Lavorare o calcolare, questo è il dilemma..

Lavorare o calcolare, questo è il dilemma..

La settimana che si è appena conclusa mi ha fatto balzare agli occhi tre notizie:

Torino, la videochiamata di Natale per tre lavoratori: «Lei è licenziato con effetto immediato»

In Italia si andrà in pensione a 71 anni. Previsione e allarme dell’Ocse

In pensione a 40 anni? Ecco come funziona il movimento FIRE

Il comune denominatore di queste tre notizie è il lavoro. L’amato, odiato necessario e nobilitante lavoro. A meno che non si vinca una somma mostruosa alla lotteria, o si entri in una famiglia reale, tipo Meghan Markle, è ovvio che ognuno di noi ha bisogno di un lavoro per vivere. Alzi la mano però, chi è veramente e pienamente soddisfatto del proprio lavoro. Chi di noi non ha pensato, per quanto gratificante sia la propria professione, di mollare tutto, cambiare la propria routine e godersi la vita.

Il lavoro della vita

A me piace il lavoro che svolgo. Sono fortunata. Conosco tante persone che amano ciò che fanno. Mio padre mi ha sempre detto. ” Trova un lavoro che ti piace e non ti alzerai mai un solo giorno dal letto con la voglia di non lavorare”. È vero che, soprattutto oggi, svolgere la professione dei sogni che sia gratificante anche dal punto di vista economico, è difficile.

Forse il Covid ci ha messo lo zampino, mettendo in risalto esigenze che prima facevamo finta di non vedere, ma sta di fatto che negli ultimi tempi, non sono poche le persone che si sono reinventate. Lavorare in modo diverso. Che hanno deciso di mollare la loro routine per dedicarsi a qualcosa che veramente li gratificava. Molti i giovani che hanno riscoperto il valore di lavorare la terra invece che chiudersi in un ufficio otto ore al giorno. Ma c’è anche chi senza lavoro ci è rimasto, mandato via in modo disumano come i lavoratori di quella azienda giapponese in Italia, che si sono visti licenziare in tronco on line.

Dov’è l’umanità? Dov’è il rispetto? Non oso immaginare poi la faccia dei millennial quando si sono sentiti dire che, semmai entreranno oggi nel mercato del lavoro, dovranno produrre fino a 71 anni ( se ci arrivano). Inutile chiedere loro cosa significhi la parola pensione…chissà se riusciremo a prenderla noi, ultra-quarantenni, figuriamoci tra 71 anni come sarà cambiato il mondo! In questo caso il rispetto manca ancora prima di iniziare a lavorare.

Non mi metterò a discutere degli errori e del malfunzionamento del sistema pensionistico. Ma di quella sottile intransigenza che rende la persona schiava del lavoro solo per portare uno stipendio a casa, massacrandone l’entusiasmo. Per questo ammiro chi decide di dire basta. Ci vuole coraggio, una certa dose di pazzia e tanta fortuna. Ma sono sempre di più le persone che lo fanno. Che rischiano. Ma anche che calcolano bene il rischio.

Il calcolo è alla base del Movimento Fire, “Financial Independence and Early Retirement”, che molto semplicemente significa “indipendenza finanziaria”  e pensionamento anticipato. Una tappa fondamentale attorno a cui si è raccolto il movimento è stata la pubblicazione del libro “Your money or your life“, di Vicki Robin nel 2002.

Dire addio al lavoro a 40 anni e godersi appieno il proprio tempo, essere liberi e fare solamente quello che si desidera fare nella vita. Sembra un’utopia, ma non dovrebbe esserlo. Sono sempre di più i millenial che puntano a raggiungere la libertà finanziaria e andare in pensione a 40 anni seguendo i principi del movimento FIRE.

I millenial hanno trovato la soluzione prima ancora di entrare nel mondo del lavoro. Hanno tutta la mia stima. Ma funzionerà?

Le persone che aderiscono al movimento sono giovani che vogliono costruirsi una vita completamente diversa da quella dei propri genitori o nonni e non vogliono lavorare fino a 70 anni. Per farlo non devono solo risparmiare scrupolosamente, ma anche investire in modo disciplinato.

Quanto sono realistici questi obiettivi?

