Jacquemus, la Corsica e il tempo della felicità
Il sole caldo, il sale sulla pelle, il vento che attraversa tessuti e ricordi. Per la Primavera/Estate 2027, Simon Porte Jacquemus approda al Phare de la Pietra, in Corsica, e trasforma la sfilata in un racconto intimo e universale sulla felicità, sul tempo e sul desiderio profondamente umano di trattenere ciò che amiamo.
Bisogna camminare fino a dove la roccia granitica della Balagne si sporge a tagliare l’orizzonte azzurro del Tirreno per comprendere la genesi di questa collezione. Lì, dove il Phare de la Pietra si staglia contro il cielo dal 1857, Simon Porte Jacquemus mette in scena un nuovo capitolo di una personale storia d’amore con la sua terra, rivelandosi parte di quella genealogia di artisti per i quali il luogo costituisce condizione stessa del pensiero.
Dai campi di lavanda della Provenza alle saline della Camargue, fino alle stanze del Museo Picasso, ogni sfilata aggiunge un tassello a una mappa del cuore che oggi trova in Corsica il suo vertice più intimo e affascinante.
Le Bonheur spinge questo itinerario sentimentale verso una dimensione ancora più viscerale, poiché Jacquemus sceglie di allontanarsi da ogni artificio o finzione per abitare, invece, la verità di un ricordo delicato e reale, quello dei mesi intensi e luminosi trascorsi in questo frammento di mondo durante la sua infanzia, quando la spensieratezza aveva il volto di sua madre, scomparsa da tempo.
A rendere questo ritorno un cerchio perfetto è stata la presenza, tra gli ospiti, di Liline Jacquemus, la nonna dello stilista e custode prima del suo universo affettivo, la cui vicinanza ha caricato l’atmosfera di un’emozione quasi sacra, svelando la radice più autentica di questo racconto.
La promessa racchiusa nel titolo cessa così di essere mera astrazione per farsi materia viva, fatta di luce, di brezza marina e di quella particolare percezione del tempo che appartiene solo alle estati mediterranee.

La leggerezza della felicità
In questa cornice biografica e sentimentale, si costruisce l’architettura invisibile dello show.
Tutto, sul promontorio, respira all’unisono con questo sentimento.
Il percorso si estende per quasi un chilometro verso il faro, un cammino che trasforma la distanza in un elemento narrativo, che è parte integrante dell’esperienza.
All’orizzonte, modelle e modelli appaiono gradualmente, come ombre distanti nate dalla terra e dalla pietra, per poi avanzare con il ritmo solenne di una processione.
A ogni passo, gli abiti sembrano ridefinirsi, plasmati dal gioco dei riflessi, dalla carezza del vento e dal morbido annullarsi dello spazio.
Per qualche istante, il tempo cede. Si distende e si arrende, ritrovando la malinconia dolce delle cose lente.
In quell’intervallo scolpito tra gli scogli, i minuti si fanno densi, acquistano peso e profumo.
E nello sguardo di chi attende riaffiora la capacità, ormai rara e vertiginosa, di stare, di guardare, di lasciare che la bellezza, semplicemente, accada.
Perché, in fondo, Le Bonheur racconta di qualcosa di ancora più universale della felicità stessa: racconta il tentativo disperato, insieme meraviglioso e profondamente umano, di non lasciarla andare.

Tra ricordi e vacanze al mare
È la Corsica, aspra e selvatica, a dettare le sfumature della stoffa: i gialli accesi, gli arancioni minerali delle rocce, gli azzurri marini e i verdi selvaggi dialogano con la purezza di un bianco assoluto, nato per assorbire e riflettere tutta la luminosità del giorno.
Le classiche righe, dall’effetto marinière, si reinventano sotto l’effetto di sinuose trasparenze, dando vita a lunghi abiti impalpabili da spiaggia, che si estende con coerenza anche nelle proposte maschili.
I volumi, da sempre firma del Brand, si muovono in un equilibrio continuo tra struttura e fluidità. Abiti balloon si alternano a copricapi lunghissimi, mentre le gonne giocano con silhouette ampie e linee più aderenti.
Anche un capo archetipico dell’estate, come la canotta, entra a far parte di questa riflessione sulla leggerezza e sul gesto, venendo qui reinterpretata attraverso una sofisticata ricerca sui materiali: alcune versioni nascono in pelle sottile come carta, altre in crêpe accoppiato, altre ancora mostrano delicati bordi in organza lavorati secondo l’antica tecnica giapponese dello shibori, che consiste nel modellare il tessuto attorno a una perla e rimuoverla successivamente, imprimendo sul tessuto una memoria tattile, quasi scultorea.
L’attenzione si sposta poi sugli accessori, concepiti come compagni ideali di viaggio. Accanto ai sandali estivi debuttano Les Ballerines Pietra, flessibili al punto da piegarsi a metà per scivolare con leggerezza in valigia.
Tra le borse riaffiora Le Valérie — un tenero omaggio alla madre del designer — riproposta tra ricami e grafismi inediti, a cui si affianca il debutto di Le Tote Pietra, una nuova shopping bag capiente, pulita e minimale.

La bellezza delle cose semplici
Tra le pieghe di Le Bonheur, si legge una riflessione fine, sottile, silenziosamente provocatoria, sul significato del lusso nel nostro presente.
Esistere nel tempo.
Ascoltare il rumore delle onde.
Accogliere ogni sfumatura del cielo sulla pelle nuda.
Muoversi dentro un abito con la stessa libertà con cui si cerca il mare.
«Ho immaginato questa collezione come l’estate stessa: il sole, i colori, la bellezza delle cose semplici, la sensazione di leggerezza. Per me, questa è la felicità… le bonheur», ha raccontato Simon Porte Jacquemus.
E’ proprio qui che risiede il senso più profondo della collezione, nella preziosa consapevolezza che la felicità, dopotutto, non è mai straordinaria.
Ha il sapore dell’acqua salata, dei capelli spettinati, di una passeggiata sulla sabbia con i pieds dans l’eau, le scarpe in mano e il ricordo portato dal vento di qualcuno che abbiamo amato.

#IncurabilmenteAppassionata
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