Lavoro sì lavoro no, la terra dei cachi

Lavoro sì lavoro no, la terra dei cachi

La pandemia, i problemi, le dosi obbligatorie, il lavoro, il green pass e la burocrazia senza fine. Giornate basate sulla mera sopravvivenza. Il pronto soccorso, le non risposte, il malessere continuo, la paura e i dubbi. L’esenzione temporanea, il vaccino mRNA, la libera scelta e gli effetti collaterali. Non più una vita normale da mesi. Cronaca di un normale caso di salute in Italia. Una storia che non trova risposta perché la soluzione non era prevista in partenza. E come nella geniale canzone di Elio e le storie tese, tra i vari sì e no, nella terra dei cachi, di mezzo ci vanno le persone.

Questa è la verità di Isabella, e non solo.

Questo è un racconto terrificante, che descrive l’impossibilità di capire cosa fare, mentre si sta male e si soffre e si cerca di non stare peggio.

Il comune denominatore di questo resoconto è il lavoro.

Alla base di tutto c’è il timore di perdere lo stipendio e di conseguenza non poter più pagare bollette e affitto.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. 

Articolo 1 della Costituzione italiana

Isabella è giovane, ha trent’anni.

E’ un’artista, disegna. Le sue mani sono l’espressione della sua arte.

E’ un’insegnante. La sua energia è fondamentale nel rapporto con gli studenti.

Come stabilito dal decreto super green pass, il 15 dicembre 2021 scatta l’obbligo di vaccinazione per il personale scolastico. Prima di quella data le uniche categorie sottoposte all’onere vaccinale erano stati gli operatori sanitari e il personale delle RSA.

Per poter lavorare a Isabella viene dunque chiesto di vaccinarsi. Lei però non è molto convinta, anche perché è affetta da fibromialgia. Purtroppo la sua malattia non rientra nei codici di esenzione da vaccino. Anzi, esattamente l’opposto, per il Ministero della Salute.

Isabella ha paura ma si sente costretta, presa alla gola per non perdere il lavoro. Fino a quando era stato possibile era andata avanti a tamponi, a sue spese. Adesso non ha più scampo.

Decide di sottoporsi al trattamento, di fatto obbligatorio, per non perdere il proprio impiego. Espone la sua salute già delicata a un salto nel vuoto.

Così il 17 dicembre le viene iniettata, nel braccio destro, la prima dose di vaccino, Pfizer.

Ventiquattro ore dopo l’inoculazione, Isabella comincia a perdere la sensibilità alla punta del naso. Da lì in poi è un crescendo. L’insensibilità si propaga su tutta la parte destra del corpo, il lato dell’iniezione.

Le sue parole sono da pelle d’oca.

Formicolii, freddo, la sensazione di avere delle esplosioni di liquido localizzate sotto pelle. Un ricovero al Pronto Soccorso di quasi dieci ore che non ha portato a nulla, se non riscontrare che tutti i parametri erano a norma. Esausta, impaurita e nervosa, alle due di notte ho firmato le dimissioni volontarie e sono tornata a casa.

Da quel momento per Isabella, all’incubo salute si aggiunge l’angoscia burocratica.

Con il passare dei giorni e delle settimane i dolori peggiorano.

Sono migrati ovunque. Da destra a sinistra, dall’alto in basso. Mi sveglio la notte più d’una volta, sudata e con gli spasmi. La mattina quando mi alzo ho la sensazione di camminare sui vetri rotti. Non sto sulle due gambe, perché una è senza sensibilità e mi cede. Gli avambracci sono completamente addormentati.

Isabella scopre che il termine tecnico per i suoi malesseri è “disestesie”. Espressione che indica anomalie del senso tattile, spesso caratterizzate da una notevole difficoltà. Dolore e sensazioni particolari, di prurito, scosse elettriche e formicolii.


Isabella scopre anche che questi suoi disturbi se li porterà avanti per mesi o anni.

Una notte, proprio in preda a quei malesseri mai provati prima in vita sua, sconsolata e atterrita, chiama l’ambulanza.

Ero davvero spaventata, la gamba sinistra aveva iniziato a pulsarmi e si era gonfiata. Il piede aveva le vene di fuori pulsanti. Non riuscivo a stare in piedi.

Tuttavia, all’arrivo dell’ambulanza i miei parametri base erano, ancora una volta, nella norma. E allora la cosa più semplice è stata chiedermi se fossi depressa.

