Quel superfluo necessario

Pubblicato da Martina Vassallo il

Il settore degli eventi è quello più colpito.

Ci risiamo. Siamo tornati a fare congetture su “che ne sarà di noi”. Ci chiediamo se questa seconda ondata sarà più rapida della prima o più indolore o se, invece, ce la porteremo dietro fino alla primavera. Se degenererà e perderemo in controllo come negli Stati Uniti. Siamo lì a guardare di nuovo i tg con l’ansia di chi attende una buona notizia sapendo già che non arriverà. Insomma, siamo di nuovo appesi a questo maledetto virus che è entrato a gamba tesa nelle nostre vite e non ha preso neanche un cartellino giallo. Un’ingiustizia, ecco come la viviamo, come un torto subito da non si sa chi. In realtà qualcuno pensa di saperlo da chi è arrivato questo torto, ma ormai tutti gli altri non hanno neanche più la forza per provare a rispondere alle varie esternazioni negazioniste e complottiste degli ultimi mesi, quindi si va avanti così, alla deriva diciamo.

Chiudere o non chiudere?

La cosa certa al momento è che non si può tornare a chiudere tutto. Questa certezza però fa acqua prima nelle nostre teste e poi nell’attuazione pratica delle nuove norme che vedranno l’ufficialità in queste ore. Ci attende una chiusura parziale, non ufficiale, ma fattiva. Ci chiediamo se basterà, se servirà ripetere il sacrificio di tornare spontaneamente a isolarci, a non vedere parenti e amici, a non andare a cena fuori, a non viaggiare, a non sposarci ecc… La cosa positiva è che ci siamo già passati e sappiamo come affrontare questa fase, ma allo stesso tempo, proprio perchè ci siamo già passati, sappiamo che se non è servito un lockdown di due mesi, non servirà una chiusura non chiusura a fermare il virus.

Necessario o superfluo?

E’ davvero impossibile pensare nuovi modi per assistere a concerti o spettacoli a teatro?

E queste erano le premesse tutto sommato razionalmente accettabili. Il punto su cui invece il cervello va in tilt è il fatto di dover fare una distinzione tra quello che può andare avanti e quello che deve interrompersi. Voglio dire: andare a scuola è necessario, prendere i mezzi pubblici è necessario, far lavorare medici e filiera alimentare è necessario, lasciare aperte le fabbriche è necessario (e a quanto pare anche stipare gli operai nei pullman).

Andare al cinema è superfluo, andare a cena fuori è superfluo. Un concerto, una festa di compleanno, un matrimonio, una sera a teatro, una gita a Firenze sono tutte cose superflue. Rinunciabili. No? E no, non lo sono più.

Si poteva far a meno del superfluo quando la prospettiva di restrizione era circoscritta a un paio di settimane, forse anche a un paio di mesi, ma ormai si è capito, è inutile che ci giriamo intorno: la faccenda è ancora lunga. Non è pensabile ad oggi accettare di rinunciare al cosiddetto superfluo, ma non per una questione di vanità o di frivolezza. Quel “superfluo” è lavoro, è vita per migliaia di persone e non si può più ragionare in termini di priorità. Si deve ragionare in termini di stabilità. Il cambiamento è necessario, dovranno essere ridefinite le modalità di svolgimento, bisognerà far rispettare le norme, si dovranno ripensare le dinamiche organizzative e anche i costi, ma il settore degli eventi e dello spettacolo, in generale, non può bloccarsi. Non ce ne rendiamo conto, perchè gli effetti non si vedranno nell’immediato, ma bloccare di fatto la categoria del superfluo equivale a bloccare il necessario.

Link

La manifestazione dei lavoratori dello spettacolo che si è svolta lo scorso sabato a Milano

#Noifacciamoeventi #Bauliinpiazza


0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.