Grande fratello Vip: Aldo Montano vs Alex Belli. Quando il gioco non piace più

Grande fratello Vip: Aldo Montano vs Alex Belli. Quando il gioco non piace più

“E’ il Grande Fratello, bellezza”!

C’è il gioco dello sport. E poi c’è il gioco della tv.

Il desiderio che anima i protagonisti è lo stesso: il successo. 

La sceneggiatura totalmente diversa.

Da una parte regole e valori. Allenamenti, sacrifici, sudore.

Dall’altra, recitazione, finzione, costruzione del proprio personaggio, tendenza ad alzare i toni e ad esasperare le varie situazioni. Perché nella regola non scritta del linguaggio televisivo dei giorni nostri, più si urla, più il pubblico rimane incollato allo schermo. Può piacere. O meno. Lo si può accettare. Oppure no. Ma, dati di ascolto alla mano, così è.

L’occhio del Grande Fratello

Lo spettatore ama guardare dal buco della serratura, assistere comodamente dal divano di casa a scontri e litigi per poi schierarsi, sull’onda del coinvolgimento emotivo, da un lato o dall’altro. 

Intere trasmissioni televisive vivono ed esistono all’interno di queste dinamiche. 

Il Grande Fratello vip non è che la punta dell’iceberg di un certo genere di un infotainment, premiato dallo share.

La rappresentazione mediatica di modello di controllo onnipervasivo e costante, la cui origine letteraria si rintraccia tra le pagine del famoso romanzo di George Orwell: “1984”. 

“Le masse non si ribellano mai in maniera spontanea e non si ribellano perché sono oppresse. In realtà, fino a quando non si consente loro di poter fare confronti, non acquisiscono neanche coscienza di essere oppresse”

GEORGE ORWELL – 1984

Non a caso il titolo del reality show, Grande Fratello, si ispira al personaggio orwelliano che nessuno ha mai visto di persona, ritratto in innumerevoli manifesti. Un deus ex machina che riesce a controllare la vita di tutti i cittadini, attraverso telecamere e televisori installati in ogni abitazione. Dove ogni forma di privacy è annullata. 

In onda dal 2000, il GF continua a registrare un apprezzamento ininterrotto, con edizioni riproposte e andate in onda in molti Paesi del mondo. 

Al centro della scena un gruppo di persone, selezionate, che vive per un periodo di tempo sotto l’occhio delle telecamere 24 ore su 24.

Un programma che nasce e si evolve come esperimento sociale, dove il pubblico ha un ruolo fondamentale (“è sovrano”) perché decreta l’eliminazione di alcuni concorrenti, nominati dagli altri inquilini, attraverso il televoto. 

L'occhio del Grande Fratello
Grande Fratello

Se il nome del reality show “Grande Fratello” ha ascendenze letterarie, lo spettacolo in sé trova i suoi antecedenti più prossimi negli zoo umani, nati nella seconda metà dell’Ottocento per osservare in prima persona le abitudini di popolazioni indigene ed esotiche, in genere catturate, imprigionate e obbligate a restare chiuse in recinti o gabbie, in un cosiddetto stato naturale o primitivo.

Il sottile confine “tra palco e realtà”

Attenzione! Quello a cui lo spettatore assiste in tv è un bagno di realtà solo presunto, sia ben chiaro. Frutto di una sapiente opera di montaggio degli spezzoni più interessanti e coinvolgenti, selezionati dagli autori per rendere la storia più efficace. 

Ogni episodio è architettato con una logica da soap opera. E gli stessi personaggi/protagonisti della narrazione si sono evoluti negli anni abbandonando la “sincerità” delle prime edizioni, a favore di una sempre maggiore consapevolezza del loro ruolo all’interno della dinamica del programma.

Figuriamoci se a portare sotto i riflettori il proprio “io” non sono i cosiddetti NIP (Not Important Person) ma uomini e donne famosi, per lo più provenienti dal mondo dello spettacolo e quindi avvezzi ad una certa messa in scena.

Il caso di Aldo Montano

Di certo sapeva a cosa andava incontro Aldo Montano, campione olimpico individuale nella sciabola ai Giochi di Atene 2004. Tra l’altro, già protagonista in passato di un altro reality: la Fattoria.

Un Aldo più guascone, quello dell’epoca. Più maturo e con la testa sulle spalle quello che, settimane fa, è sbarcato nella casa più spiata d’Italia dopo aver chiuso la sua carriera agonistica alle recenti Olimpiadi di Tokyo. 42 anni, sposato, con due figli, oggi Aldo Montano mette a nudo più la sua anima di uomo di sport che di spettacolo. Almeno nelle sue più genuine intenzioni.