E adesso cosa decido? Ho pensato. Mi faccio davvero ricoverare una seconda volta con un codice verde? Aspetto altre 10 ore al Pronto Soccorso senza avere nessuna risposta? La risposta è stata no, ovviamente.

Isabella continua da sola a cercare una soluzione al suo problema di salute.

Un cura cortisonica iniziata e poi sospesa perché non ha dato beneficio. Con le mani e i piedi che mi si gelano, fortissimi formicolii e labbra che si gonfiano e si addormentano.

In queste condizioni mi sono presentata all’Hub vaccinale.

E non riceve una gran bella accoglienza. Accolta con scetticismo come minimo.

Mi è stato detto che, fino a prova contraria, non era dimostrabile nessuna correlazione tra le mie condizioni e la dose di vaccino ricevuta. Ho chiesto cosa avrei potuto fare per stare meglio, per poter dimostrare il rapporto tra i due fatti, per non ricevere la seconda dose. Mi hanno risposto di rivolgermi al mio medico di base, ma che comunque se non mi fossi vaccinata, a prescindere, sarei stata peggio di come stavo adesso. E non so davvero come possano dirlo, dal momento che il covid-19 colpisce in modo differente ognuno di noi. Oltretutto io ho il sospetto di averlo contratto, il covid, in modo molto blando l’estate scorsa ad un festival di musica.


L’iter burocratico non si ferma. In un continuo rimbalzarsi la palla di istituzioni e medici, l’Hub spedisce Isabella dal suo medico di base…

…E il mio medico di famiglia mi rimanda all’Hub vaccinale.

Al mio medico allora spiego che sono arrivata a lei proprio perché inviata da loro.

A questo punto a lei, vista la mia situazione critica, non resta che scrivermi un’esenzione da ulteriori dosi vaccinali. Una certificazione che però non varrà nulla ai fini di ottenere l’esenzione vera, erogata dall’Hub, e questo perché il medico di famiglia non è un medico vaccinatore e la mia diagnosi non rientra tra quelle che prevedono l’esonero.

Trascorre il tempo ma i sintomi di Isabella non accennano ad attenuarsi. Al contrario, ne compiono di nuovi e inquietanti.


Mi sono sottoposta non so più a quante visite specialistiche private, a pagamento. Per venire a capo di una diagnosi e di una cura. E al tempo stesso, poiché non voglio assolutamente sottoporre la mia salute ad un nuovo shock di una seconda dose, per ottenere un’esenzione temporanea fino a nuovi accertamenti, che però risultano insufficienti al fine di avere un’esenzione permanente.

Vado in giro con questa specie di immunità temporanea e la esibisco ovunque. Con la speranza che chiunque mi chieda il green pass, dalla cameriera al barista, sappia che tale è la mia situazione.

Isabella racconta. E nel raccontare è già affaticata. Dal tempo passato, dal non intravedere soluzione, dal lavoro precario e da quel senso di stanchezza opprimente che si porta dietro come una tartaruga con il suo guscio.


Chiedo solo di sapere come fare a non perdere salute e lavoro. Quel lavoro dal quale ormai torno a cocci a metà giornata, quando mi accascio a casa, con giusto le forze per sopravvivere. L’unica risposta che ricevo è che vaccinarsi è una libera scelta, ma non è più una mia libera scelta dal momento che se non mi vaccino mi viene tolto il lavoro.


Mi e stato detto, dalla mia reumatologa, che ho sviluppato una malattia autoimmune che probabilmente era dormiente. Pare che io non mi possa più sottoporre a ulteriori dosi di vaccino a mRNA, perché da una parte acutizzerebbe la patologia e dall’altra è andata a creare micro trombi in tutto il corpo. Purtroppo sono trombi troppo piccoli per poter essere osservati. Rimane quindi solo una supposizione di una specialista di una clinica privata, quindi comunque non valida ai fini dell’esenzione.

Non so quanto tempo ci metterò e se mi riprenderò del tutto.

Non posso disegnare e io disegno. Ho i crampi alle mani, dolori alle articolazioni e non posso fare nulla di manuale per troppo tempo. Ho scariche elettriche alle estremità del corpo. Mi viene l’affanno dopo cinque minuti di passeggiata, mi affatico subito. Spasmi a mani e piedi. Perdite di memoria a breve termine. Visite su visite su visite. Quelle private che non servono ai fini delle certificazioni e quelle pubbliche che sono superficiali, approssimative e veloci.

