Ostetrica e futura mamma: una “relazione a due”

Ostetrica e futura mamma: una “relazione a due”

Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, dietro a una futura mamma serena c’è un’ostetrica capace di trasformarsi in angelo custode. 

futura mamma

Mai, prima di affrontare il parto, avrei potuto immaginare quanto sarebbe stata fondamentale questa inaspettata “relazione a due” tra ostetrica e futura mamma. E se in alcuni casi la fiducia tra le parti in causa nasce e si alimenta nei mesi della gravidanza, la mia personale esperienza racconta di un rapporto speciale “esploso” nel momento del travaglio. Ricorderò sempre il suo sguardo di comprensione totale, la sua stretta di mano forte e sicura e la sua voce calma e tranquilla. Ma soprattutto non dimenticherò la sua capacità di capire che ad un certo punto avevo semplicemente bisogno di rimanere sola. Sì. Sola. Al buio. Chiusa nella stanza. Per recuperare energie. Per dialogare con il dolore e riemergere forte e determinata a dare quelle spinte finali che mi avrebbe regalato, finalmente, la gioia più grande della mia vita. 

E se oggi di quei momenti porto sulla mia pelle la sensazione più pura della Felicità, è anche grazie a quella piccola grande donna che ha saputo guidarmi e sostenermi in quelle lunghe ore trascorse sul filo della follia.

Ore in cui si è manifestata la forza senza limiti di una donna che diventa madre. Momenti in cui, con quel briciolo di lucidità a propria disposizione, bisogna avere il coraggio di affidarsi. Soprattutto nel caso di un parto naturale. In cui la figura dell’ostetrica gioca, anche a livello psicologico, un ruolo a volte addirittura più importante di quello del ginecologo. 

L’intervista all’ostetrica Marina Innecco

Marina è stata la mia “assistente al parto”.

Quel giorno Fabiola, l’ostetrica che avevo conosciuto durante il corso di preparazione non era di turno. E nonostante mi avesse sostenuto tutta la notte tramite messaggi e note audio, fisicamente non poteva essere lì accanto a me. E io avevo paura. Mi mancava un punto di riferimento.

Poi ho incrociato lo sguardo di Marina e ho capito subito che potevo fidarmi e affidarmi a lei.

Marina Innecco

A lei il compito di raccontarci attraverso questa lunga intervista, le caratteristiche della “relazione a due” tra ostetrica e futura mamma.

E’ arrivato il momento del parto. Arriva in clinica o in ospedale una donna in pieno stato confusionale, dolorante. Avrai vissuto tante volte questa scena. Che ruolo gioca in quel momento il ruolo dell’ostetrica?

Capita spesso di trovarsi di fronte donne spaventate, credo che il più delle volte capiti quando la donna non ha avuto modo di frequentare un corso di accompagnamento alla nascita e quindi non ha piena consapevolezza di quello che sta per vivere. Diventa disorientante anche un “episodio” non previsto, come potrebbe essere, per esempio, la rottura intempestiva del sacco amniotico, perché va ad inficiare le aspettative di parto che ogni donna si crea inevitabilmente.

Quando succede ciò il mio impegno è quello di far vedere alla donna che sono lì con lei, che mi sto concentrando su di lei, che mi sto prendendo cura di lei e della sua famiglia tenendo conto di tutte le sue esigenze fisiche ed emotive. In quel momento donna e ostetrica condividono la stessa mission, ossia la nascita di un neonato sano e la nascita di una mamma altrettanto sana che abbia ricordo nel tempo di un parto positivo. In questa stretta collaborazione la donna non si sente sola e riesce quindi finalmente a cogliere gli stimoli calmanti e rilassanti che gradualmente aprono la strada al bambino.

Tra l’ostetrica e la futura mamma si creare un rapporto speciale. In alcuni casi destinato a durare nel tempo. Come si prepara un’ostetrica a gestire l’aspetto psicologico di una donna al momento del parto?

