Crisi climatica e alimentazione

Crisi climatica e alimentazione

Ho da poco finito un libro pazzesco, che mi ha fatto capire ancora di più quanto la crisi climatica sia legata al nostro stile di vita. E in particolare alle nostre scelte alimentari. Un libro che ha avuto un fortissimo impatto su di me e che è stata l’ennesima pugnalata al cuore. Ma anche nuova linfa per la mia voglia di cambiamento.

Il libro in questione è “Possiamo salvare il mondo prima di cena” di Jonathan Safran Foer. Un testo in cui l’autore, non nuovo alle tematiche ambientali, affronta l’argomento più difficile di tutti, ossia la responsabilità che noi esseri umani abbiamo in fatto di crisi climatica.

IL CIBO CHE MANGIAMO HA UN IMPATTO SULL’AMBIENTE

Come si può facilmente intuire dal titolo, il libro affronta il rapporto che esiste tra la nostra alimentazione e il cambiamento climatico in atto. Perché la verità è tanto semplice quanto difficile da credere: le nostre scelte alimentari hanno un fortissimo impatto ambientale. E ciò che in particolare ha un effetto devastante sulla salute del nostro Pianeta è l’abuso che facciamo della carne (e dei suoi derivati).

Una verità a cui Safran Foer nel libro arriva piano piano, girandoci attorno per le prime 75 pagine. Lo fa perché sa che nella maggior parte dei casi è una battaglia persa in partenza. E nella mia piccola esperienza lo so bene anche io. Perché appena si comincia a parlare di carne, latticini e uova la gente si infastidisce quasi subito e alza un muro.

Ma non possiamo contrastare davvero i cambiamenti climatici, se non parliamo in primis delle cause che li provocano. E la verità, da cui continuiamo a sfuggire, è che l’allevamento è una delle principali cause, se non la principale causa, della crisi climatica in corso.

GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI CAUSANO I CAMBIAMENTI CLIMATICI

La gran parte della carne che consumiamo oggi proviene da allevamenti intesivi.

L’inquinamento e i danni causati da questo settore sono molteplici. Produzione di CO2, metano e protossido di azoto (gas serra responsabili del riscaldamento globale), deforestazione, consumo e inquinamento delle acque, violenza sugli animali, effetti nocivi sulla nostra salute. Solo per citarne alcuni.

La crisi climatica è la più grande e grave emergenza che l’umanità si sia mai trovata ad affrontare. E la cosa spaventosa è che la causa di questa crisi sono le attività umane. Siamo noi!

Sono i nostri stili di vita, i nostri metodi di produzione, i trasporti e prima fra tutti la nostra alimentazione prevalentemente a base di prodotti di origine animale.

Questo punto è il bandolo della matassa. Perché se da una parte siamo da condannare, dall’altra abbiamo anche nelle mani il potere e la possibilità di cambiare concretamente le cose. Invece di lamentarci che i governi e le aziende non cambiano, cominciamo a cambiare noi per primə.

Ognunə di noi in quanto consumatore e consumatrice può fare la differenza in questa crisi. E lo può fare subito, nell’immediato della sua quotidianità, cambiando solo qualche abitudine. Non si tratta quindi di compiere gesti eroici o sacrifici inimmaginabili, ma solo di essere un po’ più consapevoli delle implicazioni delle proprie azioni. Basterebbe che tuttə riducessimo al minimo il consumo di carne e derivati per dar vita ad un cambiamento così potente da rallentare davvero la crisi climatica.

POSSIAMO SALVARE IL MONDO… A TAVOLA!

È tanto semplice quanto incredibile, ma possiamo salvare il mondo facendo semplici azioni quotidiane come la spesa, cucinare e mangiare.

Le nostre scelte alimentari infatti sono contagiose a livello sociale. Noi non mangiamo da soli, ma mangiamo come famiglie, comunità, nazioni e come Pianeta. Le scelte dei consumatori hanno un peso enorme sulle politiche di produzione e sul mercato. Se tuttə smettessimo di comprare l’acqua in bottiglia, questa sparirebbe dagli scaffali dei supermercati in men che non si dica. Un po’ come è successo anni fa al tanto demonizzato olio di palma. Stessa cosa varrebbe per la carne.

