Il potere del decluttering

Il potere del decluttering

Pulire, riordinare, liberarsi di ciò che non serve. Il famoso decluttering, come si dice in inglese, ovvero fare spazio, eliminare gli ingombri, liberare anche la mente.

Non so voi, ma io amo il decluttering. Lo applico costantemente alla mia casa e tento, invano di applicarlo anche a quella dei miei genitori con scarsi risultati. Sarà l’età che avanza, sarà che non amo gli “impicci”, insomma sono diventata una maniaca del “fare spazio”. In estate poi, ho più tempo per buttare e rinnovare. E quando butto mi sento meglio. Infatti, ho scoperto che il decluttering è anche una terapia. Oltre ad essere diventato di moda.

Liberarsi del superfluo

Oltre i fenomeni editoriali che hanno reso glamour il riordino, la psicologia e la scienza hanno tentato di spiegare il potere benefico dell’organizzazione degli ambienti domestici. Anche gli psicoterapeuti dicono che “fare decluttering di cose inessenziali e relazioni difficoltose è sinonimo di rinascita”. Decluttering, però, non significa buttare via tutto: questa tecnica, infatti, presuppone un’attenta valutazione degli oggetti per capire di cosa è necessario disfarsi e di cosa no. L’aspetto terapeutico poi influisce positivamente sulla nostra vita. Liberarci anche delle persone negative, delle relazioni sbagliate, di chi non ci fa stare bene. Il decluttering può essere un modo di riflettere su molti aspetti della nostra vita. Perché mentre si butta, si pensa. Almeno, per me è così che accade.

Parola alla psicoterapeuta

Marie Kondo con il suo viso sorridente e con la sua pacatezza, ha fatto del declutterring un lavoro. E il suo successo. Il suo manuale “Il magico potere del riordino” edito nel 2010, ha fatto il giro del mondo e ne sono seguite trasmissioni televisive e approfondimenti. Gli psicoterapeuti, interpellati su questo argomento hanno affermato che il decluttering “si deve vedere come un processo di consapevolezza e non un punto d’arrivo o una performance. È un lungo percorso, un viaggio negli oggetti e negli spazi, che porta una persona a lasciar andare ciò che non è più utile alla propria vita, sbarazzandosi di ciò che rimanda ad emozioni negative e bloccanti. Quando una persona inizia il proprio decluttering in un certo senso comincia a definire se stessa, comincia a rispondere attivamente – talvolta dolorosamente – alla domanda “chi sono io?” e “chi voglio essere?”.

Insomma il decluttering, anzi meglio dire il riordino che parte dai nostri spazi, include anche gli spazi della mente e dell’anima. E se siete scettici in merito vi capisco. Lo ero anche io. Non funziona per tutti, però vi posso assicurare che aiuta.

Avevo già parlato di organizzazione e decluttering con una professionista proprio in questo articolo. Ma quello credo sia uno step superiore. Il decluttering lo possiamo fare tutti, in qualunque momento. E visto che l’estate è forse il periodo in cui abbiamo un po’ più di tempo potrebbe essere una buona pratica da applicare.

Liberarsi dalle scorie del passato fa sentire le persone più libere, più forti, più oneste con se stesse. Smettono di identificarsi con ciò che sono state in passato, e sono spinte a spostare il focus sul presente e sul futuro.

Provare per credere!

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#ostinatamenteEclettica

Paola Proietti

Classe '77, giornalista professionista dal 2008. Ho lavorato in radio, televisione e, vista l'età, anche per la vecchia carta stampata. Orgogliosamente romana, nel 2015 mi trasferisco, per amore, in Svizzera, a Ginevra, dove rivoluziono la mia vita e il mio lavoro. Mamma di due bambine, lotto costantemente con l'accento francese e scopro ogni giorno un pezzo di me, da vera multitasking expat.

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