Le Metamorfosi di Ovidio: la guida al cambiamento che parla anche a settembre

Le Metamorfosi di Ovidio: la guida al cambiamento che parla anche a settembre

Dopo la pausa dei mesi estivi, settembre riporta con sé la routine: scuola, lavoro, università. È il momento in cui si torna alle abitudini, si riprendono progetti lasciati in sospeso e, quasi inevitabilmente, si fa il punto su ciò che è stato. L’estate, con la sua parentesi fuori dal tempo ordinario, sembra offrirci anche l’occasione per chiederci cosa vogliamo lasciare indietro e cosa, invece, desideriamo portare con noi.

Settembre, il nuovo gennaio

Settembre è, in questo senso, il nuovo gennaio: un mese di ripartenze, di propositi e di piccoli o grandi tentativi di cambiamento.

Il rischio, però, è quello di trasformare ogni nuovo inizio in una richiesta di rinnovamento totale. Come se ricominciare significasse necessariamente cancellare ciò che è venuto prima, abbandonare una versione di noi stessi per costruirne una completamente nuova.

Eppure il cambiamento non funziona sempre così. A volte significa rompere con ciò che non ci appartiene più; altre volte, invece, significa riconoscere ciò che vale la pena conservare.

Perché le Metamorfosi di Ovidio sono ancora attuali

È proprio questa ambivalenza a rendere le Metamorfosi di Ovidio, poema dedicato al tema della trasformazione, sorprendentemente attuali. Scritto da un poeta vissuto tra il 43 a.C. e il 17 d.C., il poema racconta un universo in cui nulla rimane davvero immobile: corpi, identità, paesaggi e destini cambiano forma, ma non sempre il cambiamento coincide con una cancellazione del passato.

Settembre ha qualcosa di profondamente ovidiano: è una soglia, un passaggio tra ciò che è stato e ciò che ancora deve cominciare. E tra le numerose storie delle Metamorfosi, due racconti sembrano parlare proprio di questo: quello di Deucalione e Pirra e quello di Filemone e Bauci.

Deucalione e Pirra: ricominciare dopo la fine di un mondo

Dopo il diluvio, Deucalione e Pirra si ritrovano soli in un mondo sconvolto. Quello che conoscevano non esiste più e non c’è una vecchia normalità a cui tornare. Devono ricominciare da ciò che rimane.

È dalle pietre che lanciano alle proprie spalle che nasce una nuova umanità: quelle di Deucalione diventano uomini, quelle di Pirra donne. Il mondo, distrutto dall’acqua, prende così una forma nuova.

[Immagine: Peter Paul Rubens, Deucalione e Pirra, 1636-1637]

È forse questa una delle immagini più radicali del ricominciare: non sempre è possibile tornare al punto di partenza. A volte una parte della nostra vita è semplicemente finita e il cambiamento consiste nell’accettarlo, per poi provare a costruire qualcosa a partire da ciò che resta.

Anche settembre può avere questa dimensione. Tornare alla propria vita dopo una pausa significa talvolta accorgersi che qualcosa è cambiato: dentro di noi, nelle nostre relazioni, nelle nostre aspettative. E che riprendere da dove avevamo lasciato non è più possibile, o forse non è più ciò che desideriamo.

Filemone e Bauci: cambiare forma senza perdere ciò che conta

La storia di Filemone e Bauci racconta invece un’altra possibilità.

I due anziani hanno condiviso un’intera esistenza e, al momento della morte, vengono trasformati in due alberi. La loro forma cambia, ma non cambia ciò che li lega: rimangono l’uno accanto all’altra, intrecciati, quasi a proseguire nella nuova forma la vita che hanno condiviso.

[Immagine: Janus Genelli, La trasformazione di Filemone e Bauci, 1801]

Qui la metamorfosi non coincide con una rottura. Al contrario, suggerisce che cambiare non significa necessariamente lasciare tutto alle spalle. Alcune cose possono attraversare il cambiamento insieme a noi, conservando il proprio significato anche quando tutto il resto assume una forma diversa.

Come un albero, possiamo crescere senza perdere le nostre radici.

Cosa cambiare e cosa portare con noi

È forse proprio nell’incontro tra queste due storie che si trova una delle immagini più interessanti del cambiamento. Ricominciare non significa necessariamente diventare qualcun altro. Può significare, più semplicemente, capire cosa non ci appartiene più e avere il coraggio di lasciarlo andare, senza per questo rinnegare ciò che siamo stati.

Possiamo cambiare abitudini, luoghi, relazioni e perfino l’idea che abbiamo di noi stessi. Ma non tutto ciò che appartiene al passato deve essere cancellato. Alcune cose meritano di essere trasformate, altre di essere conservate.

Deucalione e Pirra raccontano il coraggio di costruire dopo la fine di un mondo. Filemone e Bauci quello di rimanere fedeli a ciò che conta anche quando la forma cambia.

Forse è questo il senso più autentico di settembre: non un mese in cui diventare qualcun altro, ma una soglia attraverso cui scegliere, ancora una volta, che cosa cambiare e che cosa portare con noi. Le nuove forme, dopotutto, non nascono sempre da una cancellazione. A volte sono semplicemente un altro modo di essere ciò che siamo.

Ilaria Ottolini

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