Fantasmi e Incantesimi

Fantasmi e Incantesimi

Un luogo, una memoria e un mondo fantastico. Tra favola e realtà. L’appenino Dauno e il Rione Fossi. I terremoti e le Gole. Tra orgoglio e testimonianza storica. Le leggende e le tradizioni del borgo antico. Sorgenti e corsi d’acqua. Scale, fontane e silenzio. Bizantini e Normanni. Le case scavate nella roccia, i vicoli e le grotte. La Torre dell’Orologio che scandisce un tempo non frenetico e la Porta spartiacque di due mondi, uno chimerico e l’altro reale. Due universi che scorrono paralleli. Le case intonacate e le simmetrie novecentesche. Le case in pietra e le asimmetrie medievali. L’arte, la cultura, l’autenticità dei luoghi e delle persone. Tra passato e modernità. Fantasmi che si aggirano nelle dimore disabitate e incantesimi lanciati a chiunque passi di là. Un paese traslato. Una poesia incastonata nella Puglia. Accadia la Forte. Terra di confine e leggenda.

Niente diventa leggendario più in fretta di un luogo pubblico brutalmente sottratto alla frequentazione popolare

DANIEL PENNAC

Avrei potuto iniziare con “c’era una volta” e terminare con “e vissero tutti felici e contenti“, e il tono di questo racconto di viaggio non sarebbe cambiato. Perché Accadia, in Puglia, è una favola. Forse moderna, sicuramente affascinante.

Ho chiesto a Michele Fabio Ferro, dell’associazione Verde Mediterraneo, di aiutarmi nel resoconto di un un luogo così particolare. Lui che è accadiese doc e riesce a descrivere, come nessuno, questo spaccato di terra pugliese. Partendo innanzitutto dalla Storia e descrivendo la parte più intrigante della città, i Fossi.

Quando arrivi ad Accadia lei ti accoglie con l’acqua della sua fontana. E non è un caso.

E’ uno dei comuni più giovani della provincia di Foggia ma vanta origini antichissime. 

Il territorio era abitato fin dai tempi del Neolitico, grazie alla presenza delle moltissime grotte naturali, delle sorgenti e del torrente Frugno. Con i Sanniti l’insediamento si sposta in montagna e si arrocca. L’antica città che si chiamava Accua, proprio per la sua caratteristica di essere ricca di acqua, viene distrutta durante le guerre sociali in epoca romana, intorno all’88 a.C.. Nascono al suo posto innumerevoli ville disseminate lungo le vie romane. La località era uno snodo importante, soprattutto in periodo imperiale, nel II – III sec.. E infatti sono state ritrovate molte stele, di parenti stretti di imperatori romani come la dinastia dei Severi, insieme a monili e monete. Ritrovamenti che sono una unicità del territorio.

E’ durante il Medioevo che i Fossi vengono ripopolati. Con le invasioni barbariche, si sale sulle colline per costruire le prime roccaforti. Accadia viene fortificata con i Bizantini. Riceve le attenzioni di Longobardi, Saraceni e poi dei Normanni e Federico II. Fu con gli Angioini, in seguito al loro sopravvento sugli Svevi, che Accadia e il Rione Fossi assumono l’aspetto che vediamo oggi.

Dal 1300 in poi Accadia assume la conformazione che ammiriamo tuttora.

Gli Angioni trasformano Accadia.

Con due fortini, uno nell’ex carcere e l’altro nell’ex palazzo ducale, e tre porte: la Portella, Porta di Capa e Porta di Piedi. La Chiesa bizantina che stava al centro dell’abitato viene spostata, in seguito all’assedio ad opera di Re Ferrante.

E a proposito di Re Ferrante. Fu con lui che Accadia prese ad essere nominata “La forte” entrando nella leggenda.

Durante la guerra che nel 1462 oppose Angioini e Aragonesi per la successione al Regno di Napoli…

Accadia, a differenza di tutte le altre fortezze prese di mira da Re Ferrante in quello stesso periodo, fu capace di resistere come nessuno si aspettava. Un esercito di circa 7000 uomini contro un manipolo di circa 300 persone, uomini adatti alle armi e soldati, a difesa di Accadia. Per ben 19 giorni la cittadina pugliese oppose resistenza. Fino a quando arrivarono le bombarde dal Maschio Angioino, da Napoli. Solo allora crollò Porta di Capa e Ferrante con i suoi alleati, compreso lo Sforza, riuscì a vincere l’assedio ed entrare ad Accadia. Saccheggiandola per ben quattro giorni.

