W gli haters: come sopravvivere con ironia all’odio social

W gli haters: come sopravvivere con ironia all’odio social

Haters: croce e delizia delle nostre identità social.

Avete presente l’intramontabile detto: bene o male purché se ne parli? Beh, ai tempi di Facebook, Instagram e compagnia bella appare più che mai attuale e calzante.

Certo: dei commenti sgraditi, irriverenti e inopportuni ne faremmo tutti volentieri a meno. Ma non è forse il prezzo da pagare per questa nostra volontaria esposizione pubblica di fatti e foto che anni fa si custodivano gelosamente tra le pareti di casa o negli album di famiglia?

Il dibattito è servito ed è alla portata di tutti: vip, influencer e comuni mortali senza migliaia di followers.

Chi sono gli haters?

Haters uguale fomentatori di odio. Deridono e insultano gli altri utenti sui social comodamente nascosti dietro lo schermo di un computer. Una legione di imbecilli (definizione di Umberto Eco) che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività e venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. 

Ma “perché combatterli quando possono sostenerti”? Cosa? direte voi. Com’è possibile girare a proprio favore le offese gratuite ricevute?

Detto, fatto. Nero su bianco, ecco consigli, ricette e strategie per digerire gli insulti e sopravvivere nella giungla del web, armati solamente di tanta autoironia. Un manuale di sopravvivenza per imparare a prendere e prendersi meno sul serio. Parola di Riccardo Cotumaccio, autore di un libro che mette al bando i piagnistei e ribalta la prospettiva: più insulti, maggiore popolarità.

W gli haters. Di Riccardo Cotumaccio

Ok, Riccardo, tutto bello in teoria. Ma spiegaci come fare, in pratica!

Semplice! Leggendo il mio libro! Scherzi a parte: imparando a prendersi poco sul serio e a ridimensionare l’attacco subìto decontestualizzandolo. In men che non si dica vi sembrerà solo un commento scurrile e goffo, incapace di colpirvi.

Ora tutti a pensare: sì vabbè! Più facile a dirsi che a farsi, quando ti ritrovi ad essere denigrato e insultato. Eppure vi posso assicurare che Riccardo parla con cognizione di causa.

Ci sono passato tante volte, come racconto nella premessa. Inizialmente ho tentato di spiegare le mie posizioni o ideologie a profili anonimi intenti ad attaccarmi per pregiudizi o posizioni aprioristiche. Una volta compresa l’inefficacia delle mie giustificazioni ho iniziato a divertirmi prendendoli in giro e spiazzandoli con autocritiche eccessive o supercazzole di monicelliana memoria. Se rispondi volgarmente fanno peggio, se mostri educazione restano spiazzati e arretrano.

Ed eccolo qui il tallone d’Achille dell’odiatore professionista. Se non ci rimani male, se non ci soffri, gli togli il gusto dell’offesa.

Banale e geniale allo stesso tempo.

Riccardo Cotumaccio, autore di W gli haters

W gli haters: perché combatterli quando possono sostenerti? nasce ironicamente nell’estate 2021 e si basa sull’esperienza diretta dell’autore che, suo malgrado, all’inizio della sua carriera da giornalista si è ritrovato, senza reali colpe, a subire le conseguenze delle varie faide che troppo spesso avvelenano l’etere sportivo romano. Un ambiente in cui è facile inneggiare al mito e lo è altrettanto sbeffeggiare il nemico (inteso come tifoso della squadra avversaria).

Il pubblico è connesso visceralmente con gli speaker del settore. Questo porta entrambe le parti a instaurare un rapporto molto più stretto che in altre sfere lavorative. Odio e affetto vengono moltiplicati per 10. Io mi tengo la stima e l’amore di tanti ascoltatori, troppi colleghi tendono a considerare solo l’acredine ricevuta. Un errore enorme.

L’idea diventa realtà solo una volta ricevuta la proposta di Santiago, l’editore di Bibliotheka Edizioni. Lì è iniziato un viaggio durato tre mesi in cui sono tornato a leggere e a scrivere come non facevo da anni.

Il libro racconta, senza filtri, il clima sempre più esasperato e violento che si respira sul web e non solo. In modo obiettivo e senza preconcetti di natura ideologica.

Rispondere all’odio con più odio è inutile e dannoso, farlo con ironia (e soprattutto autoironia) è una strategia che può rivelarsi vincente e che ridimensiona il ruolo dell’hater.

