Distanti ma Unite, restare se stessi mentre si cambia

Distanti ma Unite, restare se stessi mentre si cambia

Se oggi dovessimo rinominare il nostro magazine, sicuramente lo chiameremmo Distanti ma Uniti e non Distanti ma Unite. “Ideato da donne”, infatti, la nostra creatura editoriale é diventata con il tempo “la voce di tutti”. È il fulcro dell’evoluzione da ciò che eravamo a ciò che siamo diventati.

Perché l’identità non è una cornice rigida, ma un equilibrio delicato tra radici e trasformazione, tra ciò che resta e ciò che si lascia attraversare dal cambiamento. E noi questo cambiamento abbiamo scelto di abbracciarlo, pur rimanendo fedeli a noi stessi. Proprio questo equilibrio è diventato negli anni la cifra più autentica del progetto DmU: mantenere la propria anima aprendosi però a nuove voci, nuovi linguaggi, nuove direzioni.

Evolversi senza smarrirsi.

Nato nel marzo 2020, in pieno lockdown, il progetto Distanti ma Unite ha preso forma prima come gruppo WhatsApp, poi come blog costruito in poche ore, fino a diventare in tempi rapidi uno spazio digitale riconoscibile, fondato sulla scrittura, sul confronto e sulla volontà di tenere insieme esperienze e sensibilità diverse in un momento in cui tutto spingeva all’isolamento e alla separazione fisica.

All’inizio aveva il passo delle cose necessarie. Del qui ed ora. C’era l’urgenza di raccontare, di condividere, di non lasciare che il silenzio della quarantena occupasse i nostri spazi. I contenuti parlavano di storie, poesie, interviste, racconti, riflessioni, con un’impostazione ancora fortemente legata alle autrici e a un’identità che si presentava come femminile. Ma più che una formula o un genere pre stabilito si trattava di un punto di partenza.

Il primo vero passaggio arriva dopo un anno. Nel marzo 2021, Distanti ma Unite inizia la propria trasformazione: da blog collettivo a magazine digitale di intrattenimento. Non si tratta di un semplice cambio di veste grafica o di definizione, ma di un allargamento di orizzonte.

Il progetto sceglie una struttura più chiara, una missione più leggibile, una visione più ampia. È il momento in cui capisce che per crescere non basta esserci: bisogna riconoscersi e assumersi la responsabilità di ciò che si vuole diventare.

Ed è qui che il tema dell’identità smette di essere astratto e diventa concreto. Perché l’identità, per un progetto editoriale, non coincide con l’immobilità. Non è fedeltà cieca alla forma iniziale: è semmai la capacità di custodire un nucleo e permettergli di crescere. Nel caso di Distanti ma Unite, quel nucleo resta leggibile, oggi come allora: la centralità delle storie, l’attenzione alle persone, il desiderio di intrattenere senza scivolare nella superficialità, la volontà di affiancare leggerezza e riflessioni profonde. Attorno a questo asse il progetto si è aperto, ha allargato il campo, ha accolto nuove firme, nuovi temi, nuovi sguardi.

Ideato da donne, diventato la voce di tutti

DmU

Dentro questo nuovo slogan c’è un’intera traiettoria. C’è il riconoscimento delle origini, che non vengono cancellate né addolcite. Ma c’è anche la scelta di non restare prigionieri della propria prima definizione. Un progetto nato da un’intuizione femminile che decide di non parlare solo a un perimetro identitario preciso, bensì di diventare uno spazio più largo, capace di tenere insieme differenze, età, esperienze, registri e interessi.

Anche la struttura del magazine racconta questa maturazione. Oggi Distanti ma Unite si muove tra cultura, racconti, lifestyle, benessere, cucina con una proposta che conserva una cifra narrativa ma si confronta con attualità, tendenze, approfondimenti e un linguaggio differente.

Ogni mese selezioniamo un tema attorno al quale far ruotare tutti gli articoli e i nostri racconti. E lo spazio di pubblicazione è aperto anche alla nostra community!

Non c’è più, nel nuovo corso di DmU, soltanto il bisogno di stare insieme nonostante la distanza. C’è la volontà di costruire uno spazio editoriale dove le voci possano convivere, contaminarsi, prendere posizione, discutere, riconoscersi in una linea comune senza diventare uniformi.

