MALINCONIA DI UN BACIO INESPRESSO
Non ricordava più esattamente quando aveva iniziato a tornare lì.
Forse da sempre, forse da quando aveva capito che alcune presenze non smettono di viverci dentro solo perché non possiamo più toccarle.
Era un posto semplice:
una panchina in fondo a un viale alberato, dove il mondo sembrava rallentare.
Ogni volta che vi arrivava, l’aria profumava di pioggia e di foglie bagnate.
C’era qualcosa di sospeso in quel silenzio, come se il tempo stesso trattenesse il fiato.
Lei diceva che lì il vento aveva memoria.
Che sapeva conservare i nomi anche quando noi non li pronunciamo più.
Lui sorrideva.
All’epoca non la capiva del tutto.
A volte amiamo qualcuno quando ancora non ha imparato a spiegarsi — e allora crediamo di avere tempo.
Tempo per capire.
Tempo per restare.
Tempo per dire resta.

Ma il tempo, si scoprì, non era stato gentile con loro.
Le stagioni erano passate, le vite erano cambiate,
e loro due si erano persi senza mai rompersi.
È questa la cosa più crudele e più dolce del mondo:
non tutto ciò che finisce si spezza.
Alcune cose restano intatte, ma lontane.
Adesso lui sedeva su quella panchina.
Non per ricordarla — ma per ricordarsi chi era quando la guardava.
E qualcosa accadeva sempre, in quel punto preciso del pomeriggio:
la luce filtrava tra le foglie proprio come faceva quando lei era accanto a lui.
Una luce morbida, quasi timida.
La stessa.
Allora lui chiudeva gli occhi.
E la sentiva.
Non come un’apparizione, non come un fantasma.
Ma come una parte viva di sé che tornava a respirare.
Lei rideva piano, come se fosse appena arrivata.
Come se nessun inverno fosse mai passato tra loro.
Come se la vita, per un momento soltanto, sapesse farsi gentile.
Lui avrebbe voluto dirle che aveva provato a dimenticare.
Che aveva riempito le giornate, gli anni, le stanze.
Che aveva vissuto, davvero.
Ma alcuni incontri non chiedono di essere superati:
chiedono solo di essere custoditi.
Quando riapriva gli occhi, la luce era cambiata.
Il vento sembrava più freddo.
Il viale più lungo.
Si alzava lentamente.
E ogni volta — ogni maledetta e benedetta volta — sentiva quella verità semplice e spietata:
La malinconia non è ciò che manca.
È ciò che è stato così vero da non andarsene più.
E continuava a camminare,
con il passo di chi ha amato davvero.
Ludovica Moltoni
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complimenti a tutti i componenti. lavoro che vince!