Cortisone, vitamine e iniezioni due volte a settimana. E so di persone che stanno molto peggio di me. C’è chi ha avuto trombi invalidanti, ictus, pericarditi. Una minoranza certo, però costituita da migliaia e migliaia di persone.

Ogni aspetto della mia vita è stato impattato, la qualità è crollata.

Per me è impensabile qualsiasi attività ludica protratta.

Uscire la sera è inconcepibile. Ho delle fitte lancinanti di freddo e i reumatismi. Tutto è peggiorato.

Se e quando mi capita di uscire, il mio pensiero non sta nel godermi quell’uscita ma sono proiettata al come starò dopo e a quanta fatica proverò.

Il Cup mi ha anche richiamata per la seconda dose e io ho riferito quanto detto dalla mia reumatologa, ossia che non posso ricevere altre dosi di vaccino mRNA, quindi nè Pfizer nè Moderna, che sono quelli consigliati alla popolazione dei più giovani.

Ho passato mesi a cercare una soluzione per l’esenzione. Perché ho paura e non voglio sottopormi a qualcosa che potrebbe aggravare ancora di più il mio stato di salute.

Vorrei tirare un sospiro di sollievo, legale, almeno per il lavoro. 

Attualmente la mia esenzione è stata prorogata fino a settembre. Per fare ciò ho dovuto sottoporre le mie certificazioni a una commissione medica.

Non ho alcuna intenzione di sottopormi a ulteriori dosi anche dopo settembre, quindi in realtà per ora è solo una posticipazione di tutto.  

E continuo a vivere nell’incertezza di cosa sarà del mio lavoro e della mia vita.

Sembra la recensione di un film drammatico e catastrofico. Invece è tutto reale, documentato, certificato. E’ la vita di Isabella e di chi come lei, malgrado la paura , ha ricevuto una, due o tre dosi. E ora affronta gli effetti collaterali del vaccino.

Reazioni che non è possibile tacere o sottovalutare.

Molti studi ultimamente stanno dimostrando, per esempio, una correlazione con l’irregolarità del ciclo mestruale, cosa che prima si negava.

Pfizer ha dichiarato apertamente di temere la diffusione dei dati sull’efficacia e sugli effetti collaterali relativi al vaccino anti-Covid da lei prodotto. È tutto scritto nero su bianco nell’ultimo rapporto rilasciato dallo stesso colosso farmaceutico, relativo agli utili nel quarto trimestre 2021 e dove si leggono parole gravissime. Vi è il rischio che un maggiore utilizzo del vaccino o di Paxlovid porti ad ulteriori informazioni sull’efficacia, la sicurezza o altri sviluppi, incluso il pericolo di ulteriori reazioni avverse, alcune delle quali possono essere gravi”, si legge a pagina 39 del rapporto.

Parole pubbliche che non hanno originato nessuna replica di alcun Governo!

E che in me invece di dubbi ne generano molti.

La libertà, anche quella di pensiero, è spesso tormentata da dubbi, è autocritica, non è un atto blindato di fede.

Toni Capuozzo

#IrriducibilmenteLibera

SEGUI DISTANTI MA UNITE! Sulle nostre pagine social  Facebook, TwitterInstagram e Telegram. E iscriviti alla nostra newsletterTi aspettiamo!


Sabrina Villa

Per Vasco “Cambiare il mondo è quasi impossibile -Si può cambiare solo se stessi - Sembra poco ma se ci riuscissi - Faresti la rivoluzione” . Ecco, in questo lungo periodo di quarantena, molti di noi hanno dovuto imparare nuovi modi, di stare in casa, di comunicare, di esternare i propri sentimenti. Cambiare noi stessi per modificare quello che ci circonda. Tutto si è fermato, in attesa del pronti via, per riallacciare i fili, lì dove si erano interrotti. I pensieri hanno corso liberamente a sogni e desideri, riflessioni e immagini e, con la mente libera, hanno elaborato anche nuovi modi di esternazione e rappresentazione dell’attualità. Questa è la mia rubrica e io sono Sabrina Villa. Nata a Roma e innamorata della mia città. Sono un'eclettica per definizione: architettura, pittura, teatro, cucina, sport, calcio, libri. Mi appassiona tutto. E' stato così anche nel giornalismo, non c'è ambito che non abbia toccato. Ogni settore ha la sua attrattiva. Mi sono cimentata in tv, radio, carta stampata. Oggi, come al solito, mi occupo di tante cose insieme: eventi, comunicazione, organizzazione. La mente è sempre in un irriducibile movimento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.