Dal Grande Fratello Vip – scontro tra Aldo Montano e Alex Belli

Assistere allo scontro verbale prima, quasi fisico poi, con l’altro concorrente del Grande Fratello Vip 2021, Alex Belli, non è stato un bel vedere. Le provocazioni dell’attore hanno scalfito la serenità del campione. Il tradimento alle spalle ha ferito il “moschettiere” Aldo, avvezzo a portare sì la maschera, ma solo in pedana. Salvo poi fronteggiare lealmente e a viso aperto il suo avversario. 

Noi siamo abituati, mi spiega il suo compagno di squadra Enrico Berrè, a stare su una pedana, di fronte al nostro avversario. Si compete alla luce del sole. Ogni mossa è sotto gli occhi del nostro avversario. Non ci si può nascondere in un confessionale per escogitare la contromossa. Penso che proprio questo lo abbia fatto scattare. Non c’è proprio nel suo e in generale nel nostro dna di atleti, il fare/dire cose di nascosto. A maggior ragione se poi sono opposte agli atteggiamenti palesi.

Alex Belli insomma sapeva dove colpire. E lo ha fatto, in maniera arguta, lì dove il dente duole. Un video nel confessionale dove critica Aldo Montano, reo di non esporsi mai, e in cui lo sfida a “venire fuori” definendolo una persona che tende sempre a risolvere le situazioni, facendo andare in secondo piano cosa realmente pensa.

C’è gente che si nasconde dietro falsi sorrisi, ipocrisie o falsi perbenismi, che non ti dicono le cose in faccia come il nostro amico Aldino“.

ALEX BELLI

Tacciare l’atleta di ipocrisia e falsità è stato come accusarlo di giocare sporco. 

Chi, come me, ha avuto modo di conoscere Aldo Montano di persona, sapeva benissimo che non sarebbe rimasto a guardare. Nel rispondere all’attacco, però, lo sciabolatore ha lasciato il fianco scoperto alle critiche. 

Spettatori e coinquilini, come da copione, si sono schierati, alimentando la fiamma di una querelle sapientemente pompata ad arte dagli autori (come è normale che sia). 

Una discussione che pare essersi evoluta nelle ultime ore con un abbraccio riconciliatore tra i due. Pace mediatica o sincera? Se avete letto con attenzione l’articolo a questo punto vi sarete fatti un’idea.

Il gioco è bello finché dura poco

A lasciare l’amaro in bocca è l’idea che gentilezza, rispetto, cordialità e toni bassi siano considerati “maschere” da far cadere, come ha ribadito il protagonista di Centovetrine esagitato da qualche bicchiere di troppo.

Da un lato lo sportivo. Dall’altro l’attore. Due personalità forti, ma dalla professione diametralmente opposta.

Aldo, mi racconta Enrico Berrè, è la prova vivente che una persona con valori non è mai fuori posto. Che sia una pedana di scherma, un gioco televisivo o la vita di tutti i giorni. Sta dimostrando quotidianamente (davanti agli occhi di tutta Italia), con gesti e parole, l’uomo oltre che il campione. Valori come rispetto, lealtà, sacrificio e molto altro ancora. Una persona da avere come esempio, sempre.

Una vera e propria sfida, insomma. Giocata sul palcoscenico del piccolo schermo. Tra chi è abituato a recitare e chi, invece, è abituato a lottare per la vittoria sportivamente. Il tappeto rosso della casa del GF non è la pedana. È apparso evidente. Speriamo che il pubblico sia abbastanza sveglio da rendersene conto. E che Aldo Montano continui a farsi paladino di quei valori che ha incarnato in anni e anni di gloriosa carriera sportiva. 

Augurandoci che qualcosa del gioco dello sport sconfini nel gioco di una tv sempre più trash e banale. 

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#CaparbiamenteSognatrice

Elisabetta Mazzeo

Elisabetta, classe 1981. Ogni 18 anni un cambiamento. Prima la Calabria, poi Roma, ora Zurigo. Domani chissà. La mia sfida quotidiana? Riuscire nell’impresa di essere contemporaneamente mamma, moglie, giornalista, scrittrice e ora anche blogger. Ore di sonno: poche. Idee: tante. Entusiasta, curiosa, caparbia, sognatrice. Scrivere è un’esigenza. Una lunga gavetta nei quotidiani e nelle tv locali, poi l'approdo come inviata di Sport Mediaset. Non ho dubbi: il mio è il mestiere più bello del mondo. Una passione prima che un lavoro. Oggi ricopro l'inedito ruolo di vicedirettore a distanza di Retesole, l’emittente che mi ha visto crescere umanamente e professionalmente. Divoro libri e uno l'ho anche scritto, mi nutro di storie di sport, mi diletto in cucina, scatto e colleziono foto, mi alleno quanto basta per non sentirmi in colpa e in compenso macino chilometri armata di scarpe da ginnastica e passeggino. Se fino a tre anni fa la mia vita viaggiava a ritmi frenetici, l’arrivo di mia figlia ha rimodulato le priorità. E adesso è con lei e per lei che continuo a mettere le mie passioni in campo, tra "pensieri e parole".

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