La nostra società che cambia: chi ha paura dei robot?

La nostra società che cambia: chi ha paura dei robot?

Si chiama Tiffany Marie Brissette l’attrice che negli anni ‘80 e ‘90 vestiva i panni della ragazzina robot Super Vicki. Tiffany che interpretava l’invenzione del capofamiglia Lawson, dopo questa esperienza non ha proseguito nel mondo dello spettacolo, ma è diventata infermiera!

Vicki era un robot/bambina di circa 10 anni, progettato e costruito nel tentativo di assistere i bambini portatori di handicap. Questo è solo uno degli esempi che fa venire in mente quanto alcune delle fantasie più famose dei registi si stiano avverando oggi grazie all’avanzamento tecnologico, agli studi sull’intelligenza artificiale e alla robotica.

Quando si usa la parola Robot non facciamo più riferimento a tutte quelle fantastiche macchine utilizzate soprattutto dalle brave massaie in cucina. Oggi quando pronunciamo quella parola pensiamo di più all’esempio sopracitato.

Sono di questi giorni le notizie dell’aumento d’impiego di robot in alcune attività commerciali, ma se approfondiamo, invece di pensare subito “ah ecco, rubano il lavoro agli esseri umani”, non  mi pare che sia poi così tanto negativo:  “robot camerieri” nei ristoranti, tendenza che è aumentata a causa della pandemia di Coronavirus aiutato i clienti a placare i loro timori legati all’infezione di Covid-19, infatti dopo che i clienti hanno effettuato il loro ordine via smartphone, gli chef robotici si attivano prontamente per consegnargli il pasto. Oppure pensiamo al più famoso robot umanoide NAO 6 che pare stia imparando a riconoscere le emozioni… nato per aiutare i bambini affetti da autismo…

Invece un team di ricercatori della Carnegie Mellon University ha sviluppato un automa con capacità “prensili” che riesce a visualizzare anche gli oggetti fatti di materiale trasparente, grazie al machine learning associato all’utilizzo di fotocamere e fotocellule all’avanguardia.

Ma siccome siamo esseri umani e oltre la ricerca e l’entusiasmo c’è di più, se la filmografia è avanguardista, la bibliografia lo è un po’ meno: questi infatti puntano i riflettori sulle conseguenze sociali, etiche e morali.

Se volete farvi una vostra opinione, non posso non consigliare di seguire Laurence Devillers, docente di Intelligenza Artificiale ed etica all’Università Parigi-Sorbona dal 2011, che qualche tempo fa per l’uscita del suo libro “Les robots émotionnels” ha dichiarato: «Costruiremo una relazione affettuosa con i robot. […] Ciò che spero è che sperimentando e demistificando queste macchine, arriveremo a capire che ciò che creiamo con loro non è dello stesso ordine delle relazioni con gli umani. Stiamo entrando in un’era di relazioni indissolubili tra uomo e macchina. Sempre più, instaureremo con loro un rapporto di fiducia e affetto in cui la separazione tra vero e artefatto, così chiara oggi, diventerà sempre più sfocata.» (cit. fonte https://www.tdg.ch/nous-allons-tisser-avec-les-robots-une-relation-daffection-554065037506)

Angela Tassone

Esperta di Comunicazione e Marketing. Componente della FERPI - Federazione delle Relazioni Pubbliche italiana. Socievole e inconsapevole accentratrice, cerca di indirizzare al meglio le proprie energie. E anche se ha imparato che nella vita le cose non si possono mai considerare definitive, il suo amore per la scrittura e i media non passerà mai.

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