Vogliono farci sventolare bandiere

Vogliono farci sventolare bandiere

Roger Waters, Alina e l’Ucraina. Un musicista pacifista e una fan. I Pink Floyd, la guerra e la pace. Una lettera che è un atto d’accusa e un abbraccio sincero allo stesso tempo. Prendere posizione, chiedere la fine della guerra, spiegare e raccontarsi. La musica, il Rock e una risposta che ha fatto il giro del mondo. Il tifo e le bandiere che sventolano, non in una finale di Coppa del Mondo, ma con gli occhi dentro al baratro di una catastrofe nucleare.

Dopo un mese dall’inizio del conflitto in Ucraina, sembra che ci si stia avvinando alla soluzione. Gli ucraini hanno tenuto Kiev, la Russia ha preso la costa, gli Stati Uniti hanno messo sull’attenti la Nato portandosi a casa un favoloso contratto di vendita del gas.

E intanto si continua a guardare alla guerra come tifosi. O contro di lui o contro di noi.

E continuiamo a segnare sulla lavagna i buoni e i cattivi.

Il New York Times trova tiepido lo schierarsi di Papa Francesco.

Vengono chieste abiure ai musicisti. Attori e ballerini muoiono.

Gridano agli “eroi” quelli che fino a ieri, ma anche oggi, hanno dato del fascista a Fabrizio Quattrocchi, per essere morto “da italiano”.

Slava Ukraini, Gloria all’Ucraina, viene imparato con fierezza anche da coloro che inorridiscono alla parola Patria.

Osare dire che si vuole un “cessate le armi” è considerato tradimento. Verso chi e verso cosa?

La pietà è l’unico sentimento che si dovrebbe mostrare, non essendo, fortunatamente noi, parte attiva in questo conflitto. Pietà per chi muore, per chi sta soffrendo e per chi sta scappando. Bisognerebbe impegnarsi ad aiutare e fornire assistenza. E invece non si vede l’ora di rispolverare ideologie.

Si combatte una guerra anche psicologica e mediatica.

Gli USA mettono in guardia, perché la Russia potrebbe ricorrere al nucleare. E intanto sono gli USA stessi ad attivare il loro arsenale di atomiche ad Aviano.

La logica dei like domina, sui social e non solo. La televisione è impegnata a fornire spettacolarizzazioni. E, cosa estremamente grave, i giornalisti sono allineati e reclutati.

In tutto questo clima di schieramento ossessivo Alina Mitrofanova, una ragazza ucraina, fan dei Pink Floyd, cerca giustamente sostenitori per la sua gente e la sua Terra. E con questo spirito si rivolge e scrive al cofondatore dei Pink Floyd chiedendogli di prendere posizione per condannare l’invasione russa del suo Paese.

E qui sta il punto che dovrebbe spingerci a riflettere. Roger Waters, rispondendo pubblicamente ad Alina comunica quanto di meno scontato ci si possa aspettare da un personaggio pubblico.

Rompe gli schemi del perbenismo mediatico e rivendica la sua coscienza pacifista.

Waters, pur impegnandosi a fare di tutto per contribuire alla fine della guerra in Ucraina, quasi batte i pugni sul tavolo nel ribadire che mai e poi mai sventolerà bandiere che inneggino al massacro.

Waters

Questo è il testo completo della prima lettera aperta di Roger Waters.

Cara Alina, ho letto la tua lettera, sento il tuo dolore, sono disgustato dall’invasione dell’Ucraina da parte di Putin, secondo me è un errore criminale, l’atto di un gangster, ci deve essere un cessate il fuoco immediato. Mi rammarico che i governi occidentali stiano alimentando il fuoco che distruggerà il vostro bel paese riversando armi in Ucraina, invece di impegnarsi nella diplomazia che sarà necessaria per fermare il massacro.

Siate certi che se tutti i nostri leader non rifiutano la retorica e si impegnano in negoziati diplomatici, quando i combattimenti saranno finiti resterà ben poco dell’Ucraina.

