Aborto, un vessillo sulla pelle delle donne

Aborto, un vessillo sulla pelle delle donne

C’è chi vi vorrebbe far credere che l’aborto sia un gioco da ragazzi e che le donne lo affrontino in maniera sconsiderata, quasi fosse un passaggio dal parrucchiere, per cambiare il taglio dei capelli. 

Beh non è mai così’, quale che sia la situazione (naturale o indotta) l’aborto non è mai una passeggiata di salute, anche per quelle donne che hanno, magari, remore minori, perché lo sguardo della società è sempre là pronto a decidere per loro. A dire che sono persone sbagliate, come se poi la procreazione avvenisse davvero per spirito divino e non si fosse in due…

Ringrazio il destino di non essermi trovata davanti ad una situazione tanto complessa,in maniera diretta, su cui in tanti pensano di sapere tutto e invece non sanno proprio niente, ma continuano a fare affermazioni e a legiferare perché ‘loro conoscono’ la soluzione migliore. 

Mi è capitato una volta, purtroppo, di vivere da vicino il dramma di una persona cara, il malessere fisico e mentale che l’ha perseguitata prima e dopo: ferite che ancora dopo anni fatico a rimarginare io, provate quindi solo ad immaginare cosa possa significare per chi lo vive direttamente.

L’aborto non è mai la strada più facile

Nessuno affronta l’aborto con leggerezza, ma sono tanti i motivi che purtroppo portano le donne a dover prendere una strada piena dolore. In primis perché quel figlio rischierebbe di non aver futuro: per motivi economici, personali e di stabilità psico-fisica del genitore (possibilità, violenza, etc). 

Dimentichiamo che per dare futuro ad un figlio, ci vuole prima di tutto una stabilità di coloro che lo devono crescere, perché poi nel mondo purtroppo ne vediamo fin troppe di storie che finiscono male, ma preferiamo velarci gli occhi, piuttosto che guardare in faccia la realtà.

Questo non significa che l’aborto debba diventare una scappatoia alla mancanza di responsabilità personale, che poi anche qui il problema è molto più grande di quello che possiamo pensare, ma dev’essere garantito e, per quanto possibile, il meno traumatico possibile, soprattutto in un paese laico come il nostro. 

Non serve tornare al tempo delle streghe, perché poi sappiamo bene che il rischio non è quello d’impedire una determinata pratica, ma di mettere a rischio la salute di chi ne è coinvolto, inviandolo magari verso le braccia di persone che operano in maniera fraudolenta. 

Aborto farmacologico, il passo indietro dell’Umbria

Una riflessione nata, purtroppo, dalla scelta dell’Umbria di fare un nuovo passo indietro nella gestione dell’accesso aborto. Riportando quello famacologico all’interno della struttura ospedaliera con obbligo di degenza di tre giorni. Una decisione fatta passare come ‘tutelante per le donne’, ma che di fatto toglie un diritto acquisito. Una presa di posizione che va contro le linee dettate della Società italiana ginecologi ed ostetrici (SIGO) lo scorso 8 aprile.

La decisione della SIGO era giunta non solo per essere al passo con gli altri paesi europei, ma anche per non ingolfare il sistema ospedaliero. Un atto quasi ‘dovuto’ in un periodo complicato come quello che stiamo vivendo.

Ovviamente la scelta della giunta Tesei non è passata inosservata ed è stata già lanciata una petizione per far in modo che l’opzione venga rivista. Dall’altra parte ci potrebbero anche essere ulteriori sviluppi a livello politico, visto l’annuncio fatto dal ministro Speranza e la controrisposta della Tesei. Elementi che potrebbero far rivedere il caso, riportando le cose all’origine.

Rimane però il problema di principio, quello su cui bisogna riflettere e far riflettere. Un tema delicato come quello dell’aborto, merita prima di tutto rispetto. Non può diventare un vessillo vuoto per fini personali o un dazio da pagare senza una reale concretezza, perché il dolore va tutelato.

La scelta di Silvia – Andrea Miro’

Ma siamo ancora tutte qui
Già trasformate un po’
E siamo sole insieme qui
E non mi scorderò
Di quanta vita resta qui
Lungo i silenzi di una camera…

distantimaunite

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