Le sfide delle donne nello sport: i gol del 2020

Le sfide delle donne nello sport: i gol del 2020

Ok, caro 2020. Ammettilo. Non ti sei fatto amare un granché. Passerai alla storia come l’anno della pandemia globale e della diffusione nel mondo del Covid-19. Non proprio un bel primato.

Eppure io qualcosa di buono ho provato a riconoscertelo e raccontarlo a chi ci segue.

Le sfide delle donne nello sport

A conti fatti, caro 2020, sei stato l’anno della conquista di nuovi e importanti diritti delle donne nell’ambito sportivo. Diritti che avrebbero dovuto avere da tempo ma che hanno acquisito solamente in questi ultimi dodici mesi. Mesi di piccole e grandi rivoluzioni, di strade aperte, di conquiste, di gol messi a segno.

Stephanie Frappart

La foto copertina se l’aggiudica il volto di Stephanie Frappart, prima donna ad arbitrare una partita della Champions League maschile. 

Mercoledì 2 dicembre. Juventus-Dinamo Kiev. Un muro di pregiudizi abbattuto con la sola forza di un fischietto, il cui suono è destinato ad echeggiare da qui agli anni a venire.

“So di essere un modello, mi fa piacere. Le ragazze guardano la tv, se sono qui in campo possono vedere che tutto questo è possibile. Questa è la prima cosa che aiuterà alcune ragazze a iniziare ad arbitrare”

Stephanie Frappart

L’Italia, per ora, si mette in coda. Nella serie A esistono guardalinee donne, ma non ancora arbitri in rosa.

Sara Gama

La storica nomina di Sara Gama, leader della Nazionale e della Juventus, a vicepresidente del sindacato del pallone, ha dato, però, il la ad un cambiamento di prospettiva che solo fino a qualche anno fa appariva impensabile. Il suo obiettivo è di far crescere i diritti delle donne nel calcio.

“La gente neanche immagina che le sportive in Italia siano tutte dilettanti. Non dico noi che giochiamo a calcio, parlo delle atlete che portano la bandiera alle Olimpiadi. Puoi pensare che per tutte loro lo sport sia un hobby? Non abbiamo un’assicurazione sanitaria, una previdenza. Non abbiamo neanche uno stipendio, il nostro è soltanto un rimborso spese. Però lavoriamo come professioniste: tutti i pomeriggi, e qualche volta doppio allenamento. Ho visto ragazze titolari in nazionale smettere a venticinque anni perché avevano avuto un’offerta di lavoro. Fino a poco tempo fa se rimanevi incinta l’accordo con la tua società si dissolveva”.

Sara Gama

Il primo grande traguardo per la parità delle donne nel mondo del calcio sarà il professionismo. Annunciato dalla Federazione, dovrebbe diventare una realtà anche femminile a partire dal 2022. Mentre è di qualche settimana fa la decisione della FIFA di assicurare alle calciatrici il congedo di maternità: le donne potranno avere 14 settimane di stop garantito e il loro club sarà tenuto a reintegrarle in squadra e a dare loro assistenza medica.

“Se vogliamo davvero incentivare e incoraggiare il calcio fra le donne, dobbiamo tener conto di tutti questi aspetti. Le calciatrici non devono temere di perdere il posto o di non giocare più se scelgono di avere un figlio. Hanno bisogno di una stabilità e di una sicurezza che finora nelle loro carriere non era garantita. Non devono preoccuparsi di nulla per quando saranno di nuovo pronte a scendere in campo”.

Gianni Infantino

La scelta di diventare madre, per una calciatrice, diventerà quindi una decisione che non escluderà il ritorno sui campi. Così come accade già per le atlete in altre discipline. Non a caso Tania Cagnotto (nuoto) ed Elisa Di Francisca (scherma), prima di annunciare la loro seconda gravidanza e il conseguente addio alle prossime Olimpiadi, dopo la nascita del primo figlio avevano continuato entrambe a gareggiare regolarmente, ottenendo ottimi risultati.

Piccole grandi rivoluzioni

Le novità del 2020 nel campo delle sfide per la parità di genere nel mondo dello sport comprendono altri esempi.

Patrizia Panico

Prendiamo quello di Patrizia Panico. Dall’estate del 2020 è vice allenatrice dell’under 21 maschile. Unica donna nello staff delle sette nazionali maschili di calcio.