Una lunga insurrezione in Ucraina sarebbe grandiosa per i gangster di Washington, è ciò che sognano, “giocare”, come fanno, “con il coraggio di essere fuori portata”. Spero disperatamente che il vostro Presidente non sia anche lui un gangster e che farà ciò che è meglio per la sua gente, e chiederà agli americani che si mettano a un tavolo. Purtroppo, tuttavia, molti leader mondiali sono gangster e il mio disgusto per i gangster politici non è iniziato la scorsa settimana con Putin.

Ero disgustato dai gangster Bush e Blair quando hanno invaso l’Iraq nel 2003, ero e sono ancora disgustato dal governo gangster dell’invasione israeliana della Palestina nel 1967 e dalla sua successiva occupazione che dura ormai da oltre cinquanta anni. Ero disgustato dai gangster Obama e Clinton che ordinavano i bombardamenti illegali della NATO sia in Libia che in Serbia. Sono disgustato dalla distruzione totale della Siria iniziata nel 2011 da ingerenze esterne nella causa del cambio di regime. Sono stato disgustato dall’invasione del Libano nel 1982, quando il gangster Shimon Peres si è unito alle milizie cristiane falangiste nell’assassinio di profughi palestinesi nei campi profughi di Sabra e Shatila nel sud di quel paese.

So quello che provi Alina e quello che provano tua madre e tuo padre e i tuoi zii e zie e fratelli e sorelle e cugini, ho perso sia mio padre Eric Fletcher Waters che mio nonno George Henry Waters nelle guerre che combattevano i tedeschi. Per favore, credimi quando ti dico che credo nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo firmata a Parigi nel 1948. Ho combattuto con tutto me stesso per promuovere e sostenere i diritti umani per tutti i miei fratelli e sorelle in tutto il mondo per tutto il tempo da quello che ricordo e sostengo te e i tuoi ora, con tutto il mio cuore“.

Roger Waters non esita, è chiaro, non si nasconde. Non fa un passo indietro.

E continua, rivolgendosi ad Alina senza peli sulla lingua…

A proposito di gangster, devo dirti una cosa riguardo alla tua lettera, la tua convinzione del “200%” che non ci siano neonazisti nel tuo paese è quasi certamente sbagliata. Entrambi i battaglioni Azov nel tuo esercito, la milizia nazionale e il C14 sono ben noti gruppi neo-nazisti autoproclamati. Anche loro sono gangster. Inoltre, non ho taciuto sull’Ucraina, ho scritto un pezzo che è stato distribuito sei giorni fa da Globetrotter.

Che altro dirti, Alina? Tutti noi in ogni paese del mondo, comprese Ucraina e Russia, possiamo combattere i gangster, possiamo dire loro che non faremo parte delle loro guerre oscene e mortali per ottenere potere e ricchezza a spese di altri, possiamo dire loro che le nostre famiglie, tutte le famiglie in tutto il mondo, significano per noi più di tutto il potere e il denaro del mondo.

Dove vivo negli Stati Uniti possiamo unirci a Black Lives Matter o Code Pink o BDS o Veterans For Peace o una miriade di altre organizzazioni contro la guerra, a favore della legge, per la libertà e per i diritti umani. Farò tutto quello che posso per contribuire alla fine di questa terribile guerra nel vostro paese, tutto, tranne sventolare una bandiera per incoraggiare il massacro“. 

Waters non accetta di abiurare, di non dire la verità.

Le sue accuse non risparmiano nessuno.

La conclusione è un abbraccio alla tragica situazione della ragazza ucraina.

Questo è ciò che vogliono i gangster, vogliono che sventoliamo bandiere.

È così che ci dividono e ci controllano, incoraggiando lo sventolare delle bandiere per creare una cortina fumogena di inimicizia per renderci ciechi alla nostra innata capacità di entrare in empatia l’uno con l’altro, mentre saccheggiano e violentano il nostro fragile pianeta.

Farò tutto ciò che è in mio potere per aiutare a riportare la pace a te, alla tua famiglia e al tuo bellissimo Paese. La lunga guerra/insurrezione che Hillary Clinton, Condoleezza Rice e il resto dei gangster di Washington stanno incoraggiando non è nel vostro interesse né nell’Ucraina.

