Anche i ricchi piangono

Pubblicato da Anna Piccolomini il

Dopo quello che è successo a Chrissy Teigen, anche l’attrice Kate Beckinsale pubblica un post per sostenerla . John Legend e Chrissy Teigen hanno infatti perso il loro terzogenito. Questo annuncio lo ha dato la modella stessa il primo ottobre scorso, con foto molto intime a seguito. Questo ha diviso un pó i suoi lettori e non solo.L’attrice Kate Beckinsale, 47 anni, ha condiviso con grande empatia la sua esperienza di aborto a venti settimane di gravidanza. Ciò che l’attrice racconta è di non aver potuto condividere il suo dolore e quindi di aver vissuto in modo ancor più forte e crudele la sua perdita.Voi cosa ne pensate? Condividere aspetti cosi personali della nostra vita ci aiuta davvero a vivere meglio una perdita cosi grande?

Aborto Spontaneo

L’aborto spontaneo è un evento che colpisce circa una donna in gravidanza su cinque (dal 15% al 30% delle gravidanze, secondo le diverse statistiche). In particolare, secondo i dati ISTAT, nel nostro paese avvengono circa 70.000 casi di aborti spontanei l’anno, con una frequenza più alta nelle donne oltre i 40 anni di età. Forse proprio l’alta frequenza di questo evento ha portato alla sua totale banalizzazione. L’aborto è diventato un non-lutto, i bisogni psicologici delle donne colpite “un’esagerazione”. Molte donne, dopo la diagnosi di aborto in atto o aborto ritenuto, dicono di essere lasciate a loro stesse, di essere rimproverate per le loro lacrime, di non trovare risposte alle loro domande, sia di natura medica che psicologica. Secondo i risultati di uno studio pubblicato online il 13 dicembre 2019, nell’American Journal of Obstetrics and Gynecology (AJOG), condotto su 537 donne colpite da aborto spontaneo di cui 116 con gravidanza extrauterina, i sintomi di stress post-traumatico sono presenti in quasi un terzo delle donne dopo un mese e persistono fino a quasi il 20% anche dopo 9 mesi dalla perdita. A sostegno di questa tesi,anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato la necessità di offrire sostegno adeguato a tutte le donne con un esperienza di perdita perinatale. Compresa la perdita precoce.

Secondo me

Personalmente credo che se la condivisione aiuta ad elaborare il trauma, non va condannato. Posso decidere di condividerlo con una mamma, una psicologa o sul mio profilo instagram. Di certo la persona che ti ascolterà o leggerà potrà giudicarti ma anche scriverti in privato che ha vissuto la tua stessa brutta esperiena e forse lei sarà la tua spalla su cui piangere e sfogarti. Posso forse solo permettermi di dire che le immagini private le terrei private. Molto spesso ho visto su instagram le bare aperte e i piccoli angeli che vi riposavano. Questi si mi ha messo la pelle d’oca. Per me è troppo. Voi cosa ne pensate? Non credet che nonostante famosi anche loro sono delle persone?! Che colta dal dolore e dallo sconforto ha deciso di informare chi la seguiva in tutti gli step di quella gravidanza arrivata tragicamente a una fine.?!L’empatia che tanto cerchiamo di far nascere nei nostri figli e forse scomparsa rimpiazzata dalla cattiveria, dal giudizio negativo “sempre e comunque”?! Forse proprio il fatto di condividere qualcosa di così personale con milioni di sconosciuti dimostra una grande solitudine. È cosi difficile tendere la mano a chi ci chiede aiuto? E se ci trovassimo loro nella loro situazione cosa faremmo?


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