Giovanni Pontano, famoso scrittore umbro dell’epoca, che scriverà l’epigrafe della porta trionfale di Re Ferrante, conservata ed esposta nel castello del Maschio Angioino, dedicò ben due pannelli a questo episodio: Accadia la forte città fu presa da un re più forte.

Aquadiam fortem coepit rex fortior urbem Andegavos pellens viribus eximiis

Visitando oggi Accadia si può notare l’antico assetto di quel periodo. Case, casette, asimmetrie, scalini. Tutto a chiocciola intorno alla chiesa madre.

Con l’arrivo dei Borboni molte attenzioni vengono riservate alla cittadina pugliese.

Si inizia a costruire fuori dalle mura di cinta, cade la torre maestra e in sostituzione ci sarà la Torre dell’Orologio. Un monumento borbonico importante è la Fontana Monumentale, da cui ancora esce l’acqua. L’acqua è la costante nella vita e nel nome di Accadia. Da Accua a Aqua Dia.

La storia più recente di Accadia racconta che è stata contesa tra la provincia di Avellino e quella di Foggia. Fino al 1928 quando, durante il regime fascista, viene portata definitivamente in provincia di Foggia e poi nel 1970 entra a far parte della regione Puglia, con l’istituzione delle Regioni.

Due eventi disastrosi intervengono a donarle, suo malgrado, un alone di incanto senza fine.

Nel 1930 un violento terremoto l’ha scossa, provocando danni e 41 morti nella parte antica. E’ nato così il quartiere novecentesco e, intorno alle casette asismiche, è sorto il nuovo borgo.

Nel 1962 un altro terremoto, per fortuna senza vittime, ha causato ingenti rovine e paure. Si decise per questo motivo di traslare il paese. Dal borgo antico fino alla zona nuova.

Chi era proprietario di una casa nel borgo antico, quindi nel Rione Fossi, ha dovuto lasciarla. Ha ricevuto in cambio una casa nella zona nuova, mentre il borgo antico è divenuto nel frattempo patrimonio comunale. Una porzione disabitata dal 1962. Anche se tra il 1990 e il 2000 c’è stata il tentativo di ripopolarla, con una ristrutturazione. Tuttavia purtroppo ancora non si riesce a dare nuova vita al borgo.

Strade e rocce richiedono vita.

E anche se come borgo fantasma ha il suo fascino, è tuttavia un vero rammarico non vedere quegli alloggi, recuperati nella ristrutturazione del 2000, pullulare di voci e suoni.

Probabilmente sarebbe ancora più suggestivo farli abitare!

Sarebbe bello consolidare le strade e rivalorizzare il palazzo ducale, la chiesetta e la casa canonica. Mostrare le tre fasi. Gli alloggi abitati, la parte consolidata e una porzione lasciata appositamente disabitata.

Stradine strette, vicoli tortuosi, le antiche abitazioni medievali e i resti delle piccole chiese, raccolte attorno alla monumentale chiesa matrice dei Santi Pietro e Paolo, risalente all’epoca bizantina.

A cavallo tra due opposti. Tra la realtà e il fantastico, tra l’ovvio e il sorprendente. 

Sviluppatosi attorno al tempio in onore della dea Eca, Accadia è uno dei borghi più caratteristici della Daunia. E riveste un doppio fascino. Storica da una parte, eccellenza naturalistica e geologica dall’altra.

E infatti a caratterizzare il territorio non è solo il ricco patrimonio storico-culturale, ma anche le numerose aree verdi che, incontaminate, ricoprono l’area. Il borgo, situato a 650 metri di altitudine, è tra i più elevati della Puglia e vanta bellezze indescrivibili.  

Come le Gole. Che danno vita a dei giochi d’acqua spettacolari con 4-5 cascate, non altissime, ma che riescono comunque a formare ognuna il proprio piccolo lago. Raggiungibili seguendo un sentiero che parte dalla Chiesetta di Santa Maria Maggiore e che costeggia il letto del torrente Frugno, le cui sorgenti appunto affiorano tra bianche pareti calcaree. 

Le Gole di Pietra di Punta sono un luogo magico. E’ bellissimo vedere queste rocce che si diramano da due colline differenti e si incontrano proprio nel torrente Frugno dove c’è la foresta a galleria e una piccola cascata che crea un laghetto, tra i pioppi e i salici. Probabilmente nel periodo neolitico doveva essere un’area sacra perché sono stati ritrovati dei Menhir messi in forma semicircolare e delle fessure che ricordano riti di fecondità.

