Quarantena felice a Barcellona

Quarantena felice a Barcellona

Ma si puo’ essere felici in quarantena, pur stando soli in casa, in un paese straniero, lontano dalla propria bella e numerosa famiglia, dal nipotino di due anni per cui si stravede (e per fortuna che esiste whatsapp con le sue videochiamate!), e dagli amici di sempre? Per certi versi si. Qui a Barcellona, per lo meno, si. Si puo’! Certo, i momenti down sono sempre dietro l’angolo in una situazione come quella che stiamo vivendo, ma basta guardare al lato positivo, come si e’ soliti fare qui. Perche’, in fondo, una soluzione si trova sempre.

Ci sarei dovuta stare solo pochi mesi, ma la realta’ e’ che ormai vivo a Barcellona da circa due anni, dopo quattro trascorsi in Germania. Io, che sono una girandolona, che amo le mega metropoli, che adoro Londra alla follia e la considero la mia seconda casa dopo Roma, mai mi sarei aspettata di trasferirmi nella capitale catalana, e per di piu’ di trovarmici cosi’ bene. Persino in quarantena.

Venendo dalla “perfettina” Germania (ero a Monaco di Baviera, considerata un po’ la “terronia” crucca, ma per me sempre Germania e’!), dove tutto funziona, tutto e’ in ordine, tutto e’ pulito, tutti seguono le regole, ero un po’ preoccupata di trasferirmi qui. Diciamo che le mie aspettative non erano altissime. E sicuramente il mio stato d’animo di allora non mi aiutava.

I CATALANI NON SONO SPAGNOLI! E TANTO MENO TEDESCHI!

“Ah gli Spagnoli… – pensavo -, sono come noi Italiani, “caciaroni”, incasinati, poco seri. Non mi trovero’ bene. Vabbe’ tanto e’ solo per pochi mesi…”.

Bene, innazitutto, non sono piu’ stati solo pochi mesi e poi, una cosa che ho imparato venendo qui, e’ che moooolti Catalani non si considerano esattamente Spagnoli! Perche’ qui siamo in Catalogna, qui si vuole essere indipendenti dalla Spagna! E qui, la prima lingua non e’ lo Spagnolo (anzi, il Castigliano), ma il Catalano, che peraltro non e’ nemmeno un dialetto come molti pensano, ma lingua ufficiale riconosciuta! By the way, pare che si parli anche ad Alghero!

Ok, mi dicono che i Catalani sono chiusi. Che nonostante Barcellona abbia la fama della citta’ dove si viene per fare festa, in realta’ sia Madrid, cosi’ regale e apparentemente piu’ sobria, dove fai amicizia anche parlando con un muro e dove persino le panchine del Parco del Buen Ritiro ti rivolgono la parola. Puo’ darsi. Puo’ darsi che i catalani siano tanto chiusi, vista anche la loro voglia di indipendenza. Pero’, dopo i miei cinque anni a Torino ai tempi delle Olimpiadi e i quattro piu’ recenti a Monaco (perlatro due realta’ con tante similitudini), posso dire che a me i Catalani non sembrano poi cosi’ tanto chiusi. O almeno quando si lasciano andare e ti permettono di entrare nel loro spazio. Sicuramente, in generale, quello che ho riscontrato qui, e che ancora oggi mi commuove ogni volta, e’ la gentilezza della gente. Qualche spagnolo “vero”, e forse anche i numerosi italiani di Barcellona, magari non la vedranno come me, ma per me che venivo dal paese della Merkel, ho riscoperto una gentilezza e una umanita’ che avevo dimenticato (peraltro, qui, quando ci si saluta o anche solo ci si presenta, ci si abbraccia e ci si bacia! Ok, magari ora con il coronavirus no, e si usa di piu’ il metodo… crucco!).

GENTILEZZA E UMANITA’ PRE-VIRUS E NON SOLO DURANTE

Qui, se la sera per il troppo vento (e a Barcellona l’arietta ogni tanto tira) ti vola di sotto un tappetino che avevi steso fuori alla finestra, nessuno ti insulta o ti urla dietro perche’ gli hai lanciato di proposito qualcosa di sotto o, magari, chiama addirittura la… “Polizei”. Qui, il tuo vicino, che magari non ti aveva neanche mai visto prima, ti dice di non proccuparti, che ci va lui domattina a recuperare il tappetino nel cortile del negozio accanto visto che lui lo conosce bene e che io devo andare in ufficio senno’ faccio tardi, e che poi lui, il tappetino volato, te lo mette in un sacchetto appeso alla maniglia della porta di casa cosi’ la sera al rientro te lo ritrovi. Qui, la gente e’ cosi’, non pensa sempre male o al secondo fine. Ti fanno i favori per farteli e basta. E non vogliono niente in cambio. Qui, se la vicina ti vede fuori al portone sotto alla pioggia con il valigione che aspetti il taxi per andare in aeroporto per tornare il tuo solito weekend al mese a Roma per vedere la famiglia, e nell’altra mano hai il sacchetto della immondizia, lei te lo sfila e con il sorriso ti dice che te lo va a buttare lei al cassonetto in fondo alla strada perche’ io gia’ ho la mano occupata con la valigia e piove pure. (Gia’, il mio solito weekend al mese per vedere la famiglia…. Ne ho gia’ saltati due per questo virus…. E chissa’ quanti ancora…).

