La terza rivoluzione industriale

La terza rivoluzione industriale

La rivoluzione una volta é stata il legno. Per intendersi, non solo quello per costruire epici burattini, ma anche quello che faceva girare il mondo. Ebbene sì, sino al 1780 circa, tutto andava a legna. Stufe, riscaldamenti, nelle locande le pietanze erano scaldate e cucinate col fuoco da legna. I soldati trovavano conforto davanti a enormi camini che andavano notte e giorno anch’essi a legna.

Il legno era tutto. Era il combustibile del mondo antico, ciò che faceva girare le cose e quindi la ricchezza di chi lo possedeva. Non a caso gli imperi ricoperti di foreste dominavano il mondo. L’Europa era il cuore pulsante e pronta a estendere la propria egemonia sul resto del pianeta.

Le origini della rivoluzione

La più avanzata potenza economica di allora, la Gran Bretagna, riuscì ad imbrigliare quell’energia: non più calore incontrollato, ma calore volto alla produzione di vapore in moderne caldaie. Fu allora che il legno venne soppiantato da un nuovo combustibile, il carbone, più efficiente e di facile utilizzo. Fu il carbone a sostenere la prima rivoluzione industriale e la prima transizione energetica. I macchinari venivano mossi da una nuova energia, più potente, più mirata, più controllata. Stantuffi, ruote meccaniche, pistoni, vaporetti, tutti si nutrivano di vapore a sua volta generato dal carbone. Il mondo era cambiato: più rumoroso, più veloce, più ricco, ma ad un prezzo. Per la prima volta vene coniata la parola SMOG, acronimo di SMoke e fOG. Il fumo e la nebbia delle città inglesi furono il preludio delle città dei tempi moderni. Il mondo andò così avanti per 120 anni e quando ormai la nuova potenza economica si era spostata da una sponda all’altra dell’Atlantico. Gli Stati Uniti d’America avevano trovato il modo di trasformare quella sostanza nera ed appiccicosa nella nuova linfa vitale dell’economia mondiale. Le prime compagnie petrolifere diedero l’avvio alla seconda transizione energetica. Era l’inizio del ‘900.

Distillato e trasformato nelle parole che noi tutti oggi usiamo. Benzina e diesel le più comuni, ma anche acronimi e parole improbabili, GPL e acqua ragia, olio lubrificante e nafta. Noi, ex cavalieri a cavallo ci siamo trasformati in centauri meccanizzati. Figure mitologiche dai finestrini delle nostre automobili: mezzi busti con ruote d’acciaio. Siamo velocissimi, sfrecciamo a 130km/h sulle autostrade, solchiamo i cieli a 1.000 all’ora. Ci siamo sparati con un razzo sulla Luna. Pensavamo di essere imbattibili, nessuno ci può fermare. Di nuovo, tutto ha un prezzo! Piogge acide, emissioni gas serra. Bisognerebbe scriverlo come sui pacchetti di sigarette: “Nuoce gravemente alla salute”, ma non solo della nostra ma al nostro pianeta tutto, nella sua interezza, aria, acqua, animali e piante. Ce ne siamo resi conti. Forse troppo tardi e sicuramente non tutti. Chi accecato da ancora forti guadagni rema contro.

Il futuro dell’energia

120 anni dopo i primi 120 anni siamo arrivati alla terza transizione energetica. Alla rivoluzione energetica. Il 2020 dovrebbe essere ricordato come un anno speciale, ma non per il Covid. L’accordo di Parigi del 2015 era solo carta. Nel 2020 i primi segni tangibili di cambiamento. Non più legna, carbone o petrolio, ma il future è elettrico. La morte di un impero non è mai istantanea. Chi saprebbe indicare la data esatta della caduta dell’impero romano? Nessuno, ma lentamente ci si è spostati verso il medioevo e poi il rinascimento.

Carbone e petrolio sono la concorrenza, ma prima o poi cederanno il passo. Non sarà indolore e lo stiamo già vedendo. Non sarà palese, ma lo stiamo già immaginando.

                                                                                                        

Paola Proietti

Classe '77, giornalista professionista dal 2008. Ho lavorato in radio, televisione e, vista l'età, anche per la vecchia carta stampata. Orgogliosamente romana, nel 2015 mi trasferisco, per amore, in Svizzera, a Ginevra, dove rivoluziono la mia vita e il mio lavoro. Mamma di due bambine, lotto costantemente con l'accento francese e scopro ogni giorno un pezzo di me, da vera multitasking expat.

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