Ladri di salute: l’inchiesta di Natasha Farinelli sulla sanità italiana

Ladri di salute: l’inchiesta di Natasha Farinelli sulla sanità italiana

“Ladri di salute è un titolo che non fa sconti a nessuno perché, chi ruba dignità, speranze, sogni, salute appunto, non può che chiamarsi ladro”

natasha farinelli

In un’epoca in cui il termine “cura” sembra svuotarsi di significato, ridotto a voce di bilancio o a slogan elettorale, emerge una voce che rompe il silenzio dei corridoi ospedalieri. Natasha Farinelli, volto noto di Fuori dal coro, debutta in libreria con un’inchiesta che è un pugno allo stomaco: “Ladri di salute” (Edizioni Il Timone, marzo 2026). Non è solo un libro, ma un atto d’accusa verso un sistema che, negli ultimi decenni, ha trasformato un diritto universale in un privilegio per pochi.

Un’opera che ci costringe a guardare l’abisso: la negazione stessa dell’assistenza come punto di partenza per una riflessione necessaria sulla nostra società.

Chi sono i “Ladri di Salute”?

Il titolo non lascia spazio a interpretazioni benevole. È una sentenza che scaturisce da anni passati sul campo, tra denunce televisive e testimonianze raccolte a telecamere spente. Secondo l’autrice, il furto non riguarda solo i fondi pubblici, ma l’essenza stessa dell’essere umano.

Nel corso delle mie inchieste per Fuori dal coro e durante la stesura di questo libro, mi racconta Natasha, ne ho incontrati molti di ladri: sono i dirigenti delle Asl che antepongono il budget aziendale al diritto alle cure, sono le amministrazioni che lasciano indietro i più fragili non garantendo assistenza e terapie, sono i professionisti sanitari che, spesso stremati da turni e mole di lavoro sempre più sfiancanti, perdono umanità e empatia. In generale, sono tutti coloro che, un pezzetto alla volta, negli ultimi decenni, hanno contribuito a smantellare il nostro Sistema sanitario nazionale, tagliando le spese destinate alla sanità. Ormai il diritto alla salute si è trasformato in lusso per pochi eletti. Allora, sono o no ladri?

Dagli schermi della tv alle pagine di un libro

Natasha Farinelli – Ladri di salute, Fuori dal Coro

Mentre il mezzo televisivo impone una velocità che spesso sacrifica la sfumatura, la scrittura ha permesso a Natasha Farinelli di “aver cura” delle storie incontrate, restituendo loro lo spessore che meritano. Un processo di immersione totale nel dolore altrui che ha trasformato l’inchiesta in un’esperienza umana totalizzante.

Sono riuscita a raccontare aspetti intimi e speciali delle persone presenti in questo libro. Come correttamente dici, la televisione deve essere immediata, veloce, fruibile da tutti in modo molto semplice. Spesso non puoi ‘perderti’ dietro ad aspetti che potrebbero sembrare ‘secondari’. Questo libro mi ha permesso di entrare in confidenza, lasciandomi travolgere da testimonianze e dettagli, emozioni e ricordi. Ho parlato per ore, giorni, mesi con i protagonisti del mio libro e sono riuscita, se possibile, a vivere con più intensità il loro dolore, la loro battaglia.

Le liste d’attesa: il muro dell’illegalità

Il cuore del libro affronta quella che è diventata la piaga più visibile della malasanità italiana: l’impossibilità di accedere alle cure in tempi certi. I dati del 2024 e 2025 parlano chiaro: la spesa “out of pocket” delle famiglie è schizzata oltre i 40 miliardi di euro, mentre chi non ha disponibilità economica semplicemente smette di curarsi.

Nel libro affronto tanti differenti aspetti di un sistema che spesso lascia indietro i più fragili. C’è però un tema che più di altri, mi ha fatto capire che la battaglia per il diritto alla salute riguarda tutti noi, ed è quello delle liste d’attesa. Quanti hanno provato a prenotare una visita importante e, pur avendo una priorità, si sono sentiti dire che non c’era posto? Illegale, ovviamente. Quante persone rinunciano a curarsi perché non hanno le disponibilità per ricorrere al privato? In Italia 6 milioni di persone hanno rinunciato a curarsi, ciò significa che sono stati traditi i principi fondanti di universalismo, uguaglianza ed equità.

L’autrice sceglie consapevolmente di non farsi scudo dei numeri, ma di usarli solo come cornice per un quadro molto più drammatico fatto di carne e ossa.

Odio i numeri, li ho sempre odiati, capisco però che questo può rendere tutto più immediato restituendo la fotografia di un fenomeno che, proprio attraverso i dati, appare allarmante. Ho fatto una scelta differente: ho voluto privilegiare le persone. Non possiamo dimenticare che dietro ai numeri ci sono dolori, battaglie, paure, senso di impotenza.

L’invisibilità dei fragili

C’è un filo rosso che lega i ladri di oggi alla solitudine di chi resta indietro: l’invisibilità. Chi è fragile non ha solo perso la salute, ha perso la voce, schiacciato da una burocrazia che risponde con l’inganno pur di non ammettere il proprio fallimento.

