Se non ora, quando?

Se non ora, quando?

È uno slogan usato dal movimento femminista, ma non c’è domanda migliore da farsi quando si parla di transizione ecologica. Ed è proprio il caso di dire: se non ora, quando?

“2001 odissea nello spazio” Cosi recitava il titolo del film a firma Stanley Kubrick diventato leggenda nella cinematografia internazionale. Nell’immaginario futuristico, il 2001 doveva rappresentare una data in cui l’uomo era chiamato a confrontarsi con mondi nuovi. Dove ciò che era stato avrebbe fatto parte del passato per sempre e mai più sarebbe tornato. Oggi sappiamo che quella data non ha rappresentato nessun punto di rottura verso il passato. Se non fosse per gli attacchi terroristici condotti sul suolo americano, ma questa è un’altra storia.

La nuova data da tenere a mente oggi è il 2035. Perché direte voi? L’Unione Europea ha stabilito, o meglio vorrebbe, che, a partire da questa data, non possano essere più vendute e immatricolate automobili con motori a combustione interna in Europa. In parole povere, stop alle macchine a diesel, benzina e GPL.

Una transizione necessaria

Il divieto di vendere automobili con motore a combustione interna dal 2035 in Europa è una decisione importante che mira a ridurre le emissioni di gas serra e promuovere l’adozione di veicoli a basse emissioni. Ciò potrebbe contribuire a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e a promuovere l’adozione di fonti di energia più sostenibili come l’elettricità, l’energia solare o l’energia eolica.

Alcuni stati membri, in primis l’Italia in buona compagnia di Germania, Polonia e Bulgaria, hanno però espresso forti dubbi ottenendo lo slittamento del voto al parlamento europeo. “Una vittoria per l’Italia” ha dichiarato il Presidente del Consiglio italiano. C’è da porsi la domanda se sia una vera vittoria il rinvio di decisioni strategiche volte al miglioramento del clima mondiale e volte al contenimento dell’aumento di temperatura. Ricordiamo che anche l’Italia ha sottoscritto l’accordo di Parigi del 2015 secondo cui, i governi hanno convenuto di mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2°C in più rispetto ai livelli preindustriali e di proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5°C.

A questo punto la domanda è :”Se non nel 2035, allora quando?”. L’evidenza del clima è sotto gli occhi di tutti, impossibile negarlo. Il rinvio è purtroppo legato ad un atavico ritardo tecnologico/culturale che ci pone spesso a rincorrere piuttosto che essere capofila.

Se non ora, quando?

Nel caso specifico dell’Italia ci si è mossi tardivamente con la ricerca e sviluppo dei motori elettrici portata avanti solo recentissimamente e soli per alcuni modelli prodotti nei nostri stabilimenti. Il caso della Germania è diverso. La perdita di competitività qui è il fattore scatenante. Le auto elettriche tedesco (che ci sono) hanno costi decisamente più elevati rispetto alla concorrenza statunitense (Tesla) o cinese (NIO, BYD, Lucid). Il margine di profitto per automobile di Tesla è di gran lunga superiore rispetto a quello di Audi, Mercedes, BMW e VolksWagen. Tesla ha inoltre recentemente dichiarato di voler tagliare ulteriormente i costi di produzione allargando la forbice e cercando di far fuori le rivali teutoniche.

Tornando all’Italia ci si dimentica che il passaggio dall’auto a benzina a quella elettrica potrebbe però rappresentare un’opportunità. Riconvertire le nostre fabbriche, nuove opportunità di lavoro, nuovi profili richiesti. Potrebbe richiedere investimenti significativi in infrastrutture di ricarica elettrica, nella produzione di veicoli elettrici e nuove tecnologie. Potrebbe anche avere implicazioni per la politica energetica e ambientale a livello nazionale e internazionale. E questa non è finzione, basti pensare al progetto “Tango” portato avanti da EnelGreen-Power che ha ottenuto 600 milioni di finanziamento dell’Unione Europea e mira ad ampliare la produzione di pannelli solari (15 volte superiore rispetto agli attuali livelli di produzione). Tutto nello stabilimento di Catania con la creazione di mille posti di lavoro tra diretti e indiretti.

In ogni caso, il divieto di vendere automobili con motore a combustione interna dal 2035 in Europa rappresenta un impegno importante per la transizione verso un futuro più sostenibile. Non solo: un futuro a basse emissioni di carbonio, quindi l’augurio è che tutti gli stati membri si facciano carico di una transizione che parta dall’Europa, ma che trascini a rimorchio l’intero pianeta. Quindi la domanda è: se non ora, quando?

#ostinatamenteEclettica

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Paola Proietti

Classe '77, giornalista professionista dal 2008. Ho lavorato in radio, televisione e, vista l'età, anche per la vecchia carta stampata. Orgogliosamente romana, nel 2015 mi trasferisco, per amore, in Svizzera, a Ginevra, dove rivoluziono la mia vita e il mio lavoro. Mamma di due bambine, lotto costantemente con l'accento francese e scopro ogni giorno un pezzo di me, da vera multitasking expat.

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