La transumanza

La transumanza

L’Italia da sempre basa la sua economia su agricoltura e allevamento, per questo che molti di noi hanno sentito parlare spesso dai propri nonni o genitori della transumanza.

La transumanza è un “rituale” contadino che accompagna la tradizione del nostro Paese da secoli.

Per l’esattezza è la migrazione del bestiame, dai pascoli di alta montagna, dagli alpeggi, per riportarli a valle. Tutto questo avveniva e avviene percorrendo le strade naturali dei Tratturi.

Ad inizio della primavera, quando i paesi diventano troppo caldi, i pastori spostano il loro bestiame in alta montagna per farli pascolare e vivere fuori dalle stalle in zone più fresche.

Si nutrono di erba fresca tutto il giorno, pascolano libere intorno alle malghe e poi la sera tornano nelle stalle per la notte.

Tutto questo accade solo ne periodo estivo, infatti fanno ritorno a valle tra il 24 agosto, giorno di San Bartolomeo e il 29 settembre, ovvero giorno di San Michele.

Le prime tracce della transumanza sono molto in là nei secoli, addirittura i primi racconti e immagini risalgono al 500 d. C. E per molti anni l’Italia ha beneficiato di questa attività

Siamo a metà del 1400 quando anche l’Italia inizia a spostare il proprio bestiame. La prima regione che inizia a transumare è l’Abruzzo, che nel periodo estivo sposta i propri greggi e mandrie verso la Maremma Toscana o il Lazio verso i confini di Roma Nord. Ma gli spostamenti più intensi erano quelli che dall’Abruzzo andavano verso il Tavoliere delle Puglie. La transumanza ha fatto sì che almeno fino al 1800 l’Abruzzo fosse tra le regioni più ricche del Regno.

Questa attività spostava talmente tanto l’economia che al Sud della Penisola era proprio il Regno di Napoli a gestire queste attività.

La transumanza continua ad essere, ancora oggi, alla base della tradizione pastorizia italiana. A tal punto che nel 2019 l’UNESCO l’ha dichiarata Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

Al rientro dei pastori in paese si fa una vera e propria festa, come gesto di gratitudine verso la natura. Le mucche, specialmente la “capofila”, vengono abbellite con fasce, corone, campanacci, specchietti nascosti per scacciare i cattivi spiriti. C’è sempre un crocifisso per richiedere la protezione di Dio.

Ed è proprio per questo valore intrinseco della cultura contadina, per lo spettacolo importante che rappresenta fa parte del Patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco. 

La transumanza, è sempre stata presente nella vita dei nostri paesi e città che nel passato ha ispirato scrittori e poeti, da Terenzio e  Virgilio a  Plinio il Giovane, da Torquato Tasso a  Gabriele D’Annunzio, dando origine nel  centro Italia ai  “poeti-pastori”,  depositari del “canto a braccio” e del poema in ottava rima,  nato grazie alla lettura di classici immortali,  ma anche di poemi ispirati alle  leggende locali, testi sui quali  esercitarsi  in sfide poetiche a colpi di ottave.

Oggi le regioni che maggiormente tendono a mantenere questa tradizione non sono molte. In Valle D’Aosta la transumanza viene chiamata Desarpa, e segna esattamente la fine dell’estate ai piedi del Cervino. I pastori di solito rientrano in paese il 23 settembre, in marcia rigorosamente scandita dal suono dei campanacci. Il tutto viene accompagnato da una sfilata di abitanti in costumi d’epoca che si conclude con banchetti coi sapori tipici della montagna e danze frenetiche. 

Poi c’è il Trentino Alto Adige, dove sempre il 23 settembre, vicino a Bressanone, la transumanza fa capolino diventando una festa soprattutto per i più piccoli. L’arrivo delle mucche adornate di ghirlande e drappi, la musica asseconda i campanacci, le compagnie di ballo popolare colorano le strade e lo spettacolo si anima alla vista della danza acrobatica degli Schuhplattler (gli uomini che ballano ritmandosi con battute di mani su gambe, guance e suole delle scarpe, saltando, girando e cantando lo jodel).

E poi c’è l’Abruzzo che come detto, forse più di tutti ha fatto in passato, della transumanza, orgoglio e ricchezza. Con un po’ di rimpianto, perché ormai quasi più nessuno si sposta per le vie dei trattori. A Pescasseroli si può partire alla volta della Puglia per percorrendo i “regi tratturi”. I sentieri che Alfonso D’Aragona, a metà del ‘500, aveva fatto sistemare ed allargare. Per consentire il passaggio comodo di greggi e pastori.

Il cammino è stato riportato a nuova vita e seguendo le vecchie iscrizioni pastorali sulle pietre ed i cartelli di segnalazione si cammina per circa centodieci chilometri.

Ovvero dall’Appennino fino al Tavoliere delle Puglie passando per il Molise, pernottando ogni sera lungo il tragitto. I pastori percorrevano stagionalmente i tratturi per circa quindici giorni prima di raggiungere la destinazione che evitava i rigidi inverni delle vette abruzzesi e le afose estati della pianura. In questo modo le pecore potevano alimentarsi al meglio in ogni periodo dell’anno e produrre grandi quantità lana, latte e carne.

Ormai abbiamo capito che il nostro è un Paese fatto di tradizioni soprattutto contadine e di pastorizie e forse dovremmo iniziare a difendere di più le nostre origini e tornare a portare rispetto ai nostri animali. Non solo quelli che vivono con noi, ma anche quelli che permettono alla nostra economia di rimanere a galla. In un periodo in cui la crisi ci sta devastando, i giovani stanno tornando alle origini. Sperando che da loro si inizi a chiudere qualche allevamento intensivo per far spazio alla tradizione e al rispetto.

#ostinatamenteottimista

SEGUI DISTANTI MA UNITE! Sulle nostre pagine social: Facebook, TwitterInstagram e Telegram. Iscriviti alla nostra newsletter. E partecipa al nostro sondaggio perché La tua opinione conta!

Laura Cardilli

Laureata in Sociologia, indirizzo Comunicazione e Mass media, da sempre mette al centro della sua vita proprio la comunicazione sotto tutti i suoi aspetti. Durante l’università prende il tesserino da giornalista pubblicista collaborando con due giornali romani, per molti anni solo la carta stampata le regala la gioia della professione di giornalista, poi, grazie ad un laboratorio di comunicazione incontra quella che per molti anni è stata la sua grande passione, la radio, per diversi anni ne è stata redattrice e anche speaker. La prima formazione è stata quella sportiva, calcio e tennis soprattutto, ma poi soprattutto attualità è stata autrice anche di alcune sue rubriche. Per molti anni abbandona le scene del giornalismo e lavora per una grande azienda italiana sempre nella comunicazione esterna. All’attivo ha la pubblicazione di un suo libro “L’eterna rincorsa” e la pubblicazione di qualche poesia. Appassionata di social media si definisce un’ironia e sarcastica…non sempre compresa. Dopo un po’ di tempo e tanta mancanza decide di riprendere a scrivere per Distanti ma unite. Il suo hashtag è #ostinatamenteottimista perché sostiene che niente e nessuno potrà farle vedere quel mezzo bicchiere vuoto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *