Una fase indomabile

Una fase indomabile

Il rumore dei piatti, le chiacchiere ai tavoli, la sala piena, il cliente scortese e quello generoso con la mancia, le multe e le bollette da pagare, i fornitori che scaricano in orari sbagliati, la cucina in fermento, i collaboratori che corrono e scherzano. Quel turbine di frenesia e sentimento che ogni ristoratore mette nel proprio lavoro, la passione con cui condisce anche i momenti meno semplici. Attimi che, chi mette dedizione in ciò che fa, vorrebbe si ripetessero all’infinito. Perché le passioni non le tieni a freno, rappresentano una fase indomabile e insuperabile della nostra esistenza. Quella condizione che sgomita tra le nostre paure e abitudini e ci rende consapevoli di aver scelto per sempre la nostra strada, nostra soltanto e perciò unica.

Cioè, mi stai dicendo che hai i biglietti, però vuoi andare a vedere Il Libro della Giungla o roba simile? Mi stai prendendo in giro, giusto?

Senti…mica dobbiamo andare a vedere l’Arsenal tutte le volte che vengo a Londra, ti pare? Pensavo l’avessimo superata questa fase.

Noi non supereremo mai questa fase!

Febbre a 90

E di passioni incancellabili si nutre Giovanni. Capelli lunghi con chignon, piercing al labbro, una predilezione per anelli e tatuaggi. Un aspetto da duro, creato ad arte per nascondere un cuore gentile. Un personaggio che non passa inosservato. Uno spirito battagliero e mai domo coniugato con Via della Pace. Un tifoso che ha fatto notizia, un ristoratore con avventori illustri, un italiano negli States, tanta beneficenza e ironia in abbondanza.

Giovanni Bartocci, imprenditore di successo a New York, proprietario del ristorante Via della Pace, innamorato dello sport italiano e non solo.

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Sono un po’ uno zingaro. Ho attraversato l’oceano, come già avevano fatto i nostri nonni con la valigia di cartone. Sono Romano per nascita e per esserci cresciuto anche per un po’ di tempo, a Roma nord. Dopo ho traslocato a Ronciglione perché mamma è di lì, un paesino tra Roma e Viterbo, sul ridente lago di Vico. All’età di 22 anni ho lasciato anche casa di Ronciglione e sono andato a Londra per far ritorno in Italia qualche anno dopo. Ho lavorato a Viterbo, in un bar del centro storico, fino a quando ho ricevuto la proposta di trasferirmi a New York. Mio zio insieme ad altri aveva aperto un ristorante, Via della Pace, e cercavano un manager. Vista la mia esperienza londinese, con lo chef Caldesi e poi con la famiglia Guinness, io ero ponto a fare il grande salto. E così è stato.

La passione che diventa un’avventura per la vita. Nel 2012 Giovanni e il socio Marco Ventura danno vita a quello che sarebbe diventato un posto di richiamo per personaggi come Woody Allen.

Una fase indomabile

Ritrovo abituale per tennisti e addetti ai lavori italiani, per il cibo, l’atmosfera e per la possibilità di seguire il calcio sul maxi schermo.

Menù tipicamente italiano e romano, ambiente semplice e accogliente, con la giusta confusione di voci e piatti a fare da sottofondo.

Poi un giorno l’incubo. Un’incendio devasta il palazzo e gli interni del ristorante. Il tutto mentre Giovanni assisteva all’incontro di tennis di Paolo Lorenzi. Una telefonata del socio che lo avvisa, la corsa verso il locale e al suo arrivo la vista di una scena che non dimenticherà più.

Via della Pace era casa, un ritrovo, un nascondiglio, un fortino. Via della Pace era Italia, un pezzo di Roma, una parte di Ronciglione. Era la casa di chiunque entrava. Via della Pace era verità e schiettezza. Era la mia ninna, ossia la copertina che usavo da bambino per addormentarmi. Era il mio tutto, qui a New York. Il mio ponte verso casa.

Una fase indomabile
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Adesso Giovanni sta vivendo una fase obbligata di fermo, orfano della sua creatura.

Vorrei tornare a essere me stesso, tornare a lavorare e condividere la mia gioia con le persone. Questo isolamento forzato mi sta indurendo il cuore e questo vorrei non accadesse mai. Mi piacerebbe tornare a fare il mio show dietro un bancone, a divertirmi e far divertire.

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La vita è una combinazione di pasta e magia.

Federico Fellini

Così mentre Giovanni Bartocci soffre per Via della Pace, l’altro Giovanni finisce finisce su giornali e tv.

Ho un tatuaggio che esprime bene il concetto. Raffigura me con tre facce dentro. C’è il Giovanni Bartocci pubblico, il ristoratore professionista. C’è lo psicopatico folle tifoso. E poi c’è Giovanni, io. Il Giovanni supertifoso è un pazzo schizzofrenico, che quando si manifesta prende il sopravvento su tutto.

Una fase indomabile
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E di cose folli il Govanni supporter ne ha fatte e continua a farne.

Sono malato di Lazio. Tanto da fondare insieme ad altri matti come me, un club qui a New York, il l.c.n.y.c . La mia romantica e inguaribile malattia per la Lazio mi ha fatto viaggiare, seguendo la squadra nelle trasferte. Oppure volare per una semplice toccata e fuga in italia, per assistere alla partita.

