La terra: l’Italia è un popolo di agricoltori
La conosciamo bene noi la terra perché l’Italia è, prevalentemente, un popolo di agricoltori. Da sempre, per le caratteristiche del territorio, e per il clima, il nostro amato stivale è sempre stato coltivato. E la terra è sempre stata la prima protagonista indiscussa dello sviluppo economico dell’Italia. E chissà se non sarà la protagonista anche della ripresa economica.
Infatti, nel passato, come nel presente ci ha salvato da crisi economiche importanti.

Sappiamo tutti che l’origine dell’economia agricola è tra le più antiche, ma forse non tutti hanno la precisa idea di quando in Italia compare. Ci troviamo nel periodo della rivoluzione Neolitica, esattamente 7000 anni fa!
I primi contadini iniziano a sperimentare la semina e il raccolto, coltivando cereali, legumi e lino. La lavorazione dei campi favorisce anche la domesticazione degli animali, segnando una svolta epocale.
Questa trasformazione porta l’Italia a evolvere da un Paese di cacciatori e raccoglitori a una società di agricoltori e allevatori.
La produzione di risorse direttamente sul territorio garantisce maggiore stabilità e modifica profondamente lo stile di vita delle comunità, che scoprono l’importanza del baratto come forma di scambio.
Nel successivo periodo romano l’agricoltura si struttura e diventa più tecnica: compaiono i primi attrezzi agricoli, si ampliano le coltivazioni e viti e ulivi si affiancano in modo armonioso a cereali e legumi già presenti.

L’allevamento di animali si espande e si intensifica, garantendo un apporto costante di carne, latte e uova. Da queste nuove attività nasce l’esigenza di fattorie vere e proprie. Con i Romani, infatti, compaiono le prime strutture agricole organizzate: edifici dove stalle, alloggi per gli schiavi che lavorano la terra e abitazione del proprietario sono nettamente separati.
Come accennato, in questo periodo vengono introdotti i primi aratri e soprattutto prende forma la rotazione delle colture, una tecnica che prevede la semina di prodotti diversi nello stesso terreno a intervalli regolari, per mantenere la fertilità del suolo. Nascono così le prime tecniche agronomiche sistematiche.
Sempre in epoca romana si comprende che l’uva può essere valorizzata oltre il consumo diretto. Si sperimenta la pigiatura per ottenere vino: il risultato è così convincente che si diffondono rapidamente i primi vigneti.
Con l’arrivo del Medioevo, l’agricoltura non conosce innovazioni radicali rispetto all’epoca romana, ma registra un cambiamento decisivo. Le attività agricole si organizzano intorno ai monasteri e ai feudi, e la rotazione dei campi – introdotta dai Romani – passa a un ciclo triennale, aumentando la resa. Nella dieta entrano stabilmente nuovi ortaggi, come cavoli, rape e cipolle, segno di un’evoluzione alimentare significativa.

Compaiono, anche, i primi fertilizzanti.
Questi piccoli, ma sostanziali cambiamenti hanno fatto sì che la popolazione ne beneficiasse e che ci fossero i primi importanti aumenti demografici. Vediamo “nascere” anche i primi mulini ad acqua.
Senza dubbio è con la Rivoluzione industriale che l’agricoltura subisce una profonda trasformazione…in meglio! Le macchine agricole iniziano realmente a dare una mano al contadino, perché diventano più meccaniche, riuscendo ad aumentare la produzione agricola. Ormai in Italia coltiviamo tutto ciò che il clima e il tipo di terreno ci consente. Dalle patate, ai pomodori e tutte le varietà di ortaggi.
Il Paese prende tutto il buono dell’agricoltura per iniziare a fare il salto di qualità economico. E con la fine della seconda guerra mondiale i contadini diventano veri e propri imprenditori agricoli.

Oggi, o forse possiamo dire da “ieri”, lo Stato è tornato ad incentivare, con aiuti pubblici, l’avvio di nuove attività agricole per giovani imprenditori. Perché per quanto l’economia oggi si basi molto sul terziario, si è consapevoli che è dall’agricoltura, dalla terra, che bisogna ripartire.
Perché sappiamo l’importanza che ha la terra, l’Italia è un popolo di agricoltori.
#ostinatamenteottimista
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