincera e sicura di sé.

Non è certo una scienza esatta. E nemmeno una regola universale. Ma spesso la scelta di un cocktail può rivelare qualche dettaglio interessante della personalità, nostra o di chi abbiamo di fronte.

Il mio cocktail preferito, per esempio, è il Rossini, fresco ed elegante. A base di prosecco e polpa di fragola frullata. Se rispecchi o meno la mia personalità non so dirlo. Ma di certo mi evoca tantissimi bei ricordi, legati ad aperitivi, chiacchiere, risate e segreti condivisi con la mia migliore amica nel corso di innumerevoli serate romane. E tu che cocktail sei? Raccontacelo nei commenti!

Il mix giusto per un cocktail perfetto

Elisabetta Rubino e Laëtitia Chaillou sono due donne dai caratteri e stili diversi, ma complementari. Si definiscono un Big Trouble l’una, un Dry Martini l’altra.

Un concentrato di energia, fascino, grinta e competenza. Il cosiddetto “mix giusto per un cocktail perfetto”. Un po’ quello che ognuno di noi ricerca sempre, e in ogni ambito. Che si tratti di un aperitivo, di un rapporto sentimentale o di un’avventura professionale.

Laëtitia Chaillou: Diciamo che il cocktail è un buon indicatore che può rivelare tratti della personalità tua o di chi ti sta davanti. Proprio perché – al pari delle persone – ogni cocktail ha un suo proprio gusto e un carattere specifico.

da sx Elisabetta Rubino/Laëtitia Chaillou – ph by Agnese Di Vico Rubini

Elisabetta Rubino: La scelta di un cocktail rispecchia sempre il carattere. Come riflette il momento storico, o meglio le fasi della nostra vita. Con il passare del tempo i gusti e il palato si affinano e la scelta è sempre più matura.

La bottiglia è lo specchio dell’anima

Paul Verlaine

A proposito di gusti in fatto di cocktail, Lapolpettasuitacchi e Parisianinrome sono unite dalla passione in comune per il Manhattan, una miscela glamour a base di rye whisky, vermouth e angostura (come nel film “A qualcuno piace caldo” di Billy Wilder, noi preferiamo che nel drink venga sostituito il whisky con il bourbon).

Insieme le due blogger hanno dato vita ad un magazine specializzato dal titolo “Cocktail and the City” (vi ricorda qualcosa?) dedicato proprio alla mixology.

E: Io e Laëtitia ci conosciamo ormai da qualche anno, e ci siamo trovate in sintonia sin da subito. Insieme ci siamo rese conto che le testate giornalistiche che parlano di mixology con base nella Capitale d’Italia si contano sulle dita di una mano. Ma soprattutto che le donne – nel settore giornalistico dedicato alla materia – sono ancora in minoranza. E allora eccoci qui.

Sebbene il mondo della mixology sia un settore prevalentemente al maschile, Cocktail and the City si caratterizza, quindi, per la forte volontà di comporsi di un team esclusivamente di donne.

L: Nel progetto “Cocktail & the city” confluiscono esperienze e punti di partenza diversificati nell’ambito del mondo della comunicazione digitale. Il via è stato dato con l’anno nuovo, e devo dire che il riscontro è stato molto positivo ed incoraggiante da parte dei professionisti del settore i quali ci stanno sostenendo, contattando e fornendo spunti per creare contenuti sempre originali.

Cocktail and the City

Informazioni sul mondo dell’ospitalità in generale, su locali di nuova apertura, sulla storia e la genesi dei cocktail più famosi. E ancora: ricette da poter anche provare a casa, ricerche su produttori e aziende, interviste alle figure di spicco del settore. Questo quanto offerto dal menù messo a punto da Elisabetta e Laëtitia.

Il nostro obiettivo è quello di divulgare un’informazione sana e accessibile a tutti, con l’intento di aprire un po’ di più la mentalità su un mondo considerato ancora un po’ nascosto.

Un cocktail (anticamente conosciuto in Italia con il nome di “bevanda arlecchina” o “polibibita”) è una bevanda ottenuta tramite una miscela proporzionata ed equilibrata di diversi ingredienti: alcolici, non alcolici e aromi.

Che sia uno short, un medium o un long drink, che sia servito nel bicchiere, nel mixing-glass o nello shaker tradizionale, un buon cocktail può essere degustato a tutte le ore. A patto che a trionfare sia la convivialità.

C’è chi ha il “suo cocktail” preferito, come Elisabetta: il Big Trouble realizzato da Livio Morena, Bar Manager del Drink Kong. Un drink dal sapore sexy e piccante, nato dalla fusione di Messico e Giappone. Una miscela di Mezcal, liquore al melone Midori, ancho Reyes, lime e agave.

E c’è chi, invece, come Laëtitia, sceglie il “suo cocktail” in base al locale che sta frequentando in quel momento. Ad esempio, sarò solita ordinare un Santa Sangre alla Punta Expendio de Agave, un Manhattan da Freni e Frizioni, un Martini al Stravinskij Bar dell’Hotel de Russie, un Aviation Cocktail dal Jerry Thomas Speakeasy, o un Tommy’s Manhattan al Chapter Roma.   