Se si è avuti la fortuna di seguire e accompagnare la donna durante i mesi di gravidanza in un percorso di incontri programmati, si è già compreso, o in parte, la personalità di quella donna, il suo stile di vita, le sue abitudini, le sue aspettative e le sue priorità; quindi rispettare tutte le sue esigenze è più facile perché si è preparati. La storia personale di ogni donna determina come arriva al parto, di conseguenza l’ostetrica riesce a mettere in atto strategie di comunicazione e di ascolto che si cuciono bene sulla donna instaurando e mantenendo un clima favorevole e positivo. Quando il primo incontro, invece, avviene al parto la parola chiave resta l’empatia (capacità indispensabile in questa professione in ogni momento) centrando cioè l’attenzione sulla donna e cercando di comprendere realmente quello viene espresso.

Pavimento pelvico, respirazione, posizioni. Qualche consiglio utile alle mamme in attesa, pur nella consapevolezza che poi “la pratica è tutta un’altra cosa”?

È vero sì: la pratica è tutta un’altra cosa! ma in gravidanza, vista la maggiore inclinazione al cambiamento, è più facile cambiare atteggiamento rispetto a tante situazioni e creare quindi buone abitudini che ritornano utili in travaglio e al momento del parto. Tra queste buone abitudini penso al movimento che in gravidanza restituisce e migliora il benessere psicofisico che viene un po’ minato dai cambiamenti fisiologici della gravidanza stessa, prepara all’intenso lavoro fisico che si dovrà affrontare e rafforza il corpo in vista del parto; in travaglio e al parto, il corpo ricorda ciò che ha fatto i mesi precedenti e ne trarrà beneficio.

In gravidanza poi si “può imparare a respirare bene”. La respirazione è un elemento importantissimo per una buona salute e per il potenziamento dell’energia ed è un ottimo strumento da usare durante il travaglio e il parto per controllare il dolore e per beneficiare dell’effetto benefico delle famose endorfine.

Quando e come hai capito che volevi diventare un’ostetrica?

In realtà ricordo di non avere chiaro cosa volessi diventare, ma alla domanda cosa vuoi fare da grande mi sono sempre immaginata in ospedale e indossare una divisa. Poi l’estate dopo la maturità è stata determinante, ho capito che volevo indossare questa divisa. Mi sono lasciata trascinare dalle mie sensazioni e mi sono iscritta al test d’ ingresso; da lì è iniziato tutto. Mi sono fidata di me stessa…e ho fatto bene!

Tante donne hanno paura del parto naturale e non a caso in tante scelgono, al di là dell’opportunità del momento, di programmare un cesareo. Naturale sì perché?

Naturale sì perché, a meno che non ci sia un’indicazione medica, è così che si nasce! Ogni donna ha le risorse e le potenzialità per partorire spontaneamente, se non ci crede bisogna solo aiutarla per farle prendere consapevolezza di ciò. Perché ricorrere ad un intervento chirurgico per la sola paura di vivere una cosa che non si è ancora vissuta e che quindi non si conosce? Ci si sentirà sempre impreparati a vivere cose nuove, basta viverle per prepararsi!

Credo il parto trasformi la donna; la donna in quel momento affronta uno sforzo, un lavoro alla pari di nessun’altra attività o prestazione che la porta a superare i propri limiti potenziandone la forza personale e questo determina in lei una crescita necessaria per poter essere genitore e guida ad un figlio (questa bella frase non è mia ma di Verena Schmid, ostetrica di cui ho letto molti libri). Quindi perché sprecare questa importante occasione di crescita e realizzazione personale?

C’è stato un momento in cui non ti sei sentita all’altezza del tuo ruolo?

D’istinto mi viene da pensare a quando durante i primi giorni di tirocinio in sala parto, proprio non ce la facevo ad assistere, le situazioni mi prendevano troppo; non riuscivo a non farmi coinvolgere emotivamente e tutto ciò aveva delle ripercussioni anche sul mio benessere psicofisico. Quindi più che del mio ruolo non mi sentivo all’altezza dell’idea che mi ero fatta di me e di quello che, ormai ne ero certa, volessi diventare. Ho fatto un bel lavoro su me stessa (ne sono fiera)…e ho superato con tutta la mia volontà il limite di quel momento.

E un momento invece in chi hai sentito di avere un ruolo importante e decisivo?

Sento di avere un ruolo importante tutte le volte che mi rapporto con una donna, con un neonato, con una famiglia. Tutte le volte che mi viene permesso di entrare nell’intimità più vera e profonda di una persona.

Qual è il momento più emozionante del tuo lavoro?

