La solitudine: amica e nemica nei momenti più difficili della vita
Quante volte l’ho sentita nominare, ma senza capirne davvero il significato profondo, fino a quando sulla mia strada sono arrivati quegli ostacoli che tutti definiscono insormontabili.
Il primo è stato la diagnosi: carcinoma mammario infiltrante, a soli trent’anni. Una frase che ti cambia la vita. Paradossalmente, però, proprio grazie alla mia “bestiolina” ho scoperto anche un valore positivo che non avrei mai immaginato.
Quando la solitudine diventa un’alleata
La solitudine mi ha aiutata. È diventata un’amica silenziosa che, all’occorrenza, ti permette di ritrovare quel respiro calmo che avevi dimenticato.
All’inizio, non lo nego, ti senti sola, diversa da tutti gli altri malati. A te non doveva capitare. Perché proprio a te? Quanto era ingiusto.
Eppure mia nonna diceva sempre: la malattia è la cosa più democratica del mondo, non guarda in faccia nessuno: ricchi, poveri, grandi, piccoli e, a volte, neanche chi non è ancora nato.
Solo allora ho capito davvero il senso di quelle parole.
Intorno a me tutti si muovevano freneticamente: i miei genitori, preoccupati, cercavano di capire, di gestire, di mentire, di fare un milione di altre cose.
I miei amici, incapaci di dire qualcosa di sensato — perché, in effetti, parole sensate non esistono in questi casi — affollavano la mia stanza e il mio telefono.
L’affetto era immenso, ma a volte diventava troppo. E in quei momenti avrei voluto riavere accanto la mia amica solitudine.
Il silenzio che cura
Solo lei capiva i miei silenzi, la mia angoscia, il frastuono dei capelli che cadevano a grandi ciocche sul pavimento.
Solo lei mi dava la possibilità di razionalizzare e decidere che ci avrei provato davvero.
Seguendo scrupolosamente la terapia, ascoltando i medici, affidandomi agli infermieri, alle macchine che infondevano le cure.
Perché, alla fine, se non fosse andata, il problema della solitudine avrebbe riguardato chi sarebbe rimasto.
Brutto da dire. Duro da accettare. Ma tristemente reale.
E così sono ancora qui a raccontarla.
La solitudine della perdita
Poi c’è la solitudine devastante che resta in fondo al cuore.
Quella che non ti abbandonerà mai: la perdita dei genitori.
Complicati, incomprensibili, con cui hai combattuto per tutta la vita.
La solitudine di quella telefonata che non arriverà più.
La solitudine delle discussioni, dei silenzi, dei periodi in cui non parlavate, ma sapevi che c’erano.
E nulla potrà mai cancellare il senso di abbandono di una mancanza così grande.
Non esiste un modo giusto per affrontarla
Non c’è un modo giusto o sbagliato per definire la solitudine.
C’è solo il modo che ognuno di noi sceglie per affrontarla.
Io ho capito che le parlerò ogni giorno.
Sia all’amica che alla nemica.
E credo che tutti noi, prima o poi, la vedremo seduta accanto a noi.
La vita, del resto, è questa… no?
Ilaria Stefanini

complimenti 👏👏👏