Storie da raccontare/5: il rivoluzionario

Storie da raccontare/5: il rivoluzionario

Tempo di lettura: 2 minuti

Canzone consigliata: La mia generazione – Dargen D’Amico 

Io vi vedo.

Voi non lo sapete ma vi osservo.

Vi studio.

Vi scruto.

E ogni giorno di più, mentre il traffico procede a singhiozzo,  mi rifletto nei vostri occhiali da sole. Quelli con le lenti a specchio, colorate.

Piangete.

Io vi vedo.

Con le mani ben strette al volante. Quasi fosse l’unica àncora di salvezza esistente al mondo a cui aggrapparsi per sopravvivere.

Con il palmo a tapparvi la bocca sorpresa in uno spasmo.

Con le dita ad asciugarvi le guance e gli angoli degli occhi.

Che poi, quali saranno le lacrime più vere? Quelle che scendono dritte dritte e vi intrappolano il viso? O quelle che, al centro della faccia, affrontano i sentieri tortuosi del naso per poi suicidarsi usando il mento come trampolino di lancio?

Non lo so.

Rimarrà uno dei dubbi ai quali non cerco soluzione, mentre in macchina tento di mantenermi più parallelo possibile ai vostri finestrini elettrici. Per non perdermi una goccia del vostro dolore.

Io vi vedo. E non ho nessuna voglia di distogliere lo sguardo.

Non contate sul mio rispetto o sulla mia compassione.

Non ne ho. Ne ho intenzione di simulare.

Continuo a farmi domande, però: è una canzone che vi ha impedito di trattenere le lacrime? Un pensiero? Oppure una scena che avete appena spiato sul ciglio della strada?

Quesiti privi di senso e efficacia. Che hanno l’unico merito di accompagnare i movimenti, mentre sfilo gli occhiali dalla loro posizione congeniale e me li accomodo sulla testa. Sì, proprio quelli con le lenti a specchio, colorate. Identici ai vostri.

Io vi vedo.

E vi rifletto gli occhi umidi, le paure, le frustrazioni. L’ansia che vi attanaglia lo stomaco quando il presente spaventa e il futuro, e la sensazione chiara di una vita consacrata all’inutilità, vi avvicina ogni secondo di più alla follia.

La vita è un gioco di specchi.

Io vi mostro le mie lacrime e tutti i miei fallimenti. Senza vergogna.

Ed è proprio in quell’istante, mentre mi passo il dorso della mano sui baffi per asciugarli da moccio e sale, che capisco cosa vuol dire ribellarsi al sistema.

Ed è proprio in quel momento che mi sento un rivoluzionario. Il solo rivoluzionario.

Gabriele Ziantoni #DisperatamenteMalinconico

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Gabriele Ziantoni

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