La disabilità è anche madre: #DisabilmenteMamme

La disabilità è anche madre: #DisabilmenteMamme

Maternità e disabilità. Sfida e pregiudizio. Ostacoli e discriminazioni.

Sterilizzazione, mutilazioni genitali femminili, aborto forzato. Sono gli spauracchi con cui le donne disabili con il desiderio di diventare madri combattono ogni giorno. 

A molte donne con disabilità è negato il diritto alla libertà riproduttiva, utilizzando il pretesto del loro benessere.

Un uomo con disabilità è visto come un uomo che “nonostante tutto” non ha perso la virilità. Una donna con disabilità che sceglie di diventare madre è percepita come un’incosciente, al massimo come una bambina che vuole una nuova bambola con cui giocare.

laura coccia

Per combattere stereotipi e pregiudizi legati alla figura della donna disabile e madre, è nata Disabilità, Indipendenza, Maternità – #DisabilmenteMamme.

Solidarietà e aiuto reciproco sono alla base dell’associazione (fondata da Antonella Tarantino e Samanta Crespi, a cui si sono aggiunte man mano altre donne dalle esperienze simili). Da gruppo whatsapp a pagina Facebook fino a diventare quella che è oggi: vera e propria rete di contatto sul territorio nazionale con figure professionali come ginecologhe, assistenti sociali, medici e avvocati con l’obiettivo di fornire un supporto concreto a tutte le DisabilmenteMamme italiane.

Componenti (madri disabili) e logo dell'associazione #DisabilmenteMamme
Logo #DisabilmenteMamme realizzato da Samanta Crespi

Siamo donne con disabilità che hanno intrapreso la strada della maternità e siamo presenti da nord a sud in tutta Italia, mi racconta Laura.

Conosco Laura Coccia da molti anni. L’ho apprezzata come atleta, come politica e la ammiro come donna e come madre. Lei ha la straordinaria capacità di catalizzare l’attenzione di chi la ascolta, animata com’è dall’ardore e dalla passione che mette in ogni sua battaglia, che sia sociale o personale. Probabilmente per questo le sue campagne di sensibilizzazione fanno sempre centro.

Quando ho lanciato le campagne #diversamenteincinta e #diversamentemamma, mi spiega, molte ragazze mi hanno contattato per consigli, suggerimenti o semplicemente per condividere un’esperienza. E con il tempo abbiamo deciso di unire le forze e costituirci in associazione per marcare la necessità di un cambio di passo sulle politiche sulla disabilità e la necessità di introduzione di specifiche politiche di genere per le donne con disabilità.

Un po’ di storia

Nel 1997 il Comitato delle Donne del Forum Europeo sulla Disabilità adotta il Primo Manifesto delle Donne con disabilità, documento che ha il merito di richiamare l’attenzione sulle donne con disabilità e sulle discriminazioni multiple alle quali sono soggette.

Il 2006 è l’anno dell’approvazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, trattato internazionale – ratificato dall’Italia con la Legge 18 del 2009, che introduce anche a livello normativo un nuovo paradigma basato sui diritti umani.

Nel 2011 il Comitato delle Donne rimette mano al Primo Manifesto, revisionandolo alla luce della Convenzione ONU.

Seppur il Manifesto non abbia, per sua natura, il medesimo valore normativo della Convenzione ONU, ha un’enorme portata politica ed etica e un valore dal punto di vista culturale e sociale. Mette in evidenza e consente di contrastare la discriminazione multipla che può riguardare le ragazze e le donne con disabilità per il solo fatto di appartenere al genere femminile e di avere una disabilità.

Il Manifesto fa riferimento al diritto alla maternità nel paragrafo dedicato ai “Diritti sessuali e riproduttivi” e recita: “In conformità all’articolo 23 della Convenzione ONU sui diritti delle Persone con disabilità, le donne con disabilità in età da marito hanno il diritto di sposarsi e di formare una famiglia sulla base del loro consenso libero e informato; nonché il diritto di entrare in altri tipi di relazione che comportano una vita stabile (…). Inoltre, essendo in grado di decidere il numero dei figli che desiderano avere, dovrebbero avere accesso alle informazioni sulla pianificazione familiare e sulla riproduzione; esse godono anche del diritto di conservare la loro fertilità sulla base di uguaglianza con le altre persone. (…) In tutti i casi, prevarrà il diritto della donna di mantenere il controllo sul suo corpo e della sua sessualità.”

#DisabilmenteMamme non è un hashtag di tendenza. É vita vera, vissuta. É voce. Rappresentanza. Condivisione. Baluardo di diritti. I suoi obiettivi sono concreti.

