AMERICAN PIE – La Caduta

AMERICAN PIE – La Caduta

Non capivo perché da alcuni giorni mi suonava in testa la canzone “American Pie” di Don McLean.

La cantavo inventandomi qua e là qualche parola.

Perché è talmente lunga e piena di riferimenti culturali americani (di cui ne sono volutamente vergine) che è più bella così.

Inventata.

La ascoltavo nei vari dispositivi e percepivo un velo di tristezza nella voce del cantante.

Negli stacchi del coro e nella batteria, che sembra segnare un tempo a volte interrotto.

Allora mi sono interrogato sul perché fosse così lunga.

Se raccontasse magari qualcosa di particolarmente importante che necessitava di un lungo ed articolato testo che, curiosamente, termina ad ogni lamentoso ritornello con la famosa frase “The day the music died”.

E poi salutare (bye bye) un simbolo americano come la Apple Pie (qui rinominata American Pie) cosa voleva dire?

E allora via di libri sul rock gelosamente custoditi nella mia libreria.

Ricerche su internet nei vari siti dedicati al rock (che magari conosco solo io) e scopro la inaspettata vena poetica americana che ti sommerge di disincanto e sgomento.

La canzone, alla fine, parla della caduta dei sogni.

Di un certo stile di vita spensierato.

Di come il rock, la guerra, gli incidenti e le morti di personaggi iconici cambino inevitabilmente una o più generazioni, polverizzando l’innocenza giovanile e la fiducia nel futuro.

Ma non sono solo i sogni a cadere. Ci si mettono di mezzo anche il fisico, la morale e la società che proseguono verso un decadimento strutturale.

Ma alla fine, non è quello che stiamo vedendo oggi nelle piazze di alcune famose città europee e appunto americane?

La caduta delle certezze e delle insicure sicurezze?

Degli equilibri instabili che il turbocapitalismo genera e molto spesso anticipa.

Ed ecco che nella canzone risuonano parole e rimandi a Marx e al famoso e malinconico Festival di Altamont organizzato dai Rolling Stones che, a causa dei numerosi episodi di violenza e caos, sancisce la caduta dell’era hippy e degli anni Sessanta.

Se non fosse stato per Madonna che ha reinterpretato in modo geniale il pezzo di McLean, questa canzone sarebbe rimasta piccolo gioiello di autentica poesia americana in forma musicale che, ascoltandola oggi, risulta attuale più che mai.

Artemis

Nato nell’ormai lontano 1978 a Roma e vissuto tra il centro e la periferia, ho vissuto un’infanzia spensierata e ricca di emozioni, contornato da amici e cugini sempre pronti a divertirsi. Riesco a mettere la testa a posto quando capisco che studiare e conoscere il mondo è il vero inizio della vita ed è per questo che mi laureo in Scienze Politiche e, dopo 2 anni di lavoro, me ne vado in Australia per capire che aria tira ma è solo l’Amore che mi trattiene in Italia, un Amore che mi dona 2 meravigliosi bambini con i quali gioco, corro, urlo e mi diverto. L’AS Roma mi sceglie come tifoso e, a distanza di parecchi anni, posso dire che ha scelto bene anzi benissimo visto che cammino insieme a lei macinando chilometri e superando gli ostacoli. Radio, Cinema, TV (poca) e Musica mi fanno compagnia da sempre portando pensieri e parole nelle mie giornate, nelle mie corse mattutine, mentre lavoro, mentre mangio o mi perdo nei miei pensieri su come migliorare il mondo.

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