Non si può piacere a tutti. No al “self body shaming”

Non si può piacere a tutti. No al “self body shaming”

Body shaming: l’atto di deridere qualcuno per il suo aspetto fisico. Farlo vergognare. Ridicolizzarlo.

“Sei un ciccione!”

“Sei troppo magro!”

“Hai i piedi storti!”

“Hai un naso enorme!”

Giudicare le forme del corpo delle persone, in particolare attraverso il web e i social network, sembra essere lo “sport” del momento.

Per tentare di arginare il fenomeno è tutto un gran parlare di taglie curvy e body positivity. Sarà questa la soluzione?

Assistiamo quotidianamente alla creazione di vere e proprie tifoserie, pro e contro. Come se un numero sulla bilancia, potesse determinare il valore di una persona. Perdendo di vista il focus del problema: la reale accettazione di se stessi.

Sovrappeso ma intelligenti, allenate ma senza cultura. Belle ma. Magre ma. Formose ma.

Hai le curve? Non va bene. Sei pelle e ossa? Non va bene. Ti alleni troppo? Non va bene. Sei pigra? E figuriamoci. Sei a dieta? Attenta. Ti concedi dolci e carboidrati? Attenta!

Un ciclone di consigli non richiesti, commenti offensivi, sarcastici e velenosi che colpisce democraticamente chiunque, da Rihanna e Vanessa Incontrada, da Emma Marrone ad Adele. Vip e nip messi alla gogna per il proprio aspetto fisico.

Con conseguente esercito di influencer, attrici, paladini del fitness, e intellettuali. Ognuno/a a esprimere la propria opinione, spesso e volentieri portando ad esempio la propria esperienza personale.

Ognuno spoglio e senza veli di fronte alla virtuale platea giudicante composta da “amici”, “followers” o, per essere sinceri, semplici sconosciuti, con il ditino veloce sulla tastiera e nessun filtro tra pensiero e azione.

“Non identificate mai il vostro valore con la vostra immagine. Sviluppate autostima e auto-consapevolezza: sappiate bene chi siete, perché altrimenti permettete agli altri di dirvi chi siete”

SELVAGGIA LUCARELLI

Liberi da stereotipi, canoni e costruzioni, alcuni vip hanno iniziato a scrollarsi di dosso polemiche e accuse e a mostrarsi (e mostrare) fieri del proprio aspetto fisico.

Ricorderai sicuramente la polemica di qualche mese fa quando Emma Marrone accusò il giornalista Davide Maggio di body shaming nei suoi confronti per aver detto che “se una donna ha gambe importanti dovrebbe evitare le calze a rete” (calze indossate dalla cantante nell’edizione del Festival di Sanremo 2022).

“Il vostro corpo è perfetto così com’è, dovete amarlo e rispettarlo e soprattutto dovete vestirvi come vi pare, sia che abbiate gambe importanti o meno” 

Emma

E non ti sarà sfuggita l’ennesima querelle attorno alle “forme” di Vanessa Incontrada, rea di aver preso prima troppi chili, poi di andare a correre per smaltirli. E no, Vanessa, “ormai sei paladina delle donne curvy“. “Mica puoi pensare di dimagrire di nuovo!”.

Insomma, una foto scattata mentre fai jogging e subito ecco l’accusa di non accettarti più, formosa e burrosa così come sei stata negli ultimi anni.

La replica ironica sui social di Vanessa Incontrada

Chi, come la stessa Incontrada, sceglie di prenderla con ironia, considera un dato di fatto: essendo personaggio pubblico, ci sta che i fan giudichino anche il tuo aspetto fisico. A maggior ragione se, su e grazie anche a quel fisico, hai “costruito” il tuo personaggio, come spiega Sabrina Ferilli.

“Per noi personaggi pubblici è così. Se ti fotografano in una spiaggia poco puoi fare, se non affidarti al tatto di chi pubblica (…)”.

Ho sempre pensato che non me ne fregava niente…e devo dire che ho lasciato queste cose nell’ambito del faceto…non credo che vada scomodato chissà che problema sociale o civile”.

sabrina ferilli

La reazione dell’attrice romana dimostra che ognuno/a reagisce in base alla propria sensibilità.

C’è per esempio una nutrita schiera di “influencer” o auto-definite tali che pubblicano le proprie grazie sui social chiedendo il parere dei propri followers e poi si straniscono se qualcuno esprime un giudizio negativo.

Rimanerci male ci sta. Stupirsi no, perché, che piaccia o meno, fa parte del gioco.

Diversa è la questione sui modi, sui toni e sul linguaggio usato. Sarebbe sempre preferibile e auspicabile una buona dose di sana educazione. Sui social come nella vita reale.

Alla gente piace guardare, osservare, giudicare. E i social sono la vetrina perfetta. Per esibire se stessi da un lato. Per denigrare o ammirare dall’altro. Solo che non si tratta più di un pettegolezzo sottovoce, ma di un’opinione urlata al mondo e amplificata dal mezzo di comunicazione più usato: il social network.

