Storie da raccontare/2: Il dubbio

Storie da raccontare/2: Il dubbio

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Canzone consigliata per l’ascolto: Dream On – Depeche Mode

Ho poco più di vent’anni e guido una Opel Corsa blu che profuma di nuovo. È frutto di un baratto: ho scambiato la mia Smart, amore e condanna di una vita, con questo polmone che arranca lungo la via del Mare, nel tentativo di riportarmi a casa.

Il frontalino della radio, enorme e invadente come non ne faranno più, illuminato di un giallo paglierino, mi proietta ombre in faccia, rendendo, se mai fosse possibile, la mia espressione corrucciata ancora più teatrale.

Perché ho dato retta a mia madre? Non posso crederci: il sangue del mio sangue, complice del venditore. Mi hanno raggirato, maledetti! Parlando di pericoli in curva e sicurezza in fase di sorpasso. Insinuando scarse capacità automobilistiche, regalando un navigatore con lo schermo grosso come un televisore LCD. Se avessi saputo che di lì a qualche anno, chiunque avrebbe potuto accedere a Google Maps semplicemente attraverso lo Smartphone, avrei lasciato il salone ridendo. E, invece, no. Mi sono lasciato ingannare e ora non posso far altro che darmi del coglione.

Rallentando per evitare l’ennesimo autovelox, mi faccio un giuramento: in futuro non darò più credito a nessuno. Soprattutto se questo qualcuno ha l’appoggio incondizionato di mia madre.

E’ stato forse quello il momento, in cui la mia fiducia verso il prossimo ha cominciato a vacillare? No. Questa assoluta mancanza di stima nei confronti dell’umanità viene da molto lontano. Esattamente dall’istante in cui il piccolo Gabriele allarga le braccia per essere preso in braccio e una voce gli risponde: se lo faccio mi scoppia il cuore.

Amore uguale a dolore.

Ma come cazzo si fa a crescere normali?

Come cazzo potevo mai immaginare di costruire relazioni sane, avendo questo tipo di basi, di esempi?

Oh, intendiamoci: non esiste un manuale da studiare per diventare il genitore perfetto. Ma da questo a sbagliare ogni scelta possibile, ce ne passa…

Comunque la testa mi scoppia, il mio cervello non esiste più: è un vespaio ricolmo di interrogativi. Ho tante domande e il tempo giusto, prima di tornare a casa, per contarle tra le dita e uscirne senza una soluzione. Un giro di pensieri senza senso che finisce per renderti più stanco. E forse solo un pochino più triste.

Di anni ne sono passati: ho cambiato itinerari, percorsi e tragitti. Solo gli interrogativi sono rimasti gli stessi. E non ho più notti e strade per analizzarli come facevo un tempo.

Ognuno di noi ha un suo destino. Dei talenti, delle qualità. Dei compagni che ci seguono per sempre senza lasciarci mai. Nel bene e nel male.

Anche io ho un amico fedele.

Il dubbio.

Gabriele Ziantoni #DisperatamenteMalinconico

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Gabriele Ziantoni

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