L’odore degli incendi
Da bambino ero convinto che gli esami fossero quelli di scuola. Un ostacolo da superare e basta. Li immaginavo come una porta: una volta aperta, dall’altra parte ci sarebbe stata finalmente la tranquillità.
Che errore.
Gli esami cambiano nome, cambiano volto, ma restano sempre lì. Sono il primo lavoro, un amore che finisce, una figlia da crescere, una scelta sbagliata, una malattia, un sogno che costa più di quanto avevi previsto. Ogni volta ti dici che sarà l’ultimo. Che dopo potrai respirare. E invece la vita tira fuori un altro foglio. Con domande che non avevi studiato. Il punto è che una promozione ti rende felice. Due ti fanno sentire invincibile. Dieci ti convincono perfino di aver capito come funziona il mondo.
Poi arriva una sola bocciatura. Una soltanto. Ed è sufficiente a incrinare tutto il tuo universo.
Quello che fino a un attimo prima sembrava una certezza perde consistenza. Le persone cambiano faccia, i sogni cambiano colore, perfino i ricordi sembrano appartenere a qualcun altro. È come quei pomeriggi d’estate in cui il cielo diventa improvvisamente di uno strano arancione. L’aria è immobile, fa caldo da togliere il fiato e, da qualche parte, arriva l’odore acre di un incendio che non vedi ancora.
Da quel momento sai che ce ne sarà sempre uno da spegnere.
E sai anche un’altra cosa. Che puoi metterci tutta la buona volontà. Tutto il talento. L’impegno. Tutto l’amore che hai.
Non riuscirai a spegnerli tutti. Forse è proprio questo il vero esame.
Accettare che alcune fiamme continueranno a bruciare anche quando avrai fatto tutto quello che era umanamente possibile. Perché gli esami sono come la vita. Li affrontiamo circondati da persone, consigli, applausi e abbracci. Ma il momento in cui dobbiamo rispondere davvero è sempre lo stesso. Siamo solo noi. E, in fondo, anche la vita si attraversa così.
Da soli.
Gabriele Ziantoni #DisperatamenteMalinconico
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È uno di quei testi che ti lascia addosso la sensazione strana di aver capito qualcosa… senza però riuscire a spiegarlo bene.
Perché è vero: quando siamo piccoli pensiamo che “gli esami” siano una fase chiusa, con inizio e fine. Poi scopriamo che non finiscono mai davvero, cambiano solo forma. E spesso non sono nemmeno eventi eclatanti — sono piccole crepe quotidiane, scelte, errori, responsabilità che arrivano senza preavviso.
La cosa più dura, forse, è proprio quella descritta nel testo: il fatto che puoi “vincere” tante volte e sentirti invincibile… ma basta una sola caduta per rimettere tutto in discussione. Non perché cancelli i risultati, ma perché ti costringe a rivedere chi pensavi di essere.
Eppure c’è anche una verità meno cupa sotto: non è che gli incendi si possano evitare tutti. Si impara piuttosto a riconoscerli prima, a non farsi paralizzare, a continuare a camminare anche mentre da qualche parte qualcosa sta ancora bruciando.
In fondo vivere è un po’ questo equilibrio instabile: spegnere quello che puoi, accettare quello che resta, e andare avanti lo stesso.
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