A tu per tu con il dugongo, a rischio d’estinzione

A tu per tu con il dugongo, a rischio d’estinzione

“Ho visto un dugongo!”

“Ah, bello! Ma cos’è un dugongo?”

Tornata dall’Egitto qualche settimana fa ho raccontato con entusiasmo ad amici e parenti il nostro avvistamento di questo mammifero marino conosciuto con il meno affascinante nome di “vacca” o “mucca” di mare. Appellativo che si è guadagnato per via della sua mole e della sua struttura tozza e compatta che può superare i 3 metri di lunghezza per un peso compreso tra 400 e 500 kg.  

Dugongo – Ph by Mahmoud Gilberto

Il dugongo (Dugong dugon) è un mammifero marino dell’Ordine Sirenia.

Estremamente pigro, ama poltrire per ore ed ore durante la giornata, galleggiando immerso nell’acqua.

Totalmente vegetariano. Timido, aggraziato, pacifico. Seppur non eccella per bellezza, ci ha conquistato al primo incontro.

Ph by Mahmoud Gilberto

Ha un carattere così tranquillo che i subacquei riescono ad avvicinarsi molto senza disturbarlo e, un po’ come una grossa mucca, non sembra minimamente accorgersi della presenza di esseri umani che lo osservano.

Per gli amanti del genere, rientra di diritto tra gli animali marini che hanno contribuito ad alimentare miti e leggende sulle profondità oceaniche. Ha colorato la fantasia di esploratori e marinai, nella cui mente riecheggiava il mito delle Sirene ammaliatrici.

Ph by Mahmoud Gilberto

Persino l’esploratore per eccellenza Cristoforo Colombo a suo tempo potrebbe averne subito il fascino. Quando scrisse sul proprio diario di bordo di avere incontrato tre Sirene, descrivendole come “non così belle come si narra, ma dall’aspetto comunque vagamente umano”, è probabile che in realtà abbia visto dei Lamantini, animali acquatici molto simili ai dugonghi. Si tratta, in effetti, di due specie molto simili che si distinguono tra di loro per la forma della coda, falciforme gli uni, arrotondata gli altri, e per la distribuzione: i Dugonghi, più introversi, preferiscono le acque costiere dell’Oceano Indiano e del Pacifico Occidentale, mentre i Lamantini, più estroversi, quelle delle coste orientali dell’America centrale e meridionale.

Ph by Mahmoud Gilberto

La straordinarietà del nostro avvistamento (tra l’altro, con gran fortuna, divenuto quasi appuntamento quotidiano) è dovuta al fatto che si tratta di una specie marina in via di estinzione. Almeno in alcune zone.

Proprio nei giorni scorsi è stato definito “funzionalmente estinto” nel Paese asiatico. L’ultimo avvistamento sulle coste cinesi risale, infatti, al 2008.

Il dugongo era rientrato nella categoria di animali a rischio già a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. Gli esemplari erano notevolmente diminuiti a causa degli effetti devastanti delle attività umane. Pesca, collisioni con le imbarcazioni e distruzione dell’habitat naturale tra le cause principali.

A condurre la ricerca che ha decretato l’estinzione funzionale del mammifero è stato un team internazionale guidato da scienziati dell’autorevole Istituto di Zoologia della Zoological Society di Londra, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Marine Mammal and Marine Bioacoustics Laboratory – Institute of Deep-sea Science and Engineering dell’Accademia Cinese delle Scienze, del Center for Ocean Mega-Science e del Dipartimento di Ecologia – Scuola di Biologia dell’Università Aristotele di Thessalonica (Grecia). 

La probabile scomparsa del dugongo in Cina è una perdita devastante. La loro assenza non solo avrà un effetto a catena sulla funzione dell’ecosistema, ma fungerà anche da campanello d’allarme, un promemoria che fa riflettere sul fatto che le estinzioni possono verificarsi prima che vengano prese misure efficaci di conservazione.

Samuel Turvey, professore

La specie è ad oggi, seppur non estinta del tutto in altri luoghi, “vulnerabile e a rischio”. La causa principale del suo crollo demografico è stata un po’ dovunque la sua caccia sconsiderata durante il secolo scorso per la produzione di olio derivante dal suo grasso. 

Negli ultimi anni se ne erano perse le tracce anche nelle acque egiziane del mar Rosso. Capitava spesso di trovarne alcuni esemplari imbalsamati e usati come ornamento fuori dalle abitazioni dei pescatori.

Eppure è proprio in Egitto che, recentemente, una coppia di dugonghi ha “preso casa” in un posto a nord di Marsa Alam, lungo la strada che conduce a El Qseir.

La spiaggia di Abu Dabab è una meta di escursione tra le preferite degli amanti dello snorkeling. Acque basse, atmosfera rilassata, snorkeling facile. La baia è anche rinomata per la presenza di tartarughe marine facilmente avvistabili a pochi metri dalla riva. Un posto molto speciale. E per questo molto gettonato dai turisti. Il che rende la vita di dugonghi e tartarughe un po’ “affollata”.

La nostra fortuna, inaspettata, è stata quella di poter nuotare accanto a queste straordinarie creature marine persino in solitaria in alcune occasioni. Un’esperienza davvero incredibile. “La più straordinaria della mia lunga esperienza di subacqueo” ha dichiarato entusiasta mio marito.

E viste le notizie che arrivano dalla Cina, un’esperienza che possiamo definire senza timore di essere smentiti “unica e rara”.


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#CaparbiamenteSognatrice

Elisabetta Mazzeo

Elisabetta, classe 1981. Ogni 18 anni un cambiamento. Prima la Calabria, poi Roma, ora Zurigo. Domani chissà. La mia sfida quotidiana? Riuscire nell’impresa di essere contemporaneamente mamma, moglie, giornalista, scrittrice e ora anche blogger. Ore di sonno: poche. Idee: tante. Entusiasta, curiosa, caparbia, sognatrice. Scrivere è un’esigenza. Una lunga gavetta nei quotidiani e nelle tv locali, poi l'approdo come inviata di Sport Mediaset. Non ho dubbi: il mio è il mestiere più bello del mondo. Una passione prima che un lavoro. Oggi ricopro l'inedito ruolo di vicedirettore a distanza di Retesole, l’emittente che mi ha visto crescere umanamente e professionalmente. Divoro libri e uno l'ho anche scritto, mi nutro di storie di sport, mi diletto in cucina, scatto e colleziono foto, mi alleno quanto basta per non sentirmi in colpa e in compenso macino chilometri armata di scarpe da ginnastica e passeggino. Se fino a tre anni fa la mia vita viaggiava a ritmi frenetici, l’arrivo di mia figlia ha rimodulato le priorità. E adesso è con lei e per lei che continuo a mettere le mie passioni in campo, tra "pensieri e parole".

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