Fratellino, l’Africa che non conosciamo

Fratellino, l’Africa che non conosciamo

Esiste un’Africa che non conosciamo, che non ci raccontano. Un’Africa attraversata ogni giorno, tra fame, sete, dolore, speranza, condivisione. Un’Africa ricca di culture e popoli diversi, di cui spesso diffidiamo, da cui spesso ci allontaniamo.

Ho cercato a lungo un libro che spiegasse in maniera cruda, essenziale e breve la marcia che migliaia di africani affrontano ogni giorno per raggiungere l’Europa. Volevo un libro che mi raccontasse in prima persona la cultura, i popoli di questo continente, che mi aprisse una finestra su una terra magnificamente vasta e che spesso tendiamo a sminuire con un banale “Quello là? Ah, viene dall’Africa”. Sì, ma da quale dei cinquantaquattro Paesi che la compongono? Dieci in più dell’Europa, tra l’altro.
30 221 532 km², l’Europa arriva a malapena a poco più di 10 milioni km².
Non è possibile fare di tutti gli africani un fascio, ignorare la storia di ognuno di essi, riunirli sotto un’unica sfumatura di colore. Un siciliano non è come un danese. Un malgascio (dal Madagascar) non è come un gibutiano. Il suggerimento mi arrivò qualche tempo fa da una delle persone su cui faccio meno affidamento per pure divergenze religiose: il Papa.

Sinossi

Ibrahima lascia la Guinea e il lavoro di camionista per un viaggio che non voleva fare, alla ricerca del fratellino più piccolo, Alhassane, partito con l’intenzione di raggiungere l’Europa e mai arrivato.
Un viaggio indesiderato, ma comune a migliaia di persone del continente africano.
Fratellino è una cronaca di viaggio dall’Africa all’Europa, lucida, essenziale, raccontata da Ibrahima stesso al poeta Amets Arzallus Antia. La sua voce è in grado di raggiungerci, senza vittimismo e con tutto il dramma del caso; in grado di spiegarci cosa sono la traversata del deserto, il traffico dei migranti, la prigionia, le torture, la violenza della polizia, il viaggio in mare, la morte. Cosa sono la sete, la fame, la sofferenza.
Esistono mille e mille motivi e storie che portano una persona ad attraversare il Mediterraneo per cercare di raggiungere l’Europa. La disumanizzazione delle loro morti, le espulsioni, le vite illegali sembrano necessarie per alimentare la nostra indifferenza. In realtà ognuna di queste vite è unica e universale, e questo racconto ne è la drammatica testimonianza.

Fratellino è un granello d’Africa

Voi qui avete il mare, ma noi là abbiamo il deserto. Se i tuoi occhi non hanno mai visto il deserto, non puoi capire bene che cos’è. Il deserto è un altro mondo, ci entri dentro e pensi: “Non uscirò mai da qui”.

Attraverso gli occhi di Ibrahima, vediamo l’Africa in ogni sfaccettatura: musulmana, cristiana, ricca, povera, crudele, generosa. Il viaggio di Ibrahima è il viaggio di tutti i migranti, una marcia dolorosa verso l’ignoto, una lotta per la sopravvivenza e la dignità.
Viaggia in Guinea, Liberia, Mali, Algeria, Libia e Marocco, con mezzi di fortuna, attraversando a piedi chilometri di deserto, incontrando personaggi senza scrupoli, disumani, irrispettosi della vita.
Quando scopre che Alhassane è sicuramente scomparso in mare, Ibrahima si sente perso, depresso e senza più una ragione per vivere. Ma è proprio in quel momento che gli si prospetta un viaggio verso l’Europa su un gommone di fortuna, in mare aperto, senza alcuna certezza di arrivare vivo. Ed è proprio per questo che intraprende anche lui quel viaggio, su una distesa immensa d’acqua, che fu fatale al suo amato fratellino.

È un libro da leggere, sia perché non è impegnativo dal punto di vista di tempistiche perché piuttosto breve, sia perché è un piccolo davanzale che si affaccia sulla storia di tantissime persone comunissime come noi e che smentisce gran parte di ciò che sappiamo o pensiamo di sapere su un continente così vasto.
Una doccia fredda? Sì. Difficilmente conosciamo i dettagli di quello che vivono queste persone, non lo troviamo sui giornali o in TV. Un libriccino che scorre veloce, ma che non si dimentica facilmente, è una cruda realtà, ma merita di essere conosciuta e sulla quale non possiamo dare alcun giudizio.

Grazie.

#FastidiosamentePaziente

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Federica Fiordalice

Classe 1994, da sempre il suo sogno nel cassetto è scrivere libri e vivere grazie ad essi. A furia di stare con la testa tra le pagine, è finita su DmU per scrivere e provare a imitare i tanti autori che legge. Al momento ancora non ha scritto alcuna pagina, ma gli scaffali di casa sua continuano ad accumulare libri in attesa di essere letti. Scout per la vita, tra le sue passioni troviamo la corrispondenza cartacea, collezionare cartoline da tutto il mondo e la sua bignè a quattro zampe di nome Wendy. Figlia di Tosca Tassorosso e Durin, capostipite dei Nani tra le file di Tolkien. Dolce, paziente, un po’ stacanovista (a giuste dosi), perfezionista (q.b.). Maneggiare con cura: potrebbe rifilarti freddure di punto in bianco come strategia di difesa.

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