La solitudine dei numeri primi: un romanzo che ci parla

La solitudine dei numeri primi: un romanzo che ci parla

In un mondo iper-connesso, sentirsi soli è il paradosso del secolo. Ma esiste una solitudine che non dipende dai follower o dai messaggi ricevuti: è quella solitudine esistenziale che Paolo Giordano ha cristallizzato magistralmente nel suo romanzo d’esordio, La solitudine dei numeri primi.

A distanza di anni dalla sua pubblicazione, la storia di Mattia e Alice continua a essere uno specchio in cui riflettersi. Ma cosa rende questo legame così speciale e, al tempo stesso, così doloroso?

I “numeri primi” nella vita vera

Nel linguaggio matematico, i numeri primi sono solitari per natura: divisibili solo per se stessi e per l’unità. Ma tra loro esistono i cosiddetti “primi gemelli”: coppie di numeri primi separati da un unico numero pari. Sono vicinissimi, quasi si toccano, ma non si incontrano mai davvero.

Mattia e Alice sono esattamente così. Due anime segnate da traumi infantili che li hanno resi “speciali” e, di conseguenza, isolati. Alice ha un copro segnato da un incidente sugli sci avvenuto quando era ancor auna bambina e ha un’anima fragile. Mattia vive con il senso di colpa per la scomparsa della sorella gemella.

La loro attrazione è magnetica, ma la loro incapacità di fondersi è ciò che rende il libro un ritratto brutale della condizione umana.

La solitudine è scudo e prigione

Spesso pensiamo alla solitudine come a una mancanza di persone. Giordano ci suggerisce invece che la solitudine è una scelta, una scelta di sopravvivenza.

Per i protagonisti, restare soli significa proteggersi dal giudizio degli altri e dal dolore di non essere compresi. Tuttavia, questa protezione diventa presto una prigione invisibile. L’articolo esplora tre temi chiave del romanzo che risuonano nella nostra quotidianità:

“I numeri primi sono solitari e sospettosi, e per questo sono così affascinanti.”

Perché leggere (o rileggere) questo romanzo oggi

Se volete una storia d’amore convenzionale, questo non è il libro adatto. Ma se cerccate una storia di verità, La solitudine dei numeri primi è un viaggio necessario.

In un’epoca di “perfezione social”, Giordano ci dà il permesso di essere imperfetti, asimmetrici e, sì, profondamente soli. Ci ricorda che essere un “numero primo” non è una condanna, ma un modo di stare al mondo che richiede una forza fuori dal comune.

Siamo tutti un po’ numeri primi

Forse la bellezza di questo romanzo risiede proprio nel farci sentire meno soli nella nostra solitudine. Sapere che esistono altri “numeri primi” là fuori, che lottano con le proprie asimmetrie, ci rende parte di una costellazione silenziosa ma bellissima.

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Paola Proietti

Classe '77, giornalista professionista dal 2008. Ho lavorato in radio, televisione e, vista l'età, anche per la vecchia carta stampata. Orgogliosamente romana, nel 2015 mi trasferisco, per amore, in Svizzera, a Ginevra, dove rivoluziono la mia vita e il mio lavoro. Mamma di due bambine, lotto costantemente con l'accento francese e scopro ogni giorno un pezzo di me, da vera multitasking expat.

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