Red, crescere è un’avventura bestiale

Red, crescere è un’avventura bestiale

Se crescere è un’avventura emozionante, l’adolescenza è sicuramente la fase più “bestiale” del nostro affascinante percorso esistenziale.

Ce lo spiega Red, il nuovo film di animazione della Pixar, che vede una tredicenne fare i conti con la sua parte selvaggia che tenta di farsi largo tra regole e tabu.

Mei

Mei Lee sta entrando nell’adolescenza e qualcosa sta cambiando in lei. Non più bambina, ma non ancora ragazza. Ha ottimi voti a scuola, è intelligente, ha delle buone amiche e aiuta i genitori lavorando nel tempio della sua famiglia nella Chinatown di Toronto, in Canada. È una giovane ragazza ubbidiente e molto impegnata a rispettare le regole e i tabu imposti dalla mamma, figura centrale della storia, che Mei non vorrebbe mai deludere.

Mei Lee ha un tamagotchi, un gioco elettronico portatile giapponese molto in voga a cavallo tra la fine degli anni ’90 e gli inizi dei 2000.
Il film infatti è ambientato nel 2002

La situazione sembra essere sotto controllo, anche se all’orizzonte c’è in arrivo un grosso cambiamento…

L’episodio scatenante arriva quando la madre di Mei, l’apprensiva e protettiva Ming, dopo aver scoperto i disegni segreti della figlia che la ritraevano in scene romantiche (ma solo immaginate) con un giovanotto, li mostra al diretto interessato intimandogli di non avvicinarsi più alla sua “bambina”.

Una volta tornate a casa, Mei è in preda all’autocommiserazione per aver deluso le aspettative della madre e alla rabbia per la figuraccia che la stessa le aveva provocato. Allo stesso tempo prova vergogna per essere sembrata ridicola agli occhi dei suoi coetanei e del ragazzo per cui stava scoprendo di avere una cotta.

Dopo questo mix di emozioni, Mei trascorre una notte in preda agli incubi e al risveglio si ritrova trasformata in un grande panda rosso.

La metafora del panda rosso rappresenta il cambiamento con cui Mei, la giovane protagonista tredicenne, si trova a dover fare i conti quando entra nella fase dell’adolescenza.

Ah, se non ci fossero le amiche

Le amiche di Mei sono come delle ancore di salvezza alle quali la giovane protagonista scopre di potersi aggrappare per affrontare meglio il suo “problema”. Le tre compagne di Mei ricordano le fatine della Bella Addormentata, ognuna con un’attitudine diversa ma tutte e tre alleate nel supportare la loro amica.

La loro presenza è importante nel film per ricordarci che qualunque ostacolo può risultare più facile da superare se non si è da soli.

Come sconfiggere il mostro?

Ecco, il punto è proprio questo. Il mostro non va sconfitto. O almeno non necessariamente.

Il panda rosso di Mei è una bestia che si nutre di emozioni, negative e positive che siano. Dare sfogo alla bestia significa lasciare libere le emozioni con tutti i rischi che questo comporta.

Per un adolescente che si trova per la prima volta ad aver a che fare con emozioni del tutto nuove come l’innamoramento, la passione musicale, la vergogna per il proprio modo di essere o la furia dettata dal senso di ribellione, gestire tutto il bagaglio può rivelarsi un’impresa non da poco.

Tenere a bada il panda è un lavoro che richiede calma, concentrazione e soprattutto pensieri positivi. Ma una volta che lo si riesce a dominare, avere una parte selvaggia e istintiva può rivelarsi un punto a favore.

L’adolescente che è in noi

Mei Lee

Vedere Mei affrontare una delle fasi più complesse della vita ci ricorda la nostra di crescita. Un percorso a ostacoli fatto di insicurezze, qualcuna lenita con l’amore, qualcuna passata con il tempo e qualcun’altra ancora lì sotto il nostro letto ad aspettare di essere spazzata via.

Perchè non si diventa grandi in un’ora o in un anno. Ma neanche in dieci. Si cresce un po’ ogni giorno e si continua a farlo per molto tempo, a volte fino alla fine.

Non è mai tardi per imparare ad entrare in contatto con noi stessi e guardare negli occhi la nostra parte più istintiva e irrazionale. Proprio come si trova a fare un adolescente per la prima volta.

Il panda rosso che è in noi non ci lascerà mai. Se non lo si riesce ad accettare, nasconderlo e decidere non averci più nulla a che fare non porta a nulla di buono. Meglio è includerlo nella nostra vita e lasciare che conviva con l’altra parte di noi, quella più calma e razionale.

Tendere all’equilibrio tra le nostre due facce non è solo il modo migliore per superare l’adolescenza, ma più in generale per affrontare la vita.

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Martina Vassallo

Una passione, quella per la Comunicazione, e tanti strumenti diversi per attuarla. Dal giornalismo alla fotografia, passando per uffici stampa, videomaking e scrittura. Dopo la Laurea, la tessera da Pubblicista e gli anni da cronista, ho girato cortometraggi, spot e documentari. Per non farmi mancare niente, ho anche aperto un'attività nel wedding. In questo blog uso le mie esperienze per parlare di vita, sentimenti e ricerca interiore. Riflessiva, sì. Ma sempre con un pizzico di allegria, perchè per affrontare le profondità è meglio viaggiare leggeri.

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