Bene, questa gentilezza e’ rimasta anche durante la quarantena. Qui, gli stessi vicini che sanno che sei sola e lontana dalla famiglia, il giorno stesso che inizia la quarantena in Spagna (e in Catalogna!) ti mandano un messaggio per assicurarsi che tu stia bene, e per dirti che se hai bisogno di qualsiasi cosa loro ci sono. Qui, la proprietaria di casa fa lo stesso, e cosi’ persino la zia del tuo cantante preferito del momento che guarda caso abita a pochi minuti a piedi da te ed ogni santo giorno di quarantena ti manda video e messaggi per tenerti su.

In quattro anni di permanenza a Monaco, invece, non ne ho conosciuto mezzo di vicino, e se vedevo qualcuno nel mio palazzo e lo salutavo loro mi fissavano senza rispondere, fissandomi come se li avessi mandati a quel paese… Ma non e’ che in pieno centro a Roma sia tanto diverso, l’unica differenza e’ che nella nostra Capitale i vaffa sono detti forti, chiari e tondi e non te li mandano a dire!

ANCHE IN QUARANTENA IL CAMION DELLA SPAZZATURA E’ PUNTUALE COME UN OROLOGIO SVIZZERO

E sì, le mie aspettative di venire a vivere qui a Barcellona erano diverse non solo dal punto di vista umano. Pensavo di venire in una citta’ sporca (ok, la zona del Raval non e’ che profumi proprio di pulito, piuttosto li’ si sniffano odori diversi…!), dove i servizi offerti al pubblico, e soprattutto i trasporti, funzionano un po’ come in quasi tutta Italia – cioe’, male!

Sbagliato! Qui, alla pensilina del bus, come in Germania, se c’e’ scritto che l’autobus passa fra 7 minuti, state pur certi che passa fra 7 minuti, talvolta 6’58”. Qui, esistono ancora gli spazzini, come una volta a Roma. Quelli con la loro scopetta e il loro raccogli immondizia, sparsi per la citta’. Anche in quarantena. Qui il camion della spazzatura nella mia via, ancora adesso che siamo in quarantena, passa tutte le sere puntuale come un orologio svizzero, alle 22,30. Nel mio barrio, le strade – seppur deserte e apparentemente incontaminate – vengono lavate come sempre, come prima della quarantena, ogni lunedi’ e mercoledi’ mattina alle 9. Gia’, perche’ i Catalani – dicono – sono piu’ precisi e lavorano di piu’ del resto degli Spagnoli… forse anche in quarantena 😉

BALCONI AFFOLATI CAUSA ISOLAMENTO

Quello che e’ cambiato, durante questa quarantena, qui a Barcellona, e in particolare nel mio barrio, per quello che vedo, sono i balconi, le terrazze, i giardinetti privati. Prima dell’esplosione in Spagna del virus, questi erano sempre deserti perche’ la gente era in strada, a fare shopping per Passeig de Gracia, a passeggiare su Las Ramblas, a prendere il sole alla Barceloneta, a mangiare una paella al Porto Olimpico.

Ora invece, su davanzali e terrazzini, dell’epoca modernista di Gaudi’ e non, non si vedono piu’ soltanto bandiere catalane e il fiocco giallo simbolo dell’indipendenza. Ora, tante sono le persone che come esce un raggio di sole si riversano sui propri fazzoletti di balconi o giardinetti interni. Famiglie, mamme coi bambini, coppiette di ogni tipo, coinquilini male assortiti che condividono appartamenti improponibili, single che prendono il sole e si fanno compagnia con un libro. C’e’ chi fa yoga all’aperto sulla terraza condominiale (anche se non e’ proprio regolare…), chi si asciuga i capelli al sole, chi fa videochiamate a parenti, chi approfitta per curare le piantine. E c’e’ gente che si saluta e si augura “Que aproveche” (buon appetito) la domenica a pranzo da un balcone all’altro. Gente che tutte le sere alle 20, quando e’ il momento dell’applauso per ringraziare medici e sanitari, si sporge dalle finestre, si guarda negli occhi come fosse ogni volta la prima volta, da un balcone all’altro, quasi a voler dire: “Estoy contigo, todo ira’ bien!”.

Francesca Mei

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