I più fragili sono spesso invisibili. Non solo non hanno diritti, ma non hanno voce. Da qui nasce il senso di impotenza di cui parlavo sopra. Queste persone non si sentono ascoltate, non sono ascoltate: vengono sbattute da uno sportello all’altro, tra corridoi e file interminabili. Una fatica che, il più delle volte, non porta a nulla, le loro domande restano inevase. E se ti rispondono spesso ti riempiono di balle: se dicessero a tutti la verità, l’intero sistema crollerebbe.

Questa mancanza di empatia pesa come un macigno sulla vita quotidiana dei pazienti, trasformati in pratiche amministrative.

I diritti negati ormai sono talmente normalizzati che non c’è tatto, né rispetto: è così e basta! Sei spesso trattato come un numero, non c’è umanità, non c’è empatia.

Il libro di Natasha Farinelli mette in luce anche le “ombre” della nostra società: dai bambini autistici senza terapie agli anziani abbandonati.

I più fragili restano ai margini della società e questo è un dato di fatto. Ma in questo libro parliamo del sacrosanto diritto alla salute e quindi alla vita. Non ci si può voltare dall’altra parte di fronte ad una mamma in lacrime che chiede solamente di veder riconosciute le terapie riabilitative per il proprio bimbo affetto da autismo, non si può fingere che non esistano persone che convivono con la sclerosi multipla e hanno il diritto ad un’assistenza costante, anziani dimenticati, caregiver abbandonati senza alcun aiuto. Sono ombre, quasi non esistono e spesso sono socialmente ai margini. Anche perché, in condizioni particolari come le loro, appare difficile una vita sociale. Questo è un altro aspetto su cui bisognerebbe lavorare molto.

A compensare i vuoti lasciati dallo Stato, troviamo i caregiver, un esercito silenzioso che lavora nell’ombra producendo una ricchezza che le statistiche faticano a catturare.

Stiamo parlando, mi spiega nel dettaglio Natasha, di un esercito silenzioso di formichine operaie, che con il loro impegno sorreggono il welfare italiano. Il valore del lavoro di cura non retribuito è equivalente a circa il 26% del Pil nazionale. Oltre 60mila ore dedicate alla cura dei figli e dei parenti anziani. Un carico sostenuto per il 71% dalle donne.

Ladri di Salute – Natasha Farinelli

Scrivere questo libro non è stato un esercizio di stile, ma un percorso di crescita che ha cambiato radicalmente la prospettiva dell’autrice.

Conoscere il dolore ti cambia sempre. Cambia il modo di percepire le priorità, di affrontare le piccole/grandi sfide quotidiane. Tutte le persone che ho incontrato hanno lasciato un segno, mi hanno insegnato qualcosa. Non è stato facile, ma sicuramente umanamente mi ha permesso di crescere.

L’indignazione come cura

L’appello finale di Ladri di salute è un invito all’indignazione collettiva. Perché se è vero che il sistema è sotto attacco, è altrettanto vero che l’Italia vanta ancora eccellenze umane e professionali in grado di fare la differenza. Ma la cura non può dipendere dalla fortuna o dal portafoglio: deve tornare a essere un diritto universale.

Questo libro si conclude con una storia molto personale. Volevo lasciare al lettore una riflessione profonda sul diritto alla vita e sulle grandi eccellenze mediche che abbiamo nel nostro Paese, capaci di compiere imprese incredibili. Io ci credo e voglio crederci nella parola ‘cura’, ma appare assolutamente evidente non essere più un diritto riconosciuto a tutti e per questo, sì, dovremmo indignarci.

Ladri di salute ci ricorda che restare indifferenti significa essere complici del furto. Aver cura, invece, oggi, significa anche avere il coraggio di denunciare. Senza voltarsi dall’altra parte.

#CaparbiamenteSognatrice

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Elisabetta Mazzeo

Elisabetta, classe 1981. Ogni 18 anni un cambiamento. Prima la Calabria, poi Roma, ora Zurigo. Domani chissà. La mia sfida quotidiana? Riuscire nell’impresa di essere contemporaneamente mamma, moglie, giornalista, scrittrice e ora anche blogger. Ore di sonno: poche. Idee: tante. Entusiasta, curiosa, caparbia, sognatrice. Scrivere è un’esigenza. Una lunga gavetta nei quotidiani e nelle tv locali, poi l'approdo come inviata di Sport Mediaset. Non ho dubbi: il mio è il mestiere più bello del mondo. Una passione prima che un lavoro. Oggi ricopro l'inedito ruolo di vicedirettore a distanza di Retesole, l’emittente che mi ha visto crescere umanamente e professionalmente. Divoro libri e due li ho anche scritti, mi nutro di storie di sport, ma non solo. Scatto e colleziono foto, mi alleno quanto basta per non sentirmi in colpa e in compenso macino chilometri armata di scarpe da ginnastica e passeggino. L'arrivo delle mie due figlie ha rimodulato le priorità della mia vita. E adesso è con loro e per loro che continuo a mettere le mie passioni in campo. #CaparbiamenteSognatrice

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