Brand blunders: gli errori di marca più eclatanti

Brand blunders: gli errori di marca più eclatanti

Quante volte ci è capitato di fare delle gaffe e, subito dopo, provare un tale imbarazzo da voler diventare invisibili? Beh, se vi può consolare, questa è una cosa che accade alla maggior parte degli individui molto più di quanto immaginiamo. Ne sono protagonisti anche i grandi brand nel mondo del marketing quando realizzano campagne pubblicitarie finalizzate all’internazionalizzazione. Vediamo come!

Cosa sono i brand blunders e perché si verificano

Con il termine “brand blunders” ci si riferisce ai cosiddetti “errori di marca”. Questi ultimi non sono altro che vere e proprie gaffe commesse dai brand nel momento in cui promuovono nuovi prodotti all’estero.

Fra i diversi motivi, la principale causa di queste situazioni imbarazzanti è la mancanza di una sensibilità culturale da parte delle aziende. Di tanto in tanto, infatti, alcuni brand non tengono in considerazione quelle che sono “barriere all’ingresso” di un determinato paese straniero dove esportare nuove linee di prodotti.
Queste barriere sono sostanzialmente di due tipi: culturali e linguistiche.

Tra i brand di lusso, ad esempio, chi ha avuto problemi di questo tipo? Sicuramente Chanel, Heineken, Nike e molti altri.

Brand blunders religioso-culturali

Quando non si conosce una cultura straniera può nascere un problema, soprattutto se di mezzo c’è la religione. Allora sì che la faccenda si fa complicata!

Prendiamo ad esempio il caso Chanel del 1994.
In quell’anno, la modella tedesca Claudia Schiffer ha indossato un corsetto di Chanel – disegnato dallo stilista Karl Lagerfeld – che sarebbe passato alla storia come il “corsetto satanico”.

Su tutto il corpetto, infatti, era visibile un verso del Corano e ciò ha scatenato il risentimento degli islamici, per via dell’accostamento di parole sacre del Corano a una scollatura.

Claudia Schiffer a Parigi per la collezione Alta Moda Primavera Estate di Chanel, 1994 – (fonte: Rindoff/Garcia/Getty Images)

In risposta alla protesta della comunità musulmana però, Chanel si è scusata e ha avuto il sostegno da parte di molti stilisti italiani, che hanno considerato il verso del Corano come un semplice elemento ornamentale e creativo, privo di qualsiasi intento offensivo.

Nello stesso anno, a fare una gaffe culturale – sempre in ambito religioso – è stata Heineken. Quest’ultima, in occasione della finale di Coppa del mondo, ha rappresentato le bandiere dei vari paesi qualificati all’interno dei tappi delle bottiglie. Tuttavia, nel fare ciò, il birrificio non ha tenuto conto della bandiera dell’Arabia Saudita, sulla quale è rappresentato un verso religioso. Anche in questo caso, dunque, si è verificato un accostamento poco gradito: bevande alcoliche e testi sacri non vanno d’accordo.

Di conseguenza Heineken, per rimediare, ha rivisto tutte le bottiglie che stava commercializzando e ne ha sospeso la promozione.

Brand blunders in Cina

Negli ultimi anni, grazie alla globalizzazione, molte aziende occidentali hanno deciso di commercializzare i loro prodotti/servizi nei mercati orientali. Nel fare ciò, molte di queste attività hanno scelto come mercato di riferimento la Cina, ricca di usanze e tradizioni. Ed è proprio nel confronto con quest’ultima che è nata qualche incomprensione.

Nel 2015, ad esempio, la Nike ha lanciato sul mercato un’edizione limitata della scarpa Nike Air Force 1, che ha suscitato ilarità e scalpore tra la comunità cinese.

Cucito sulla scarpa sinistra, infatti, vi era il carattere cinese “Fa” (發) che preso singolarmente significa “prosperità”, mentre su quella destra si leggeva il carattere “Fu” (發) che significa “la fortuna arriva”.

Edizione limitata della scarpa Nike Air Force 1 – (Fonte: zi.media)

Nella grammatica cinese però, quando questi due caratteri vengono accostati prendono un altro significato, ossia quello di “ingrassare”.
Comprensibilmente, i cinesi non hanno preso bene il messaggio di questo prodotto, che ha lasciato pochi dubbi all’interpretazione.

Come risposta, la Nike ha precisato che l’intento non era quello di offendere la comunità cinese e che la scelta di abbinare entrambi i caratteri semmai sarebbe stata esclusivamente del consumatore.
Inoltre, Nike ha fatto sì che il carattere “Fu” venisse rappresentato capovolto – come vuole la tradizione cinese – in modo da portare fortuna.

Conoscere le lingue e le tradizioni straniere, infatti, si sta rivelando una scelta sempre più obbligata per le aziende. Non trovate?

Naturalmente di casi simili ce ne sono stati e ce ne sono tuttora molti. Ed è proprio per questo motivo che, per evitarne altri ancora, è importante per le aziende prendere coscienza del fatto che una semplice svista può creare malumori nei consumatori, oltre che imbarazzo e una cattiva reputazione per il brand.

Casi sopracitati quali Nike, Chanel e Heineken, tuttavia, ci insegnano che dagli errori si impara e ci si può rialzare più forti di prima, continuando a regalare emozioni tra i consumatori di tutto il mondo!

Barbara Russo

#leperledibi

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