Cocktail Big Trouble di Livio Morena (drink Kong)

La storia dei cocktail

I cocktail sono una forma di artigianato liquido che sconfina nell’arte. Un’arte antica di cui si trova traccia fin dai tempi dei Greci e dei Romani, che usavano mescere il vino con miele, acqua, resine e spezie.

La prima definizione scritta di cocktail riportata dal giornale Balance and Columbian Repository risale al 1806 e recita: “una bevanda stimolante, fatta da un distillato qualsiasi, zucchero, acqua e bitte”.

L’etimologia della parola cocktail, come unione di cock (gallo) e tail (coda), è tuttora argomento di discussione.

Una corrente di pensiero individua la provenienza del termine nei combattimenti tra galli in voga nelle taverne del 1600 europeo; altri narrano di una fanciulla messicana di nome Xock che servì una bevanda miscelata a degli ufficiali americani, i quali avrebbero poi riportato in patria la notizia di una misteriosa dama che mesceva ambrosia e magici intrugli. E infine ci sono coloro che ritengono che la parola derivi dal francese “coquetel”, una tipica coppa da vino usata nel Bordeaux, passata poi a New Orleans sul finire del 1700 (probabilmente la teoria più plausibile).

Non sono leggenda invece le origine specifiche di ogni singolo cocktail.

Laëtitia: Ciascuna storia che si nasconde dietro ad un cocktail ha il suo fascino. Ogni 15 giorni su “cocktail & the city” vi racconteremo la storia di un cocktail, accompagnata dalla ricetta classica e da una variante realizzata da un barman.

Elisabetta: Vi invitiamo quindi a seguirci per saperne di più e scoprire le storie e gli aneddoti che si celano dietro ai vostri cocktail preferiti.

La mixologia


Il termine Mixologia deriva dall’inglese “mixology”. E’ per definizione l’arte di miscelare più ingredienti secondo le indicazioni date da una ricetta al fine di preparare o realizzare un cocktail destinato al consumo immediato. Si distingue anche la Flair Mixology, che consiste nel realizzare complesse e sorprendenti tecniche acrobatiche durante la preparazione dei drink. Un po’ come nell’omonimo film del 1988 con Tom Cruise.

Stando alle cronache del tempo, la mixology sembra essere esplosa durante l’epoca del Proibizionismo americano quando, per camuffare la scarsa qualità dei distillati e per mancanza di ingredienti, si iniziò a miscelare freneticamente.

Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere.

C. Baudelaire

Tutto il 1900 è un fiorire di cocktail e invenzioni. Con il tempo il gusto si raffina, si punta sempre di più sulla qualità delle materie prime e si esplorano nuovi sapori e nuovi colori. Fino ad arrivare ai nostri giorni. Giorni in cui anche solo fare un aperitivo è diventato un lusso. E non certo per l’aspetto economico, quanto per la condizione generale che stiamo tutti vivendo a causa della pandemia globale.

L: Sicuramente una tendenza del 2021 sarà quella di dare maggiore spazio ai ready-to -drink, cocktail già pronti, in busta, lattina, bottigliette, che è possibile farsi consegnare a domicilio.
Sebbene la sostenibilità sia stata un tema di cui abbiamo molto parlato negli ultimi anni, è un trend destinato a continuare nel 2021 e oltre. Anche i drink devono essere sostenibili a livello ambientale, vale a dire che gli ingredienti utilizzati devono rispettare determinati parametri di provenienza ecologica e regionale.

E: Aggiungerei che dopo più di un anno di lockdown, c’è un grande desiderio di spensieratezza e ritorno alla normalità. Probabilmente ci sarà grande richiesta di cocktail tropicali, colorati e leggeri che ci portano alla mente le vacanze, l’estate e la convivialità.

Già la convivialità. Gli abbracci, le risate, i contatti umani. Gli sguardi finalmente liberi di sorridere alla vita. Il vociare rumoroso e allegro. Uomini e donne seduti al tavolo di un bar a chiacchierare e a respirare “aria di normalità”.

Naturalmente, con un buon cocktail in mano.

Prima tu prendi un drink, poi il drink ne prende un altro, e infine il drink prende te.

F.S. fitzgerald

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Elisabetta Mazzeo

Elisabetta, classe 1981. Ogni 18 anni un cambiamento. Prima la Calabria, poi Roma, ora Zurigo. Domani chissà. La mia sfida quotidiana? Riuscire nell’impresa di essere contemporaneamente mamma, moglie, giornalista, scrittrice e ora anche blogger. Ore di sonno: poche. Idee: tante. Entusiasta, curiosa, caparbia, sognatrice. Scrivere è un’esigenza. Una lunga gavetta nei quotidiani e nelle tv locali, poi l'approdo come inviata di Sport Mediaset. Non ho dubbi: il mio è il mestiere più bello del mondo. Una passione prima che un lavoro. Oggi ricopro l'inedito ruolo di vicedirettore a distanza di Retesole, l’emittente che mi ha visto crescere umanamente e professionalmente. Divoro libri e due li ho anche scritti, mi nutro di storie di sport, ma non solo. Scatto e colleziono foto, mi alleno quanto basta per non sentirmi in colpa e in compenso macino chilometri armata di scarpe da ginnastica e passeggino. L'arrivo delle mie due figlie ha rimodulato le priorità della mia vita. E adesso è con loro e per loro che continuo a mettere le mie passioni in campo. #CaparbiamenteSognatrice

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