Abbiamo già avviato alcuni progetti come la registrazione di alcuni brevetti per degli ausili specifici per mamme con disabilità, ad esempio delle particolari stampelle per entrare in acqua. Il progetto più ambizioso è quello di creare sinergie con i centri antiviolenza, perché la violenza contro le donne con disabilità è estremamente diffusa. Noi non ci possiamo difendere, per esempio, da un’aggressione o da una molestia. E troppi, mi confida Laura, se ne approfittano.

Sarebbe opportuno un #MeToo delle donne con disabilità, ma purtroppo gli stereotipi che ci portiamo dietro sono ancora tantissimi.

#DisabilmenteMamme racconta la vita quotidiana di un gruppo di madri con disabilità, fatta di adattamenti ma anche di tran tran frenetico. Di quotidianità.

Quella quotidianità che Laura Coccia, ex atleta paralimpica italiana, nata con tetraparesi spastica, ex parlamentare, si è regalata a suon di sacrifici e lotte per i propri diritti. Il suo dono, il suo regalo più grande lo ha ricevuto quando è nato Giacomo.

Cercavamo questa gravidanza da moltissimo tempo. Io avevo perso la speranza. Avevo fatto le analisi del sangue ma ero assolutamente certa di non essere incinta. Per uno strano gioco del destino il giorno delle analisi i laboratori sono andati in panne e ho dovuto aspettare il giorno seguente per sapere i risultati. Ho chiesto di riceverli via mail e con un “leggi tu, tanto io so già di non essere incinta” ho passato il telefono a mio marito. “Tu non sarai incinta”; mi ha detto quel giorno, “ma le tue Beta Hcg hanno parecchie cifre…”.

Ed ecco che il miracolo è compiuto. E che una nuova vita si va formando pian piano nella pancia di Laura.

Teoricamente ero pronta da anni a diventare madre. Sapevo chi sarebbe stata la mia ginecologa, il mio ortopedico, il mio fisioterapista. Il mio fisico, nonostante i miei timori, ha retto alla grande, oltre le attese. Sono rimasta in piedi fino ad una settimana prima del parto, facendo fisioterapia costantemente dal 5° mese. Non avevo considerato le complicazioni che può avere una qualsiasi gravidanza e devo dire che ho collezionato molte delle opzioni possibili, dal diabete gestazionale alla colestasi. Non mi sono fatta mancare nulla.

La disabilità è «una caratteristica», una delle «diverse facce della normalità», e come tale può essere vissuta, affrontando un ostacolo alla volta, anche in modo creativo.

#Disabilmentemamme

Il rapporto di Laura con suo figlio, come quello di ogni madre con il proprio bambino, è un percorso di crescita a due.

É emozione allo stato puro, realizzata qualche mattina dopo la nascita quando ho trascorso infiniti minuti a guardarci negli occhi. In quel momento ho iniziato ad amarlo immensamente.

É scoperta: io ho l’opportunità di giocare e scoprire nuove abilità, lui si adatta e per ora non pesa le differenze.

Laura con suo figlio Giacomo

Visione del futuro: io immagino di riuscire a coniugare il futuro lavorativo e la maternità in modo sempre migliore, mentre a mio figlio auguro di essere libero e felice, senza mai smettere di sognare.

É anche condivisione di valori: il rispetto per gli altri, la normalizzazione della diversità.

La disabilità è solo una caratteristica, e non ciò che ci definisce.

Antonella #DisabilmenteMamme

La maternità è un dono.

É una scelta.

Che tutte le donne, tutte, se lo desiderano, hanno il diritto di accogliere e di vivere.

#DisabilmenteMamme sarà presto un libro che conterrà diversi racconti ed esperienze personali e biografiche oltre che interventi di specialisti.

#CaparbiamenteSognatrice

Elisabetta Mazzeo

Elisabetta, classe 1981. Ogni 18 anni un cambiamento. Prima la Calabria, poi Roma, ora Zurigo. Domani chissà. La mia sfida quotidiana? Riuscire nell’impresa di essere contemporaneamente mamma, moglie, giornalista, scrittrice e ora anche blogger. Ore di sonno: poche. Idee: tante. Entusiasta, curiosa, caparbia, sognatrice. Scrivere è un’esigenza. Una lunga gavetta nei quotidiani e nelle tv locali, poi l'approdo come inviata di Sport Mediaset. Non ho dubbi: il mio è il mestiere più bello del mondo. Una passione prima che un lavoro. Oggi ricopro l'inedito ruolo di vicedirettore a distanza di Retesole, l’emittente che mi ha visto crescere umanamente e professionalmente. Divoro libri e due li ho anche scritti, mi nutro di storie di sport, ma non solo. Scatto e colleziono foto, mi alleno quanto basta per non sentirmi in colpa e in compenso macino chilometri armata di scarpe da ginnastica e passeggino. L'arrivo delle mie due figlie ha rimodulato le priorità della mia vita. E adesso è con loro e per loro che continuo a mettere le mie passioni in campo. #CaparbiamenteSognatrice

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