Quando cade una stella

Quando cade una stella

In un angolo remoto del cielo, dove le costellazioni non sono che cicatrici antiche cucite con luce e silenzio, vivevano due stelle gemelle. Nessuna era nata prima dell’altra. Nessuna brillava più forte.

Erano venute al mondo nello stesso battito, nella stessa esplosione d’amore cosmico.

Una si chiamava Mira, l’altra Neriah.

Erano inseparabili.

Ma anche le anime più vicine possono scegliere direzioni opposte.

Mira era fatta di sogni: scintillava un po’ di più ogni volta che un bambino chiudeva gli occhi e sussurrava un desiderio nel buio. Aveva il cuore luminoso e inquieto. Si sporgeva spesso verso la Terra, come se potesse abbracciare le preghiere degli esseri umani e trasformarle in risposte.

Neriah invece brillava in modo diverso: era costante, solida, profonda. Sorvegliava l’equilibrio del cielo come una sentinella silenziosa. Per lei, restare era una forma di fedeltà. Eppure… anche lei si consumava, un frammento alla volta.

Ogni mille anni, alle stelle veniva concesso un momento sacro: potevano rinnovare la loro luce, oppure… cedere.

Non per morire.

Ma per diventare scie.

Polvere.

Speranza.

Desiderio.

Quella notte, l’universo tratteneva il respiro.

Mira non aveva più dubbi.

“Voglio scendere” disse. La sua voce era fatta di tremoli e fuoco calmo, come il crepitio di un camino nella notte.

Neriah si voltò lentamente. Il suo bagliore sobbalzò, impercettibile.

“Non puoi” rispose, con la forza gentile di chi sta cercando di non spezzarsi.

“Se tu cadi… io smetto di sapere chi sono. Io resto vuota, Mira. Senza di te, la mia orbita si disfa.”

Mira sorrise piano, come fanno solo le stelle che hanno visto tutto ma scelgono comunque la bellezza.

“Neriah, lo senti anche tu, vero? Quel bambino che ogni sera chiede solo un po’ di coraggio per dire la verità a suo padre. La ragazza che si specchia e non si riconosce, ma spera ancora. Il vecchio che finge di guardare il cielo per caso, mentre cerca lei.

I loro sogni sono pesanti. Chiedono. Bruciano.

E noi… noi siamo nate per rispondere.”

Neriah la guardava senza parlare. Le sue lacrime non erano fatte d’acqua, ma di luce che pulsa troppo in fretta.

Sapeva che aveva ragione.

Ma saperlo non bastava.

“E io?”sussurrò.

“Chi raccoglierà i miei frammenti, se tu diventi polvere?”

Mira si avvicinò.

Si toccarono. Nessuno lo vide, ma il cielo quel giorno rabbrividì.

“Tu non sarai mai sola. Quando sarò laggiù, sarò il sussurro che ti fa brillare quando dimentichi come si fa. Sarò nel respiro di chi sogna guardandoti. Sarò ovunque, Neriah. Ma più di tutto… sarò in te.”

La voce si fece un filo.

“E poi, lo sai: le stelle non cadono. Le stelle ritornano.”

Neriah provò a trattenerla, con tutta la luce che aveva ancora.

Ma non si trattengono le anime in volo.

Mira chiuse gli occhi.

Si lasciò andare.

Un lampo.

Un sussurro.

Un addio silenzioso.

E il cielo… si aprì in un taglio netto e meraviglioso.

Sulla Terra, qualcuno vide.

Una madre col suo bambino, una ragazza in lacrime, un vecchio con il cuore aperto.

Tutti, in quel momento, dissero:

“Guarda. È caduta una stella. Esprimi un desiderio.”

Ma Neriah non parlò.

Non pianse come fanno gli uomini.

Pianse come sanno fare solo le stelle.

Lasciò andare frammenti d’oro – la polvere di stelle – e li sparse nella scia di Mira, come un ultimo abbraccio.

E in ogni granello…

c’era un pezzo di amore.

Un pezzo di paura.

Un pezzo di lei.

Da quella notte, ogni desiderio esaudito ha un po’ del cuore di Mira.

Ogni sogno che prende coraggio… è un’eco della sua discesa.

E ogni stella che resta…

brilla un po’ più forte per tenere viva quella assenza.

Neriah c’è ancora, lassù.

Ma se guardi bene, non è mai sola.

Perché le stelle gemelle non si separano.

Si trasformano, si cercano in ogni cielo, si trovano nei sogni.

E quando la notte è limpida e tutto tace…

se osservi con abbastanza cuore, le vedrai.

Una, fissa e tremante.

L’altra…

in viaggio.

Ludovica Moltoni

DmU magazine

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