Lettera di un soldato

Lettera di un soldato

Mia amata,

ti scrivo da una notte che sa di metallo e pelle bruciata.
L’aria punge come una promessa non mantenuta, e la luna , dimezzata, sembra una medaglia lasciata arrugginire sul petto del cielo.

Il buio ci divora piano, ma non completamente.
C’è un rosso che resiste.
Ostinato. Vivo. Testardo come me quando parlavi piano e io fingevo di ascoltare solo per guardarti muovere la bocca.

È il rosso del fuoco che ci riattacca alla vita quando le dita tremano,
il rosso dei papaveri che spuntano dove non dovrebbero ,tra fango, cenere, ossa,
come se la bellezza, ogni tanto, decidesse di non obbedire.

Penso a te ogni volta che li vedo.
Penso al taglio morbido delle tue labbra,
al tuo vestito rosso buttato sulla sedia come un peccato da rifare,
alla tua risata che mi apriva il petto meglio di qualsiasi lama.
Tu eri incendio. E io, solo benzina.

Qui il rosso ha un peso diverso.
Sa di sangue diluito nella pioggia, di bandiere mangiate dal vento,
di lettere non spedite e mani che stringono nomi come reliquie.
Sa di tutto ciò che resta quando il resto scompare.

Eppure, lasciami dirlo, quando chiudo gli occhi non vedo cannoni, né fumo, né terra spaccata.
Vedo te.
La curva del tuo collo, la tua pelle che sa di calma e tempesta,
le tue mani che mi tengono come se potessi tornare intero solo così.

Il rosso cambia forma se ci penso.
Diventa tramonto sul balcone della nostra casa che ancora non esiste,
vino che brucia in gola mentre ridi,
guance calde, lenzuola stropicciate, la tua voce che dice resta senza parlare.

Vorrei tornare.
Solo per appoggiare la fronte sulla tua
e sussurrarti che il rosso non è soltanto guerra.
È vita che pulsa e non si lascia spegnere.
È amore che rimane, anche quando la pelle trema.

Se il destino sarà gentile, tornerò.
E se questa lettera arriverà senza il mio passo dietro,ti prego: quando vedrai un papavero sul ciglio della strada,
non dargli un nome di morte.

Chiamalo con il mio.

Non pensare al rosso che si perde.
Ricorda quello che brucia ancora, quello che siamo.

Tuo.
Sempre.
Anche quando non mi vedi.

Ludovica Moltoni

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