“Tutte noi vorremmo essere giudicate per quel facciamo in campo, non per l’orientamento sessuale”

Patrizia Panico

Le piccole grandi rivoluzioni hanno bisogno di una cassa di risonanza mediatica. Ecco perché ciò che accade nel mondo del calcio finisce per diventare un traino anche per tutte le altre discipline. E’ quello che si augura Antonella Bellutti (ex ciclista, due volte oro olimpico) candidata alla futura presidenza del CONI. Una vera e propria sfida a quello che, finora, (parole sue) è stato un sistema di potere maschile fortemente consolidato.

Antonella Bellutti

“Sono molto fiera di affrontare questa candidatura da donna, atleta, vegana, componente della comunità LGBT+ e con le mie tante diversità vorrei rappresentare un esempio da accogliere, non da tollerare, utile per uno sport inclusivo capace di esprimere il suo enorme valore in favore di tutte e tutti. Rappresenterò tutto ciò che non è mai stato rappresentato nello sport”.

Antonella Bellutti

Il potere delle donne è quello di non arrendersi mai. Quello di combattere battaglie che, viste da fuori, potrebbero sembrare episodi della saga di Don Chisciotte contro i mulini a vento. Basti pensare che c’è voluta una donna nel 2020, Giusy Versace, per far riconoscere pari opportunità agli atleti paralimpici nei gruppi sportivi militari e nei corpi civili dello Stato. Una riforma che garantisce loro lo stesso trattamento economico e contributivo. Una svolta culturale, storica e necessaria che pone fine ad una disparità che non aveva ragione di essere.

“Le donne hanno ragione a ribellarsi contro le leggi, perché noi le abbiamo fatte senza di loro”

MICHEL EYQUEM DE MONTAIGNE

Lo sport è sempre stato considerato una “cosa da uomini”, sia in termini di partecipazione, che di gestione. Nelle federazioni sportive europee le donne sono appena il 14%. La strada dell’universo femminile per la parità nello sport di certo è, quindi, ancora lunga. Siamo di fronte ad un terreno scivoloso, costellato di discriminazioni e luoghi comuni difficili da estirpare e combattere. Il sessismo nello sport può andare da subdole pressioni psicologiche a violenze fisiche.

Ma grinta e determinazione cominciano a dare finalmente i propri frutti, ad abbattere barriere che sembravano insormontabili. Qui non si tratta di lottare per le così tanto famose “quote rosa”. Si tratta di riconoscere il valore umano e sportivo di donne che si allenano, gareggiano e vincono come gli uomini. In questa corsa occorre unire le forze e come sempre fare squadra. Non si cercano favoritismi, o scorciatoie. Si vuole solo raggiungere un traguardo: competere su un terreno di gioco alla pari.

Caro 2020 quando il gioco si fa duro, i duri scendono in campo. E le donne lo sanno. E sono pronte a farlo.

Le donne forti sono come uragani. Diventano indomabili, quasi irraggiungibili. Non si fermano davanti a nulla. Sono discrete e amano quasi in segreto. Hanno sguardi sicuri e il cuore pieno di lividi. Sorridono e ingoiano lacrime. Loro, sono le donne che fanno la differenza”.

Luna Del Grande

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Elisabetta Mazzeo

Elisabetta, classe 1981. Ogni 18 anni un cambiamento. Prima la Calabria, poi Roma, ora Zurigo. Domani chissà. La mia sfida quotidiana? Riuscire nell’impresa di essere contemporaneamente mamma, moglie, giornalista, scrittrice e ora anche blogger. Ore di sonno: poche. Idee: tante. Entusiasta, curiosa, caparbia, sognatrice. Scrivere è un’esigenza. Una lunga gavetta nei quotidiani e nelle tv locali, poi l'approdo come inviata di Sport Mediaset. Non ho dubbi: il mio è il mestiere più bello del mondo. Una passione prima che un lavoro. Oggi ricopro l'inedito ruolo di vicedirettore a distanza di Retesole, l’emittente che mi ha visto crescere umanamente e professionalmente. Divoro libri e due li ho anche scritti, mi nutro di storie di sport, ma non solo. Scatto e colleziono foto, mi alleno quanto basta per non sentirmi in colpa e in compenso macino chilometri armata di scarpe da ginnastica e passeggino. L'arrivo delle mie due figlie ha rimodulato le priorità della mia vita. E adesso è con loro e per loro che continuo a mettere le mie passioni in campo. #CaparbiamenteSognatrice

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