Voglia di vacanza e turismo sostenibile

Voglia di vacanza e turismo sostenibile

Finalmente la tanto desiderata primavera, pronta a traghettarci verso la stagione più calda, ha fatto capolino nelle nostre giornate. E subito ci è venuta voglia di gite fuori porta, di una mini vacanza e, per chi può, di ferie vere e proprie.

Ci stiamo avvicinando al periodo dell’anno che aspettiamo di più. Quello dell’estate e delle giornate libere da impegni lavorativi: al mare, in montagna ma anche nelle città d’arte. Per toglierci il peso di un inverno troppo lungo e faticoso.

Negli ultimi due anni non è stato facile programmare una vacanza. Non sapendo cosa ci saremmo dovuti aspettare da lì a pochi mesi. Ci siamo trattenuti nelle prenotazioni troppo anticipate e nel sognare una qualsiasi meta.

Forse proprio per questo ora la nostra mente vola ancora più velocemente, immaginando e fantasticando le destinazioni.

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Il ricordo che ho delle vacanze estive, memoria comune alla mia generazione anni ’80, è quello di un piano scandito nei tempi e nei luoghi: una settimana, due per i più fortunati, in una pensione a conduzione familiare in località marina. Con le giornate che passavano tra sabbia e mare. I più fortunati poi trascorrevano il resto della villeggiatura nelle seconde case.

Ma come per tutte le cose, anche per le vacanze le cose sono cambiate. In molti amano dire che “si evolvono”.

Dalla voglia di ridurre l’impatto ambientale e di attutire i disequilibri economici è nato il turismo sostenibile, che oggi è ancor più verde e solidale. Questa modalità turistica permette di poter conservare e preservare le culture e le abitudini dei luoghi visitati.

A un certo punto ci si si è resi conto che il territorio andava rispettato, oltre che amato e visitato. E’ stato un cambio di rotta considerato necessario, da tutti coloro che mal sopportano il ben più famoso turismo di massa. La coscienza ambientalistica è ormai forte. Così destinazioni, luoghi e interessi si sono modificati e diversificati.

Il vero passo in avanti verso l’ecosostenibilità delle vacanze è arrivato nel 2002: eletto anno internazionale dell’ecoturismo. Da quel momento hanno cominciato a diffondersi strutture ricettive a conduzione familiare e i bed and breakfast, che propongono soggiorni a contatto diretto con la natura e le comunità locali. E sono nati sempre in quel periodo i primi tour operators specializzati.

La reale svolta in Italia si è avuta negli anni duemila con lo sviluppo esponenziale degli agriturismi, grazie ad una legge quadro ad hoc che ne disciplina l’attività.

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Ma cosa è in definitiva un agriturismo? Si tratta di una struttura rurale, preesistente nelle aziende agricole, in grado di dare ospitalità con veri alloggi. I pasti sono costituiti prevalentemente da prodotti di produzione propria oppure provenienti da aziende agricole dello stesso territorio: con marchi DOP, IGP, DOC, IGT e DOCG. L’agriturismo impegna i suoi spazi interni ed esterni per le degustazioni dei prodotti e organizza attività ricreative culturali, didattiche e soprattutto escursioni. Per l’Italia questo tipo di ospitalità è diventato un cavallo di battaglia. Complice la struttura del nostro Paese, con un territorio immenso costituito da borghi spesso vicini anche alle città d’arte.

Tanto che richiesta e offerta per questo tipo di vacanza, piccola o grande che sia, è sempre in costante crescita.

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Altra forma di turismo ecosostenibile, che strizza l’occhio al territorio, è la vacanza in un “albergo diffuso”. Nato dall’idea di Giancarlo Dall’Ara, docente di marketing turistico, e da una sua riflessione su come utilizzare le case ristrutturate, e mai più ripopolate, con i fondi del post terremoto del Friuli Venezia Giulia. Dall’Ara decise allora di adibirle a fini turistici, dando così vita all’albergo diffuso, sempre più ricercato in Italia e in Europa.

In poche parole L’albergo diffuso è «un’impresa ricettiva alberghiera situata in un borgo, formata da più case, preesistenti e vicine fra loro. Con gestione unitaria e in grado di fornire servizi alberghieri a tutti gli ospiti».

La prima regione italiana che è riuscita a realizzarne il sogno fu la Sardegna, con Sauris e Bosa. Da lì a poco anche la Puglia, ad Alberobello, fece nascere il suo primo albergo diffuso, sfruttando i trulli.

Tutta l’Italia è rimasta affascinata da questa modalità che ha trovato spazio nei piccoli centri storici e nelle antiche formazioni e insediamenti rurali. Esempi ne sono il Lago di Trevignano nel Lazio. Oppure in Abruzzo il famoso Borgo di Santo Stefano di Sessanio e in Basilicata il centro storico di Matera.

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La crescente e costante diffusione dell’albergo diffuso, è dovuta senza dubbio all’attenzione che ormai il turista ha sui contenuti di sostenibilità e di rispetto dell’ambiente. Temi presenti nelle nostre vite.

Molti Paesi ormai offrono queste soluzioni, tipo Scandinavia, Germania e Francia. L’Italia, forse con un po’ di ritardo, ha capito l’importanza di cavalcare questa nuova cultura. Tenendo conto dei borghi, delle coste marine e delle città d’arte che fanno da cornice al nostro Stivale.

Quindi ora che ci apprestiamo a prenotare le nostre vacanze, dopo aver scelto la località, cerchiamo in quella stessa zona, un agriturismo o un albergo diffuso.

Per esperienza vi assicuro che vivere un momento del genere vuol dire non voler più tornare indietro.

Perché immergersi nella natura, nella storia e nell’agroalimentare del nostro Paese ci regala una consapevolezza maggiore di ciò che siamo, quanto a habitat e tradizioni.

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Laura Cardilli

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