Non è un caso che, proprio in questo mese, il magazine abbia scelto di ospitare pezzi dedicati esplicitamente al tema dell’identità. È un pò come riportare il nostro progetto davanti allo specchio della propria storia. Come se, dopo aver attraversato varie fasi, Distanti ma Unite abbia sentito l’esigenza di interrogarsi, e far interrogare i nostri lettori, su una domanda decisiva: come si resta riconoscibili mentre si cambia?

La risposta, per quanto ci riguarda, sta tutta nell’idea di una crescita per aggiunta, non per sottrazione. Non abbiamo inseguito una tendenza, né rinnegato le nostre origini. Ma abbiamo accettato che un’identità viva non è mai rigida. Che può accogliere nuove idee, nuove persone, persino nuove definizioni, senza perdere la propria riconoscibilità.

Distanti ma Unite è nato quando il mondo era fermo e separato Da allora non ha mai smesso di muoversi. Ha cambiato forma, linguaggio, ambizione. Si è lasciato attraversare dal tempo e dai contributi, rimanendo fedele a un’idea semplice e sempre attuale: creare connessioni attraverso le parole. Tutto il resto, negli anni, si è evoluto attorno a questo centro.

E in fondo crediamo che sia proprio così che funziona ogni identità che non abbia paura del futuro: non si difende irrigidendosi, si rafforza imparando ad allargarsi.

Parlare oggi dell’identità di Distanti ma Unite significa anche fermarsi a riconoscere il valore delle persone che questa identità l’hanno costruita, custodita e accompagnata nel tempo. Di chi c’era all’inizio, quando tutto era ancora intuizione, slancio e desiderio di restare vicini nonostante la distanza. E di chi è arrivato dopo, in corsa, portando nuove idee, nuovi sguardi, nuovi modi di abitare questo spazio comune.

A tutti va un grazie sincero. A chi ha scritto, creduto, collaborato; a chi ci ha seguito e continua a leggerci, articolo dopo articolo, riconoscendosi nelle nostre parole, nei temi affrontati, nelle storie condivise. Perché un magazine vive dei contenuti che pubblica, certo, ma soprattutto delle relazioni che riesce a creare.

A sei anni dalla sua nascita e fondazione, Distanti ma Unite vuole continuare ad essere questo: un progetto aperto, in movimento, disponibile ad accogliere contributi, visioni, voci diverse. Con la stessa anima di sempre, ma con lo sguardo rivolto avanti. E proprio per questo l’invito resta aperto: a chi ci accompagna da tempo e a chi ci ha scoperti solo ora, a chi legge in silenzio e a chi sente di avere qualcosa da raccontare.

Perché crescere, per noi, ha significato proprio questo: restare fedeli a ciò che siamo, lasciando sempre spazio a chi vorrà diventarlo insieme a noi.

Elisabetta Mazzeo – Project Creator DmU

Elisabetta Mazzeo

Elisabetta, classe 1981. Ogni 18 anni un cambiamento. Prima la Calabria, poi Roma, ora Zurigo. Domani chissà. La mia sfida quotidiana? Riuscire nell’impresa di essere contemporaneamente mamma, moglie, giornalista, scrittrice e ora anche blogger. Ore di sonno: poche. Idee: tante. Entusiasta, curiosa, caparbia, sognatrice. Scrivere è un’esigenza. Una lunga gavetta nei quotidiani e nelle tv locali, poi l'approdo come inviata di Sport Mediaset. Non ho dubbi: il mio è il mestiere più bello del mondo. Una passione prima che un lavoro. Oggi ricopro l'inedito ruolo di vicedirettore a distanza di Retesole, l’emittente che mi ha visto crescere umanamente e professionalmente. Divoro libri e due li ho anche scritti, mi nutro di storie di sport, ma non solo. Scatto e colleziono foto, mi alleno quanto basta per non sentirmi in colpa e in compenso macino chilometri armata di scarpe da ginnastica e passeggino. L'arrivo delle mie due figlie ha rimodulato le priorità della mia vita. E adesso è con loro e per loro che continuo a mettere le mie passioni in campo. #CaparbiamenteSognatrice

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