Una fase indomabile
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Grazie al Lazio club New York siamo riusciti in tre anni a donare circa 35.000 dollari in beneficenza. Fare qualcosa per gli altri riempe d’orgoglio.

Non ha importanza dove si è nati, quando come e dove si sono avuti i primi approcci con il calcio, per diventare un appassionato, un tifoso. Il tifo è una malattia giovanile che dura tutta la vita.

Pier Paolo Pasolini

La sua particolare patologia di tifo non è confinata solo alla Lazio però.

Qualche anno fa ho fatto un’invasione al superbowl, sono finito ovunque facendo un vero macello. Ho una smodata passione per i Packers di football. La prima volta che venni negli Usa ero ospite di mio zio e guardando la tv scoprii questo sport strano. Mi innamorai di quei tifosi. Faceva freddo, nevicava e metà degli spettatori stava in maglietta con le maniche corte. Alcuni di loro avevano una G sul casco, il loro nome abbreviato era GB – Green Bay – come Giovanni Bartocci. Quando i Packers hanno vinto il Superbowl nel 2011… guardate il video e fatevi due risate.

Giovanni ha visto gli ultimi due minuti della partita a bordocampo. La sua immagine è finita in uno spot pubblicitario ed è diventato l’idolo dei tifosi.

Anche con il tennis il rapporto di Giovanni è morboso. La Espn è rimasta ammaliata da lui, sempre presente all’angolo dei giocatori azzurri. Pronto ad esaltarsi e a incitare.

Ci sono i ragazzi italiani che combattono in terra straniera! come si fa a non incoraggiarli? E con Matteo, Berrettini, è nata una bella amicizia.

Quando ti allontanano il più possibile ma @matberrettini vince il set e tu esplodi

Diverso dal Giovanni pubblico e Giovanni tifoso c’è invece Giovanni, quello che conoscono veramente in pochi e che lui stesso definisce fregnone, detto in romanesco.

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Una fase indomabile

Giovanni si è costruito una grossa corazza, fatta di tanti peli facciali, orecchini, piercing e inchiostro. Per vari motivi. Perché da bambino non ero molto aitante e cercavo di rendermi interessante ma soprattutto perché in quel modo mi proteggevo. Con questo aspetto potevo spaventare chi avesse avuto intenzione di approfittarsi di me e dei miei sentimenti. Giovanni è un cuore tenero. Se le persone scoprissero di che pasta sono fatto in realtà sarei finito.

Insomma si disegnava grosso, brutto e cattivo per non soffrire. Anche se aggiunge: Se mi fanno male però divento davvero cattivissimo e brutto!

Uno spirito mai domo quello di Giovanni. Lui è riuscito a mettere le sue molteplici passioni in campo. A sentirsi a proprio agio dietro un bancone, con un megafono in mano, ad essere un supertifoso e un ristoratore affermato.

Però ha ancora qualcosa da realizzare nel privato: Diventare papà perché sento che potrei essere un papà fantastico.

Una fase indomabile, un’emozione continua verso le passioni che ci fanno sentire vivi. Questo è il segreto di Giovanni Bartocci. Un cuore che non si arrende.

Meglio restare a testa alta quando ti fanno fuori. Non spezzarti, non arrenderti. (Jon Bon Jovi – It’s my life)

Guardare tutto con gli occhi del bambino che è in noi. Custodire gli interessi che abbiamo da sempre, farci accompagnare da loro durante gli anni e da loro venire plasmati. E così esaltarci per un goal e sorridere al cliente scortese, sapendo che ciò che facciamo in realtà è percorrere e seguire la nostra via.

A volte potrà sembrare che tutto giri bene, altre volte invece apparirà complicato. Sarà la capacità di non mollare a fare la differenza.

Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso

Nelson Mandela

Il nostro insistere darà il senso di ciò che stiamo perseguendo. Più le nostre passioni saranno vere e intense e più troveremo il modo di realizzarle.

Sabrina Villa

Per Vasco “Cambiare il mondo è quasi impossibile -Si può cambiare solo se stessi - Sembra poco ma se ci riuscissi - Faresti la rivoluzione” . Ecco, in questo lungo periodo di quarantena, molti di noi hanno dovuto imparare nuovi modi, di stare in casa, di comunicare, di esternare i propri sentimenti. Cambiare noi stessi per modificare quello che ci circonda. Tutto si è fermato, in attesa del pronti via, per riallacciare i fili, lì dove si erano interrotti. I pensieri hanno corso liberamente a sogni e desideri, riflessioni e immagini e, con la mente libera, hanno elaborato anche nuovi modi di esternazione e rappresentazione dell’attualità. Questa è la mia rubrica e io sono Sabrina Villa. Nata a Roma e innamorata della mia città. Sono un'eclettica per definizione: architettura, pittura, teatro, cucina, sport, calcio, libri. Mi appassiona tutto. E' stato così anche nel giornalismo, non c'è ambito che non abbia toccato. Ogni settore ha la sua attrattiva. Mi sono cimentata in tv, radio, carta stampata. Oggi, come al solito, mi occupo di tante cose insieme: eventi, comunicazione, organizzazione. La mente è sempre in un irriducibile movimento.

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