Giornalisti Freelance sempre sulla linea di combattimento

Giornalisti Freelance sempre sulla linea di combattimento

Ormai siamo a circa un mese dall’inizio del conflitto Russo – Ucraino e soprattutto nella tragicità dell’evento. Abbiamo imparato a conoscere o comunque ad apprezzare una figura importantissima per il racconto di questa guerra. Il giornalista freelance.

La figura del corrispondente di guerra nasce a metà del 1800 con la guerra di Crimea. Dalla penna di William Howard Russell che invia i suoi articoli tramite telegrafo alla sede del Times. Da lì a breve quella figura del freelance come inviato di guerra prenderà sempre più piede.

Quello che lo caratterizza rispetto al giornalista è la totale indipendenza nel racconto. Scrivono per raccontare quello che vendono e per poi cedere il proprio pezzo, che sia scritto o video.

Oggi più che in passato stiamo imparando a conoscere queste figure così coraggiose. Nello scorso anno i fronti di guerra nel mondo sono stati 23. Non tutti purtroppo sono stati raccontati a dovere ma la certezza è che la maggior parte sono stati raccontati da freelance. Reporter e fotografi indipendenti che scelgono di andare sul campo da guerra a proprie spese.

Il freelance, proprio perché è abituato a procrastinarsi il lavoro spesso capisce le situazioni nazionali ed internazionali prima delle testate giornalistiche. Vi si recano prima di tutti, è successo anche questa volta, in Ucraina dove le prime notizie, immagini e racconti sono venuti proprio da loro. È per questo che per essere un giornalista indipendente c’è bisogno, ancor più di intuito e sguardo attendo.

Luca Steinmann, oggi uno dei freelance più bravi e noti a livello internazionale, era in Donbass un giorno prima dell’attacco russo ai danni dell’Ucraina. “Naturalmente non potevo sapere cosa sarebbe accaduto, ma da settimane si parlava del conflitto ucraino e della possibilità che degenerasse. E anche parlando con dei colleghi russi con cui avevo lavorato nei conflitti armeni mi era stata segnalata l’importanza di essere pronti sul territorio. A documentare un’eventuale escalation della guerra. Ho condiviso il loro pensiero e da metà gennaio ho cominciato a fare le pratiche burocratiche per accedere nel Donbass, nell’autoproclamata repubblica di Danietzk passando attraverso la Russia. E così io come giornalista, insieme a Gabriele Micalizzi, fotoreporter di guerra, siamo entrati per primi in Donbass”. Ha raccontato qualche giorno fa lo stesso Luca.

Per fare il freelance, specie dai fronti di guerra, c’è bisogno di una vera e propria preparazione.

Nel 2015 il giornalista Ugo Lucio Borga, con Cristiano Tinazzi, ha fondato il “War Reporting Training Camp”. Che fornisce una formazione di base per ridurre i rischi nelle zone di guerra. E per creare una rete di collaborazione e mutuo soccorso fra reporter.

Il corso, sei giorni fra teoria e pratica in Val d’Aosta, tocca le necessità di base del lavoro sul campo:

Primo soccorso, per traumi di origine bellica. Perché è fondamentale sapere come interrompere emorragie, anche imponenti, in breve tempo.

Rianimazione.

Conoscenza di funzionamento e balistica, dei vari tipi di armi e di esplosivi anche artigianali.

Sicurezza informatica, dei dati raccolti.

Gestione delle crisi psicologiche.

Sopravvivenza e fuga.

Precauzioni, per evitare i rischi di sequestro o per gestirlo.

Riduzione della dipendenza dalle fonti energetiche e dalle strumentazioni digitali.

Purtroppo troppo spesso si trovano, in zone belliche, anche ragazzi con pochissima esperienza e conoscenza di come muoversi. E questo, spesso, mette in pericolo le loro vite, più del dovuto.

Un altro personaggio che in questi giorni stiamo conoscendo, attraverso collegamenti con emittenti e programmi televisivi, è Daniele Piervincenzi. Noto al pubblico italiano per due grandi servizi di investigazione nella Capitale. Una sul caso di Fabrizio Piscitelli, Diabolik, leader degli Irriducibili della Curva Nord della Lazio. E una contro il clan degli Spada ad Ostia. In questo periodo lo troviamo a Mykolayvi in Ucraina. È da lì che tutti i giorni in più collegamenti prova a raccontarci cosa sta succedendo. Diventando la voce parlante delle persone in fuga e dei combattenti che rimangono lì a proteggere la propria terra.

Come è stato detto più volte in queste settimane questo è il primo conflitto dove le notizie le si possono trovare, oltre che sui classici mezzi di comunicazione anche su tutti i social. Strumento pericolosissimo per la manipolazione di informazione ma anche fondamentale per l’immediatezza con cui si invia una notizia.

In Italia Cecilia Sala, per #choramedia è andata oltre.

Ha sfruttato il suo podcast “Stories” per raccontare come ci si muove in quei luoghi e soprattutto la sua dotazione di cibo per far fronte a un’eventuale emergenza: “Crackers, formaggio già affettato, il mango essiccato che è iper-calorico, una confezione di riso, che si cucina anche con un bollitore in albergo e riempie, il caffè solubile». Torce con molte batterie e power-bank supplementari sono indicate da molti giornalisti esperti come utili”.

Lo stesso Tg1, della rete ammiraglia della Rai,  continua a fare affidamento anche sui freelance. Probabilmente la scelta di ricorrere all’ausilio di cronisti esterni all’azienda, è voluta proprio per dare al pubblico più punti di vista, non solo quelli degli inviati.

Monica Maggioni, direttore del TG1, li ha ringraziati nelle parole rivolte a Mattia Sorbi: “Tu rappresenti il primo vero sguardo all’interno di una delle città più colpite dai bombardamenti russi. Mostraci quello che vedi.

È giusto e doveroso ricordare, forse la penna più preziosa che il nostro Paese ha avuto, come inviato di guerra. Oriana Fallaci, giornalista sempre sul pezzo che non ha mai avuto paura di rischiare la propria vita per raccontare gli orrori della guerra. Professionista alla quale, ancora oggi, molti giornalisti e giornaliste si ispirano.

Ciò che muove questi reporter è la voglia di verità e il desiderio di raccontare storie che altrimenti non ci arriverebbero mai in altro modo.

Mettono in conto la pericolosità e la lontananza, che spesso diventa troppa rispetto ai loro pronostici.

Ma essere lì che sia in guerra o ad una manifestazione in piazza è la sola motivazione che li spinge al racconto.

Laura Cardilli

#ostinatamenteottimista

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