Ambizione: virtù o vizio? Cosa ci insegnano Aristotele, Rousseau e Nietzsche
L’ambizione è forse il più moralmente ambiguo dei sentimenti. Diciamo che un giovane è ambizioso e gli riconosciamo una spinta ammirevole; definiamo ambizioso un politico e suona come un’accusa. Ai figli raccomandiamo di porsi degli obiettivi, ma li mettiamo in guardia dal diventare arrivisti. L’ambizione sembra dunque essere insieme il motore di ogni opera umana e l’innesco di molti vizi: un desiderio dalla natura duplice.
Da qui nascono gli interrogativi: l’ambizione è una virtù, un vizio o una forza necessaria che mette in moto l’intelletto nel mondo?
Il significato di ambizione: una parola che nasce dalle relazioni
Il termine viene dal latino ambitio, da ambire: “andare intorno”. Nella Roma repubblicana “ambiva” il candidato che percorreva il Foro stringendo mani e chiedendo voti. Dalla stessa radice nasce ambitus, il reato di corruzione elettorale: già gli antichi conoscevano il lato oscuro di questa parola.
L’origine del termine contiene già una tesi: l’ambizione è relazionale. Non si è ambiziosi nel vuoto, ma davanti a qualcuno, per ottenere ciò che solo gli altri possono dare: un voto, un onore, un riconoscimento.
Aristotele e la giusta misura dell’ambizione
Già nel IV secolo a.C. Aristotele, nell’Etica Nicomachea, rifletteva sul desiderio di onore. Osservava che tra l’eccesso e il difetto esiste una giusta via di mezzo, che però non ha un nome. Per questo il nostro giudizio oscilla secondo le situazioni: a volte lodiamo l’ambizioso come amante del bello, altre volte lo biasimiamo per la sua smania di scalata sociale.
Per Aristotele, quindi, l’ambizione richiede equilibrio: la giusta misura, che dipende da che cosa si cerca.

Rousseau: amour de soi e amour propre
Jean-Jacques Rousseau diede a questa intuizione una forma moderna. Distingueva l’amour de soi, l’istinto naturale di conservazione, dall’amour propre, un sentimento che nasce solo in società e ci spinge a misurare il nostro valore sullo sguardo altrui, a voler essere preferiti agli altri. L’ambizione è la forma sociale di questo secondo amore: non desidera una cosa, desidera il primato su qualcuno.
Se Rousseau aveva ragione, molte ambizioni non sono che spinte a primeggiare. E la domanda da porsi diventa: «Che cosa voglio davvero?».
Nietzsche e l’agòn: «Diventa ciò che sei»
Anche Nietzsche disse la sua, risalendo ai Greci. Nel saggio giovanile La contesa di Omero osservava che non avevano soppresso lo spirito di competizione, ma lo avevano regolato nell’agòn, la gara controllata. Per Nietzsche l’ambizione andava dunque formata, secondo la formula, ripresa dal poeta Pindaro, «Diventa ciò che sei». Degna era l’ambizione che spinge a sviluppare fino in fondo la propria identità e la propria unicità, non quella che rincorre il consenso.
Il confine tra autoaffermazione e sopraffazione
Il rischio sta tutto qui, nel confine sottile tra affermare sé stessi e sopraffare gli altri. Come evitare di giudicare invece di lodare, quando si parla di ambizioni? Tre domande aiutano a orientarsi.
1. Voglio l’eccellenza o l’applauso? Voglio l’eccellenza in ciò che faccio o soltanto essere acclamato per il prestigio che ne deriva? L’eccellenza arricchisce anche gli altri; la ricerca del prestigio si riduce ad apparenza.
2. Dove sta il limite? Quando occorre dire basta? Un desiderio senza limiti diventa una condanna, e l’ambizione si trasforma in ossessione.
3. Da dove nasce questo desiderio? Serve capire quanto è davvero personale e quanto vale il progetto che lo sostiene.
Un’ambizione sana: il carburante giusto
Con buon senso, un’ambizione misurata, libera da condanne e dalla spinta a desiderare senza sosta per apparire senza essere, è senz’altro un buon carburante: un’energia che mette in moto le nostre azioni e la nostra volontà.
E voi, quali ambizioni ritenete giusto coltivare? E quando è il momento di dire basta al semplice apparire, in un’epoca in cui mostrare tutto significa anche “ambire” a essere seguiti da sempre più follower?
A voi la riflessione su questa proposta… ambiziosa!
Antonella Crimi