Ti auguro ogni bene Alina. Grazie per la tua lettera e se sceglierai di rispondermi. Stamperò quella risposta. Lo prometto. Con affetto“.

Non ha importanza essere d’accordo o meno con Roger Waters.

Gli va riconosciuto il merito di mostrare anche le “altre” reazioni, i pensieri di chi non è allineato alla logica della terza guerra mondiale a tutti i costi.

In questo conflitto, inutile negarlo, si sta combattendo anche la grande guerra della propaganda.

Verità che sembrano assolute da una parte e dall’altra. Si dovrebbe non credere a nessuno. Fermarsi a ragionare e riflettere, prima di parlare o, peggio, di scrivere. Però è difficile, perché siamo portati umanamente a stare con chi in questo momento l’aggressione la sta subendo. Nella realtà, nessuno dei contendenti è innocente. Non lo è la Nato, non lo è di sicuro Putin e non lo è nemmeno Volodimir Zelensky, che è invece un grande comunicatore. Al Congresso americano Zelensky ha sapientemente citato Pearl Harbour e l’11 settembre e ha dichiarato di avere un sogno, come Martin Luther King. Qual è questo suo meraviglioso sogno? La pace? No, che i cieli di Ucraina siano liberi, la no fly zone. Quindi mentre noi temevamo e temiamo ancora un incidente ai confini con la Nato, ricordiamoci, nelle riflessioni che verranno, che lui invece quella sciagura l’ha sognata!

Per questo è importante restare obiettivi, onesti intellettualmente, in attesa che i leader arrivino alla loro soluzione. Perché nel frattempo a morire sono gli altri. Civili ma anche militari, ragazzi che fino alla sera prima probabilmente erano seduti a bere con i loro amici, discutendo di un rigore non dato alla loro squadra di calcio.

Comunque, tornando a Roger Waters.

La risposta di Alina Mitrofanova non si è fatta attendere.

In uno scambio epistolare moderno e social, in cui è la musica che cerca di trovare una via per la pace.

In un P.S. Alina scrive: “Vorrei giusto aggiungere che quel tipo di democrazia ha fallito nelle sue intenzioni. L’esercito russo rifiuta di negoziare. Pretendono che gli ucraini seguano gli ultimatum, ma non lo faremo mai. È il nostro Paese e resisteremo fino alla fine”.

Rivendicando il suo patriottismo.

E Waters a questo punto la incalza, si rivolge a lei, alla sua intelligenza e al suo gatto, Lucky.

Perbacco Alina! Solo qualche considerazione? Oppure qualche idea che qualcuno alle tue spalle ti ha suggerito? In ogni caso, avrei un paio di domande da porti. Intendi che la “diplomazia ha fallito” quando scrivi che la “democrazia ha fallito”? Perché nella mia lettera ho scritto che il tuo Presidente Zelensky dovrebbe usare la “diplomazia” affinché metta fine a questa guerra. Inoltre, quando dici “resisteremo fino alla fine” sembra quasi che ti riferisca a chi si arrenderà al Dio della Guerra. Sembra quasi un’abrogazione al tuo diritto di resistere ai promotori Occidentali che, “con il coraggio di essere straordinari”, vi esortano a lottare fino all’ultimo ucraino. Dai, Alina. Aiutami a capire. Io credo che tu sia una genuina ragazza ucraina di 19 anni che ha studiato la mia musica. Quindi sai chi sono e sai che sono qui per te”.

Vado al punto. Parliamone. Che ne dici di una Ucraina neutrale? Sarebbe meglio se tu fossi una giovane donna morta, con un gatto morto e gli amici morti per la guerra oppure sarebbe preferibile se tu fossi una giovane donna che vive in un Paese neutrale e pacifico come, per esempio, l’Austria o la Finlandia e la Svizzera? Immagina di vivere in una Ucraina neutrale, libera dall’ingordigia degli imperi stranieri. Cosa potresti avere un domani? Perché non lo chiedi a Lucky ciò che pensa?“.