Il momento più emozionante? Le ultime spinte, la nascita, adrenalina allo stato puro!

Il ruolo dell’ostetrica inizia prima del parto e può finire anche dopo, con consigli sull’allattamento, lo svezzamento ecc?

Si, così come recita il Codice Deontologico dell’Ostetrica, “l’ostetrica promuove e si impegna a garantire la continuità assistenziale accompagnando e prendendosi cura della donna, della coppia, del nascituro durante la gravidanza, il travaglio, il parto e il puerperio, al fine di garantire una salute globale degli assistiti”. Quindi il rapporto con l’ostetrica nasce con i corsi preparazione alla nascita (per mamma e papà), si intensifica nell’ assistenza al parto fisiologico in ospedale, in clinica, a casa, in casa maternità. Continua con l’assistenza al puerperio a casa occupandosi di allattamento e prosegue poi, restando un punto di riferimento, anche quando il bambino crescerà per tutte le questioni che riguardano lo svezzamento, gli sviluppi dell’infanzia ma anche dell’adolescenza (l’ostetrica si occupa anche di educazione sessuale nelle scuole), ma anche per tutte le altre questioni femminili.

La depressione “post partum”. Come rendersi conto di averla e come affrontarla?

Innanzitutto non bisogna confondere la depressione post partum con i tipici stravolgimenti dell’umore che avvengono fisiologicamente dopo il parto e che riguardano la grande maggioranza delle donne. Questo tipico stato emotivo che ricade sotto il nome di il maternity blues è caratterizzato da tristezza e affaticamento nei primi giorni dopo il parto. Crisi di pianto e sbalzi d’umore sono attribuibili al grande cambiamento, alla ripresa fisica dopo il parto, all’adattamento alla nuova situazione. Questa situazione di solito dura pochi giorni e tende a diminuire spontaneamente. È importante che la neo mamma possa sentirsi libera di piangere tutte le volte che vuole e farlo, se si può, con persone che sappiano “stare vicino”. 

La depressione post partum, invece, è una sindrome fortunatamente meno frequente in cui le difficoltà persistono nel tempo rimanendo invariate. È caratterizzata da incapacità a gestire la vita quotidiana e senso di inadeguatezza, timore di far male al bambino, estrema stanchezza e tristezza. Tutto ciò accompagnato a una trascuratezza verso sé stesse. Cosa fare in questo caso? Evitare l’isolamento e chiedere aiuto a persone vicine, all’ostetrica di riferimento, al consultorio. Contatti che consentono l’accesso a servizi socio-sanitari specifici per interventi mirati che si adattano ai bisogni di ciascuna famiglia.

“Il compito dell’ostetrica è delicatissimo, esso richiede abilità e acuta intelligenza. La bravura dell’ostetrica non consiste solo nel provvedere a rimuovere sollecitamente gli ostacoli, ma nel prevenire che gli ostacoli insorgano”

Aristotele

Per ogni futura mamma l’invito è chiaro: affidatevi ad una buona ostetrica e sarete già a metà dell’opera!

Elisabetta Mazzeo

Elisabetta, classe 1981. Ogni 18 anni un cambiamento. Prima la Calabria, poi Roma, ora Zurigo. Domani chissà. La mia sfida quotidiana? Riuscire nell’impresa di essere contemporaneamente mamma, moglie, giornalista, scrittrice e ora anche blogger. Ore di sonno: poche. Idee: tante. Entusiasta, curiosa, caparbia, sognatrice. Scrivere è un’esigenza. Una lunga gavetta nei quotidiani e nelle tv locali, poi l'approdo come inviata di Sport Mediaset. Non ho dubbi: il mio è il mestiere più bello del mondo. Una passione prima che un lavoro. Oggi ricopro l'inedito ruolo di vicedirettore a distanza di Retesole, l’emittente che mi ha visto crescere umanamente e professionalmente. Divoro libri e due li ho anche scritti, mi nutro di storie di sport, ma non solo. Scatto e colleziono foto, mi alleno quanto basta per non sentirmi in colpa e in compenso macino chilometri armata di scarpe da ginnastica e passeggino. L'arrivo delle mie due figlie ha rimodulato le priorità della mia vita. E adesso è con loro e per loro che continuo a mettere le mie passioni in campo. #CaparbiamenteSognatrice

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