In quarantena senza una casa. Il Covid visto da un’artista di strada

In quarantena senza una casa. Il Covid visto da un’artista di strada

E’ il 2 aprile del 2020. Camminiamo in una Milano deserta, tra serrande abbassate e mezzi pubblici vuoti. Percorriamo strade silenziose e all’improvviso vediamo innalzarsi maestoso ed imponente il Duomo, una luce in mezzo a tanto buio.

A condurci per mano in questo viaggio nell’atmosfera surreale che si respira in questi ultimi due mesi nella metropoli lombarda è Yohana, una videomaker di 29 anni che, tra quelle vie oggi desolate, vive. Su quei marciapiedi dove nessuno (o quasi) cammina più, dorme. Yohana è un’artista di strada e il suo è il racconto di chi vive la quarantena senza avere una casa. Un cellulare come strumento per catturare la sua realtà, una voce – la sua – che ci accompagna passo passo nella sua esistenza.

Quante volte, in questi giorni, ci siamo trovati a lamentarci per questa condizione di isolamento forzato? Quante volte abbiamo maledetto le nostre mura domestiche, senza mai pensare a chi un tetto sulla testa non ce l’ha? Persone che spesso si trovano a scambiare una parola con chi serve un pasto caldo nelle mense, o chi lascia una monetina nel cappello e che, in questo lockdown, si ritrovano più sole che mai.

Yohana è una videomaker e si vede, usa il telefonino come fosse una telecamera professionale. Inizia il suo progetto nel 2019, vuole condividere con il Mondo i “viaggi” delle persone invisibili, che, come lei, vivono la vita di strada. Un documentario che certo non si ferma ora di fronte al Covid, ma che anzi, nell’emergenza, riesce ad arrivare ancor di più dritto al cuore di chi osserva. Questo è ciò che è successo ad Elisabetta Angelillo, montatrice di programmi tv e al suo compagno Gianfranco Zucca, colpiti dalle immagini che Yohana carica sul suo canale Youtube, che scoprono per caso proprio durante questo periodo di quarantena

“Noi chiusi in casa” – racconta Elisabetta Angelillo – “e lei, che una casa non ce l’ha, e che continua a combattere per strada, tra le tante difficoltà da risolvere quotidianamente e, in una situazione resa più tragica dal Covid, continua a lavorare al suo progetto di documentario”.

Ed è stato proprio questo a spingere i due ragazzi romani a contattarla e darle supporto, provando a realizzare insieme un racconto ai tempi del Coronavirus.

Le spediscono una fotocamera di maggiore qualità, puntando ad un piccolo finanziamento di Covid Emergency Fund della National Geographic.

La traduzione del progetto viene curata, gratuitamente, dal prof. Andrew Rutt della John Cabot University (il traduttore di Flannery O’Connor) mentre le musiche sono dei Mokadelic (“Gomorra – La serie”, “Sulla mia pelle”, “ACAB”).

Il risultato è emozionante, a tratti destabilizzante.

Siamo noi a dover immergerci nella sua realtà e quasi sembra di interrompere qualcosa, rubare un’intimità guardando dallo spioncino. Eppure lei è generosa, ci fa entrare nel suo mondo fatto di esibizioni su un marciapiede semideserto. Non teme di mettersi a nudo, quando aspetta in fila per ritirare la tessera che le permetterà di mangiare un pasto caldo, non si preoccupa del giudizio quando si siede a terra e posa tutte le sue cose pronta ad addormentarsi sotto il cielo nudo, silenzioso e stordito di Milano.

E’ una buonanotte piena di speranza però, quella che con cui ci saluta Yohana.

Da guardare!

https://www.youtube.com/watch?v=Gnn9ZAF0bGU

distantimaunite

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