Mi sia concesso un pensiero squisitamente personale.

Mi piace questo stato di cose? Ovvio che no.

E infatti nella mia “vetrina social” espongo solo ciò che voglio, sapendo di andare incontro al “giudizio”. E che a fronte di tanti “mi piace”, qualcuno non userà giri di parole per dirmi che no, quel “contenuto” proprio non gli piace.

Questa è la realtà virtuale. L’essenza dei vari Instagram, Facebook ecc.

Poi c’è un’altra realtà: quella vera. Fatta di incontri fisici. Di sguardi dritti negli occhi.

“Ma sei di nuovo incinta”? qualcuno, per esempio, mi ha chiesto in questi giorni. A quasi quattro mesi dalla nascita della mia seconda figlia.

No caro/a. Ho la diastasi addominale. Un fastidioso rigonfiamento che (forse) andrà via con fisioterapia, allenamento e dieta equilibrata. E del tuo commentino avrei fatto volentieri a meno. Un po’ di affari tuoi no eh? Ma d’altronde, cosa potrei fare se non rispondere, invece, sfoderando il mio miglior sorriso?

Sto bene così? Certo che no. Non sono ipocrita. Vorrei avere una bella pancia piatta da esibire quest’estate!

La accetto? Sì. Ma mi impegno per recuperare la forma fisica che io ritengo ideale per me. Per la mia salute. Non certo per gli altri.

Io francamente la vedo dura l’idea di combattere il body shaming “tappando” la bocca agli altri, eliminando un commento negativo o pretendendo da un estraneo una formula più educata per esprimere un giudizio che comunque, forse, mi farà soffrire.

Così l’unica soluzione, l’unica strada che mi pare percorribile è quella indicata da un’altra vip, che sulle sue imperfezioni ha costruito il suo successo.

Non si può piacere a tutti: fregatevene!

Parola di Antonella Clerici.

E’ l’unicità che fa la differenza.

ANTONELLA CLERICI

La deriva opposta al body shaming può diventare l’auto discriminazione e l’auto commiserazione. Creando battaglie di parole a distanza tra le curvy e le magre. Tra le intellettuali e le fan del fitness.

Io credo non esista un corpo “giusto”, o un corpo “sbagliato”. O un corpo “per sempre”.

Ogni donna si guarda allo specchio e vede sempre qualcosa che può migliorare.

I tempi cambiano, le mode pure. E la verità, questa sì incontestabile, è che pure il fisico può cambiare. A seconda dell’età, del momento che si sta attraversando, dell’umore, della menopausa, dello stress, delle intolleranze alimentari, delle diete, degli allenamenti.

Si può essere prima magri e poi grassi e viceversa anche in una sola vita. Vedi gli esempi di Adele e Noemi, solo per citare dei personaggi famosi.

Un corpo prima curvy può diventare un fisico asciutto. E viceversa.

Grasso è bello? Magro è bello?

No. È semplicemente bello ciò che piace.

Ma se “la bellezza può essere soggettiva”, a rimanere oggettivo è un principio di salute e benessere: stare in forma. Dove lo “stare in forma” non è associato ad un numero sulla bilancia ma ad una condizione fisica ottimale. Per la propria salute.

Per cui il mio consiglio (non richiesto, of course) per combattere il body shaming è: allena l’anima con un buon libro e il fisico con una bella corsa. E sorridi a chi ti critica.

Perché l’unico giudice che devi temere e con cui devi fare amicizia sei proprio tu.

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#CaparbiamenteSognatrice

Elisabetta Mazzeo

Elisabetta, classe 1981. Ogni 18 anni un cambiamento. Prima la Calabria, poi Roma, ora Zurigo. Domani chissà. La mia sfida quotidiana? Riuscire nell’impresa di essere contemporaneamente mamma, moglie, giornalista, scrittrice e ora anche blogger. Ore di sonno: poche. Idee: tante. Entusiasta, curiosa, caparbia, sognatrice. Scrivere è un’esigenza. Una lunga gavetta nei quotidiani e nelle tv locali, poi l'approdo come inviata di Sport Mediaset. Non ho dubbi: il mio è il mestiere più bello del mondo. Una passione prima che un lavoro. Oggi ricopro l'inedito ruolo di vicedirettore a distanza di Retesole, l’emittente che mi ha visto crescere umanamente e professionalmente. Divoro libri e uno l'ho anche scritto, mi nutro di storie di sport, mi diletto in cucina, scatto e colleziono foto, mi alleno quanto basta per non sentirmi in colpa e in compenso macino chilometri armata di scarpe da ginnastica e passeggino. Se fino a tre anni fa la mia vita viaggiava a ritmi frenetici, l’arrivo di mia figlia ha rimodulato le priorità. E adesso è con lei e per lei che continuo a mettere le mie passioni in campo, tra "pensieri e parole".

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