Chi vuole raggiungere l’obiettivo Fire, in linea di principio ha davanti a sé una strada costellata di difficoltà. Per smettere di lavorare già a 40 anni, infatti, queste persone devono massimizzare la loro quota di risparmio mensile e investire il denaro risparmiato in modo da poter vivere grazie al reddito passivo dopo la pensione. Inoltre, la comunità FIRE fa riferimento a tutta una serie di regole e modelli matematici. Uno di questi precetti è la “regola del 4%”, secondo cui bisogna risparmiare e investire fino a raggiungere un patrimonio che permetta di vivere per il resto della vita con un prelievo del 4% annuo. Pertanto il patrimonio deve ovviamente essere massimizzato. Per farlo esistono due modi:

  • Riducendo al minimo le spese mensili e/o aumentando le entrate
  • Investendo l’intero patrimonio sistematicamente e spesso in modo aggressivo

“Il primo punto è intuitivo: le persone appartenenti al movimento FIRE vivono portando il risparmio all’estremo. Per questo si dice che vivano in modo frugale, ovvero sobriamente. Risparmiano su tutto, sulle vacanze e il divertimento ma anche nella vita quotidiana, economizzando il più possibile quando fanno la spesa, rinunciando al parrucchiere, alle uscite al ristorante e agli hobby costosi, ecc. Devono riuscire a risparmiare, o meglio investire, circa il 40-50% delle proprie entrate mensili. Per raggiungere il loro obiettivo, molte persone cercano inoltre di massimizzare le entrate svolgendo lavori extra”. 

Il secondo punto, invece, è più complesso. Non è infatti, possibile raggiungere l’indipendenza finanziaria e andare in pensione in anticipo solamente risparmiando. Il denaro risparmiato deve essere investito sistematicamente per almeno il 60% . Si investe sistematicamente per beneficiare dell’effetto degli interessi composti.

Lavorare di …calcolo

E quanto capitale mi serve per andare in pensione a 40 anni? Ritorniamo alla regola del 4%. Le persone che aderiscono al movimento FIRE utilizzano un calcolo molto semplice: stabiliscono i loro costi di vita annuali e li moltiplicano per 25 (per applicare la regola del 4%), e lo fanno di proposito in modo approssimativo e senza considerare le oscillazioni di mercato.

Per fare un esempio, se il proprio stile di vita costa 12 mila euro all’anno, ci si potrà ritirare quando il patrimonio netto sarà pari a 300 mila euro, ossia: 12 mila X 25. Questo numero di 25 viene fuori dall’assunto che i soldi non si lascino in banca ma siano investiti, che questo investimento renda in media il 4% all’anno e che si prelevi ogni anno esattamente quel 4% per coprire le proprie spese.

Ammetto che la cosa mi affascina e mi lascia perplessa allo stesso tempo. E se c’è un imprevisto?

Infatti, non sono mancate le critiche a questo movimento dove il calcolo è essenziale. Negli USA ha fatto sentire la sua voce Suze Orman, consulente finanziaria e autrice di libri statunitense la quale pensa che le regole del FIRE siano troppo semplicistiche.

“Seguirle è il più grande errore che si può fare, finanziariamente parlando, nella vita”, afferma. E spiega che una delle critiche maggiori al movimento è che la teoria non prevede le spese impreviste.

Appunto.

Alcuni esponenti del FIRE hanno ribattuto alle sue accuse. “Il movimento spinge solo a trovare la propria libertà e indipendenza, a lavorare per vivere, non viceversa”. “Non si tratta tanto di un problema di pensionamento ma di vivere in modo migliore”, afferma Mr Money Moustache, uno degli speaker americani più noti del Fire.

E voi? Andreste in pensione a 40 anni vivendo come indica il movimento FIRE oppure preferite il metodo “tradizionale” con il rischio di andare in pensione tardi?

#ostinatamenteEclettica

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Paola Proietti

Classe '77, giornalista professionista dal 2008. Ho lavorato in radio, televisione e, vista l'età, anche per la vecchia carta stampata. Orgogliosamente romana, nel 2015 mi trasferisco, per amore, in Svizzera, a Ginevra, dove rivoluziono la mia vita e il mio lavoro. Mamma di due bambine, lotto costantemente con l'accento francese e scopro ogni giorno un pezzo di me, da vera multitasking expat.

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