Il finale del cofondatore dei Pink Floyd ribadisce la conclusione della sua prima lettera. L’impegno a costruire la pace.

Ciò che intendo è che se io avessi una bacchetta magica metterei fine alla guerra e farei vivere una giovane donna come una cittadina di una Ucraina neutrale. Andrebbe bene per te e per Lucky?

Se fosse sì, fammelo sapere appena possibile. Perché un singolo sì potrebbe essere la prima goccia pulita nella melma che sa di morte in questa piscina. Le increspature che si formano, attraverso un atto d’amore e di intenti comuni, potrebbero toccare una persona e poi a un’altra ancora affinché si raggiunga la direzione della via della pace alla quale tutti noi vogliamo arrivare.

“La prima vittima della guerra è la verità”, pare aver detto Eschilo circa 2.500 anni fa. Riflessione sempre più moderna e attuale.

Nel 2022 la lotta corre anche sul filo della rete e dei media. Dei video fake e delle notizie non riportate oppure riportate male, delle reciproche accuse di falsità e di orrori mostrati per spettacolo.

Uno scontro di cui siamo spettatori e a cui assistiamo. E a cui però non possiamo solo restare inorriditi, spaventarci, chiedere che finisca. No. Dobbiamo schierarci e farlo nel modo “giusto”. E fare attenzione a esprimere riflessioni e analisi perché altrimenti si può essere tacciati di non so bene cosa, ma per questo forse è il caso di chiedere al Prof Alessandro Orsini, forse lui l’ha capito. E qui ci starebbe bene l’emoji della faccina arrabbiata!

Eccola allora la domanda per tutti noi. Vogliamo sventolare la bandiera per far vincere uno, e condannare a morte tutti coloro che si trovano nel mezzo, oppure smettere di tifare augurandoci invece una soluzione diplomatica, che ponga termine a lacrime e distruzione?

Io la mia risposta ce l’ho.

Perché sui due fronti di ogni guerra non ci sono solamente ragioni e torti che si rincorrono, come un cane che si morde la coda. Non esistono solo opportunità politiche e interessi economici. Ci sono anche, e sempre, persone che pagano a caro prezzo le decisioni di pochi. E poi ci sono gli adulti da una parte e i bambini dall’altra. E io sto dalla parte dei bambini.

Ricordandoci sempre che la verità non ha tempo, è eterna. E la storia, anche se raccontata dai vincitori, è oggettiva. I fatti, prima o poi emergono.

Papà è volato oltre l’oceano lasciando solo un ricordo, un’istantanea nell’album di famiglia. Papà, che altro mi hai lasciato? cos’altro hai lasciato per me? Dopo tutto era solo un mattone nel muro. Dopo tutto erano solo mattoni nel muro.

ANOTHER BRICK IN THE WALL – PINK FLOYD
Waters

#IrriducibilmenteLibera

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Sabrina Villa

Per Vasco “Cambiare il mondo è quasi impossibile -Si può cambiare solo se stessi - Sembra poco ma se ci riuscissi - Faresti la rivoluzione” . Ecco, in questo lungo periodo di quarantena, molti di noi hanno dovuto imparare nuovi modi, di stare in casa, di comunicare, di esternare i propri sentimenti. Cambiare noi stessi per modificare quello che ci circonda. Tutto si è fermato, in attesa del pronti via, per riallacciare i fili, lì dove si erano interrotti. I pensieri hanno corso liberamente a sogni e desideri, riflessioni e immagini e, con la mente libera, hanno elaborato anche nuovi modi di esternazione e rappresentazione dell’attualità. Questa è la mia rubrica e io sono Sabrina Villa. Nata a Roma e innamorata della mia città. Sono un'eclettica per definizione: architettura, pittura, teatro, cucina, sport, calcio, libri. Mi appassiona tutto. E' stato così anche nel giornalismo, non c'è ambito che non abbia toccato. Ogni settore ha la sua attrattiva. Mi sono cimentata in tv, radio, carta stampata. Oggi, come al solito, mi occupo di tante cose insieme: eventi, comunicazione, organizzazione. La mente è sempre in un irriducibile movimento.

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