Nella vita tendo a ridimensionare ciò che non mi piace o che mi offende. Ho sempre cercato di proteggermi, sin da bambino, con l’autoironia: scherzavo su me stesso prima che lo facessero gli altri. Con l’anonimato sul web, le offese lasciano il tempo che trovano perché quasi sempre gli haters sono persone che non ci conoscono davvero. Se qualcuno ci dà fastidio, credo sia legittimo replicare, ma sempre con educazione. Sui social, ad esempio, molto spesso reposto e retwitto tutti gli insulti che ricevo. Li prendo in giro e loro restano spiazzati, vedono che il loro bersaglio non viene ferito dai loro insulti. In un certo senso, dobbiamo amarli.

Riccardo Cotumaccio

Riccardo ha dedicato W gli haters (Bibliotheka edizioni) alla fidanzata Michela Giraud, artista prorompente, irriverente, sarcastica. Ma sensibile (e come biasimarla) alle critiche gratuite e vittima dell’esercito di odiatori social della peggior specie.

Eppure nonostante sia dedicato a lei, dubito rivoluzionerà il suo approccio. Michela ha un carattere tosto ed è fisiologicamente portata ad annientare i suoi nemici. Il che andrebbe bene, se non soffrisse troppo il loro giudizio. Su questo dovremmo migliorare tutti noi ma piomberemmo sul piano psicologico, preferisco lasciare analisi del caso a professionisti del settore. Dico solo una cosa: gestire l’odio online è davvero facile, basta solo aspettare qualche secondo ed evitare reazioni a caldo. L’impulso, qui, peggiora solo le cose.

Insomma, se ricevete un insulto sul web, tenete a freno le dita, allontanate la tastiera del pc o lo schermo del vostro smartphone, respirate e meditate prima di sferrare un sereno ma efficace contrattacco. Ironico, spiritoso, spiazzante.

Le parole feriscono più che una spada, dicevano i latini. Ma perché non concentrare la propria attenzione sui complimenti, piuttosto che sugli insulti?

Sai una cosa? L’offesa peggiore ricevuta nemmeno la ricordo più. Rammento invece il complimento più commovente: ‘Mi sveglio ogni giorno con la tua voce e sento meno lo stress del quotidiano’. Un onore straordinario per chi svolge un mestiere come il mio, di speaker radiofonico (ndr).

L’ironia può fronteggiare tutto

Riccardo Cotumaccio

In un oceano virtuale condannato all’inciviltà tanto vale, quindi, surfare sull’onda dell’acredine per volgerla a proprio favore e mostrare al mondo come arginare la questione.

Il primo passo è cercare di comprendere le cause del fenomeno che spinge persone, di solito civili nella loro quotidianità, a sbraitare sui social.

Comprenderli non per stanarli ma dialogarci. Se insistono scherzarci. Se ragionano assolverli.

Riccardo Cotumaccio

La libertà assoluta dal giudizio altrui è praticamente impossibile, ma anche su questo l’autore ha trovato la sua personale ricetta.

Il segreto sta nel renderlo un motore della propria ambizione. Solo così diventi indipendente dal prossimo.

Secondo voi, quando gli ho chiesto: “che messaggio vuoi inviare a tutti gli haters che ci leggono?” Riccardo cosa ha risposto, se non…

W GLI HATERS! GRAZIE DI ESISTERE!

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#CaparbiamenteSognatrice

Elisabetta Mazzeo

Elisabetta, classe 1981. Ogni 18 anni un cambiamento. Prima la Calabria, poi Roma, ora Zurigo. Domani chissà. La mia sfida quotidiana? Riuscire nell’impresa di essere contemporaneamente mamma, moglie, giornalista, scrittrice e ora anche blogger. Ore di sonno: poche. Idee: tante. Entusiasta, curiosa, caparbia, sognatrice. Scrivere è un’esigenza. Una lunga gavetta nei quotidiani e nelle tv locali, poi l'approdo come inviata di Sport Mediaset. Non ho dubbi: il mio è il mestiere più bello del mondo. Una passione prima che un lavoro. Oggi ricopro l'inedito ruolo di vicedirettore a distanza di Retesole, l’emittente che mi ha visto crescere umanamente e professionalmente. Divoro libri e uno l'ho anche scritto, mi nutro di storie di sport, mi diletto in cucina, scatto e colleziono foto, mi alleno quanto basta per non sentirmi in colpa e in compenso macino chilometri armata di scarpe da ginnastica e passeggino. Se fino a tre anni fa la mia vita viaggiava a ritmi frenetici, l’arrivo di mia figlia ha rimodulato le priorità. E adesso è con lei e per lei che continuo a mettere le mie passioni in campo, tra "pensieri e parole".

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