Ricominciare all’estero
Quanti di noi hanno mai pensato, almeno una volta, di mollare tutto e trasferirsi all’estero?
Ricominciare in un altro modo, in un’altra vita. Per alcuni è un sogno, per altri un improvviso cambio di rotta.
Ecco, questo è quello che è successo a me.
All’estero, ma non a 20 anni…
Avevo 38 anni, un lavoro che amavo, una famiglia solida. E poi, da un giorno all’altro, mi sono ritrovata a trasferirmi all’estero.
Da Roma a Ginevra. Non troppo lontano, direte. E in effetti mi è andata bene: era un’occasione a cui non si poteva dire di no.
Il punto è che quell’occasione non era mia: era un’offerta di lavoro per mio marito.
Una scelta difficile: ho lasciato tutto e l’ho seguito in Svizzera, con tutta la famiglia.
Tralascio i sensi di colpa – per aver lasciato i nonni senza le nipoti, per aver abbandonato un lavoro che, sì, lo ripeto, amavo davvero – la mia casa, gli amici, tutto. Per andare in un posto dove non parlavo bene la lingua, e soprattutto non conoscevo nessuno.
Mi sono ritrovata, da un giorno all’altro, in una casa che non mi piaceva, a telefonare ogni giorno ai miei genitori (meno male che esistono le videochiamate), con due bambine piccole che non andavano ancora a scuola – un sistema scolastico che, a distanza di dieci anni, ancora oggi faccio fatica a comprendere – e con il mio lavoro ridotto al minimo sindacale, solo da remoto.
Io, che mi ero sempre ripromessa di non fare mai “la casalinga”, di non rinunciare mai alla mia indipendenza economica.

Non c’è nessun posto come casa
Dopo un momento di smarrimento (che è durato ben più di un attimo), ho capito che l’unica via possibile era provare a vedere questo trasferimento da un altro punto di vista.
Anche se, diciamolo, quando ti ritrovi da sola in un contesto che non volevi, ma che hai scelto per amore della tua famiglia, cambiare prospettiva non è affatto semplice.
Serve mettere da parte le emozioni, tutte. Guardarsi di nuovo, senza filtri.
Piano piano, però, ho capito che non stavo rinunciando a tutto. O almeno, non del tutto.
Quello che avevo davanti era un’occasione: l’opportunità per reinventarmi. Per ricominciare.
Perché sì, arriva un momento in cui devi scegliere: o ricominci, o ti lasci andare.
E quando ti lasci andare, puoi davvero perdere il filo della tua vita.
Io no. Io avevo una famiglia meravigliosa, e mi trovavo in un luogo che – pur non essendo casa mia – poteva offrirmi molto.
Ricominciare lontano da casa
Così mi sono rimessa a studiare: la lingua, i costumi.
Ho cominciato a parlare con perfetti sconosciuti che, come me, si sentivano soli e cercavano un punto d’appoggio.
Ho realizzato il sogno di cucinare per gli altri, trasformandolo in un’attività.
Ho fatto la mamma. Ho continuato a lavorare da freelance, scrivendo di tutto – lusso, cucina, edilizia – pur di non bucare il curriculum.
Ho creato un magazine da zero insieme ad altre donne che, come me, stavano vivendo una fase complicata della loro vita, nel periodo più buio della nostra storia recente: il Covid.
Ho scoperto passioni che credevo di non avere.
Ho scoperto che, anche se non hai più vent’anni, vivere all’estero può insegnarti a stare nel mondo senza perdere le tue radici.
L’estero come una seconda casa
Ora, dopo dieci anni, Ginevra non è casa mia.
Mi piace, ma non lo sarà mai del tutto.
Le mie figlie parlano quattro lingue – anzi cinque, se contiamo anche il romano – e io mi sono arricchita di esperienze e di volti nuovi, senza perdere le persone che contano, anche se sono lontane.
Ho ricominciato. Ogni giorno.
Perché sarebbe stato davvero un peccato perdere l’occasione di scoprire che si può sempre ricominciare.
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