“Casa” ti amo e ti odio: il nuovo senso dell’abitare

Pubblicato da Angela Tassone il

E se, a settembre, dovessimo affrontare un nuovo lockdown?

Sento già i lamenti e le urla strazianti di ognuno di voi! Si, perché l’aumento di contagi e la diminuzione della vendita e dell’uso delle mascherine fanno stare in allerta Governo ed esperti.

Il Ministro della Salute Roberto Speranza tuona: “Il rischio di nuove chiusure nelle zone dove ci sono e dove si svilupperanno focolai c’è, perché il rischio zero purtroppo non esiste. Gli italiani in questi mesi sono stati straordinari, hanno avuto comportamenti molto corretti: dobbiamo continuare su questa strada. Se dovessimo renderci conto che c’è bisogno di interventi ancora più duri in alcune aree lo faremo senza tentennamenti”.

Quindi l’ipotesi del ritorno alla vita tra le mura domestiche: casa ti amo e ti odio!

La quarantena ci ha obbligati a rivedere il nostro rapporto con gli individui con i quali condividevamo la stessa abitazione, ma anche con l’esterno e gli inquilini degli altri appartamenti: quegli esseri sconosciuti che si radunano di solito solo nell’assemblee condominiali.

Al netto di tutti gli episodi negativi che la costrizione ha provocato, qualcosa di positivo c’è: in molti casi è aumentata la solidarietà tra condòmini…

Quanti di voi hanno conosciuto quell’inquilino del terzo piano mai incontrato o si sono ritrovati ad aiutare quella coppia di anziani in difficoltà che poi ci hanno ricambiato raccontandoci la loro vita, condividendo ciò che possono anche nel post-coronavirus?

A questi piccoli esempi, seguono alcuni più importanti: in molte città d’Italia sono nati i condomini sociali (social housing) e i condomini solidali (cohousing). Sono soluzioni abitative molto in uso nei paesi del Nordeuropa, ma anche nel nostro Paese stanno prendendo piede.

I primi sono quelli che vengono ceduti a persone appartenenti alle fasce più vulnerabili della società che non possono permettersi di pagare l’affitto di una casa a prezzi di mercato o che sono in emergenza socio-sanitaria, anziani o coloro senza fissa dimora.

Mentre nei condomini solidali si vive in unità abitative private, ma con spazi destinati all’utilizzo di tutti: sale riunioni, sale giochi, cucine, lavanderie, laboratori, giardini… altre volte possono esserci addirittura asili nido, palestre, biblioteche, ecc… ecc…

L’aspetto solidale si esprime nel momento in cui gli inquilini devono a turno occuparsi di servizi utili per tutta la comunità: babysitting, spesa settimanale, attività di giardinaggio e alla manutenzione ordinaria degli edifici.

Questo nuovo senso dell’abitare, potrebbe essere una svolta significativa e più incisiva verso uno stile di vita qualitativamente più alto, volto davvero all’ecosostenibilità, in cui il singolo comprenda l’importanza della propria azione per il mantenimento di un bene comune e condiviso.


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