Se il consumo giornaliero di prodotti di origine animale si dimezzasse, gli allevamenti intensivi incasserebbero una notevole battuta d’arresto. Dimezzandosi la domanda, si dimezzerebbe di conseguenza anche l’offerta e quindi il numero effettivo di animali allevati e macellati in condizioni atroci negli allevamenti industriali. Questo significherebbe prima di tutto meno dolore e sofferenza per loro e meno inquinamento per la nostra Madre Terra.

MENO CARNE, MENO INQUINAMENTO

Si dimezzerebbe innanzitutto la produzione di emissioni di gas serra. Perché non so se lo sapete, ma il bestiame è la fonte principale di emissioni di metano e protossido di azoto, due dei gas serra più presenti nell’atmosfera. Tra l’altro il metano ha un potenziale di riscaldamento globale 34 volte maggiore della CO2, mentre quello del protossido di azoto è 310 volte superiore a quello dell’anidride carbonica. Entrambi questi gas vengono eruttati, esalati, scoreggiati e trasferiti nelle urine e negli escrementi degli animali, in grandissime quantità. Pensate che se tutte le mucche del mondo fossero un paese, sarebbero terze in classifica per emissioni di gas serra dopo Cina e Stati Uniti. Un dato che dovrebbe farci riflettere molto.

Non dimentichiamoci inoltre che l’allevamento è la causa principale della deforestazione. Quindi se si dimezzassero gli allevamenti industriali, servirebbero meno terreni dedicati al bestiame e alla coltivazione dei cereali destinati al foraggio. Al quale attualmente è destinato il 59% di tutta la terra coltivabile. Si arresterebbe quindi anche la deforestazione, con conseguenti ovvi benefici sulla qualità dell’aria e del suolo.

Gran parte dei cereali prodotti verrebbe inoltre destinata a sfamare milioni di persone che ancora oggi nel mondo muoiono di fame. Si risparmierebbero tonnellate di acqua, che potrebbero essere destinate a chi combatte ogni giorno contro la siccità. Un terzo di tutta l’acqua potabile infatti è destinata al bestiame. E tanti altri vantaggi per la salute nostra, del Pianeta e degli animali.

UNA SCELTA OBBLIGATA

Non voglio raccontarvi altro, perché spero leggiate di persona il libro di Safran Foer. Un testo dal forte impatto emotivo, in cui la Storia incontra i dati scientifici, per poi lasciare spazio al racconto personale. Un messaggio chiaro e drammatico, che non lascia scampo. Per salvare la Terra dobbiamo cambiare alcune abitudini alimentari. O rinunciamo ad una alimentazione prevalentemente a base di prodotti animali o rinunciamo al nostro Pianeta.  

La scelta è nelle nostre mani… e sulle nostre tavole.  

“Nessuno se non noi distruggerà la Terra e nessuno se non noi la salverà…

Noi siamo il diluvio e noi siamo l’Arca”

Jonathan Safran Foer

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Eloisa Dal Piai

Ciao a tutt* io sono Eloisa, Green-tosa in questo blog e nella vita. Sono nata e cresciuta a Padova, ma romana di adozione e di cuore. Vivo a Roma dal 2011 e amo questa città follemente, nonostante tutte le sue criticità. Ma io adoro mettere ordine nel caos e forse per questo anche amo vivere qui, tra storia antica, bellezza architettonica, traffico, buche, parchi immensi, caciara e il mare a 2 passi. Lavorativamente ho fatto di tutto: animatrice, babysitter, barista, assistente alla regia e insegnante di teatro, speaker giornalistica, redattrice e conduttrice radiofonica. Lavoravo nel mondo dello spettacolo, ma ho capito che non faceva per me. Sono troppo vera e genuina per quell'ambiente. E così, come faccio spesso, ho invertito la direzione della mia vita e ho cambiato strada. Perché finalmente ho capito cosa voglio: voglio alzare la voce, lottare per ciò in cui credo, fare la differenza e portare ben-essere nel mondo. Il tutto con il sorriso e tanto entusiasmo. Sono un'attivista, ambientalista e femminista, faccio volontariato e lavoro nel campo del sociale. Amo mangiare, stare in mezzo alla natura, ridere, leggere e continuare a studiare e scoprire sempre cose nuove. Vivo a colori! Il mio scopo nella vita: essere felice e portare felicità!

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