Che altro aggiungere? Che nei pressi di Pietra di Punta c’è la Chiesa di Santa Maria dei Cavalieri Teutonici, che in epoca romana era una stazione di posta. Lì passava la Via Erculea. Nel Medioevo nello stesso posto, i cavalieri teutonici fondarono un ostello, dando ospitalità ai pellegrini, che da Roma si recavano in Puglia. A inizio ‘800 prima con Napoleone e in seguito con l’unità d’Italia, i beni furono sottratti alla Chiesa e acquistati da famiglie facoltose per poi essere donate al comune, come si è verificato anche in questo caso.

Visitare Accadia vuol dire immergersi in millenni di storia e ritrovare quei ritmi umani, ormai persi nelle frenetica modernità da cui tutti siamo risucchiati. Riscoprire una pace che non è noia ma lo stato d’animo necessario per riflettere e per recuperare i ricordi delle leggende, anche quelle studiate sui banchi di scuola.

Osservare la natura incontaminata. Apprezzarne il profumo e l’ospitalità. Un regalo per rigenerarsi. Scattando fotografie, ascoltando i racconti degli anziani e mangiando bene.

Il periodo migliore per abbracciare questi luoghi è maggio-giugno ma anche l’autunno, con i colori che cambiano. Per scoprire una vegetazione antropizzata e variegata. Tra le sue valli infatti si trova il vigneto, l’uliveto, il frutteto, il grano, l’olio. Tutto insieme. La chiamano agricoltura archeologica. Una rarità. Se riflettiamo che il Salento è tutto uliveti, il Tavoliere tutto grano e invece in questo spazio si trova ogni varietà. Comprese le querce più grandi di Puglia. I torrenti perenni e le uniche gole della regione.

Nel raggio di 15 km si riesce a vedere una storia millenaria. Dal periodo neolitico al medievale. Il Santuario più alto della Puglia a 1041 mt sul livello del mare, le aree sacre italiche e i borghi vicini, piccole bomboniere da visitare tra cui Bovino e Deliceto.

Al Rione Fossi di Accadia tutto si è fermato al 1930, l’anno del terremoto.

Una situazione scenografica, da film.

Un’atmosfera suggestiva, affascinante e travolgente che lascia senza fiato. Uno scenario a cui non si resta indifferenti. Dove ogni animo si scioglie. E’ sufficiente attraversare una porta, con in mano una chiave speciale. E due cosmi apparentemente distanti si uniscono sotto i nostri occhi.

Tu vedi solo quello che i tuoi occhi vogliono vedere… Quando il tuo cuore non è aperto

Frozen – Madonna

Percorrendo le stradine selciate e i vicoli tortuosi l’aria che si respira è irreale. Si è fuori dal periodo attuale, immersi in una città fantasma. Dove antico e mistero si fondono, regalando istantanee di un viaggio a ritroso nel tempo. Catapultati e immersi in un silenzio assoluto, in un luogo sospeso.

Ne sono stata catturata e ammaliata. Vittima di un incantesimo, di bellezza e commozione, forse lanciato dalle divinità che abitano le rocce. Una seduzione per quei Fossi, che vivono e respirano dominati da una vegetazione che spadroneggia. Una malia capace di stringermi e legarmi. Incatenarmi ad ogni centimetro di quei sassi e di quella quiete. Un rapimento dei sensi per questa città traslata e abbandonata, all’interno della quale si può passeggiare liberamente con la certezza di non essere disturbati. 

#IrriducibilmenteLibera

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Sabrina Villa

Per Vasco “Cambiare il mondo è quasi impossibile -Si può cambiare solo se stessi - Sembra poco ma se ci riuscissi - Faresti la rivoluzione” . Ecco, in questo lungo periodo di quarantena, molti di noi hanno dovuto imparare nuovi modi, di stare in casa, di comunicare, di esternare i propri sentimenti. Cambiare noi stessi per modificare quello che ci circonda. Tutto si è fermato, in attesa del pronti via, per riallacciare i fili, lì dove si erano interrotti. I pensieri hanno corso liberamente a sogni e desideri, riflessioni e immagini e, con la mente libera, hanno elaborato anche nuovi modi di esternazione e rappresentazione dell’attualità. Questa è la mia rubrica e io sono Sabrina Villa. Nata a Roma e innamorata della mia città. Sono un'eclettica per definizione: architettura, pittura, teatro, cucina, sport, calcio, libri. Mi appassiona tutto. E' stato così anche nel giornalismo, non c'è ambito che non abbia toccato. Ogni settore ha la sua attrattiva. Mi sono cimentata in tv, radio, carta stampata. Oggi, come al solito, mi occupo di tante cose insieme: eventi, comunicazione, organizzazione. La mente è sempre in un irriducibile movimento.

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