Isolamento fiduciario

Pubblicato da Emanuela Impieri il

Il termine isolamento fiduciario riguarda i casi accertati di Covid-19 (positivi al tampone) che devono separarsi dalla comunità ed evitare in tutti i modi la trasmissione dell’infezione. 

La nostra esperienza in famiglia

Causa covid-19, ci siamo trovati in questo 2020 a vivere per settimane in casa, in una sorta di bolla di sapone.

Il suono e i rumori dell’esterno sembravano come ovattati, come quando nuoti immersa nel mare e anche i movimenti nell’acqua diventano silenziosi.

Da quando è iniziata questa pandemia tutto è sempre sembrato così vicino a noi, ma fino a che non ti passa accanto, niente diventa così reale che lo puoi toccare con mano.

Un collega di mio marito ha frequentato sua madre che ha scoperto essere positiva al covid, così, come da procedura un giorno vedo rientrare mio marito in anticipo da lavoro perché messo in “isolamento fiduciario” in attesa che l’Asl gli facesse il tampone.

Fino a quel momento il virus era un nemico pauroso ma lontano.

La mascherina, l’igienizzante e la grande distanza sociale assunta fino ad ora sembrava facessero da scudo a tutto. Non è bastato. 

Perché sei sicura di come la gestisci tu la situazione, ma questo virus ha avuto vita facile nel mondo perché era il senso civico a doverlo ostacolare ed io conosco bene la società che mi circonda. 

Così ti ritrovi dopo una telefonata a pensare a tutti i momenti in cui nei due giorni precedenti sei stata accanto a tuo marito e in fondo pensi a quando non ci sei stata accanto, perché con una casa non troppo grande e una bimba, tutto facciamo tranne che stare lontani.

Vedere in lui il nemico, come se il covid avesse indossato la sua maschera e il virus finalmente avesse un volto…

E’ assurdo: pensare di averlo in casa e di viverci assieme è spaventoso.

Stiamo calmi, mio marito non è positivo ed è a casa perché è stato a contatto con una persona che “potrebbe” averlo (usiamo il condizionale). Niente è ancora sicuro.

Ma in 48 ore ogni soffio di naso, colpo di tosse o abbraccio, tutto è diventato impossibile da gestire e vivere. Immaginate con una bimba di un anno che quando vede il padre, tutto vuole tranne che stargli distante. Allora penso che tanto anche se è positivo già ci ha contagiato entrambe, e ringrazio Dio di vivere in un’altra città dai tuoi genitori anziani e che l’ultima cosa che ora puoi e vuoi fare, è incontrarli! 

Isolamento come gabbia dorata

Vivi in una gabbia dorata che è la tua abitazione e avere tuo marito accanto ti tranquillizza, ma non puoi uscire; per buon senso, rispetto degli altri e delle regole.

Ma chiusa in quattro mura tutto ti riporta a pensare costantemente a cosa può essere un contatto, uno starnuto della bimba o un abbraccio più forte, i giochi naso a naso con il papà. Ogni cosa.

Ho paura per mia figlia e credo l’avrò sempre, finita anche questa situazione. Il virus in questi mesi ci ha dimostrato essere il contrario di tutto. Attacca gli anziani, gli adulti o i giovani, tutti o nessuno. Può essere letale averlo o essere completamente asintomatici…Pazzesco.

Sono trascorsi giorni che sembravano settimane. Tuo marito fa il tampone, altra attesa snervante di giorni per un risultato che quando leggi essere negativo ti riporta con i piedi per terra e con la serenità nel cuore, perché anche se non avevamo avvertito nessun sintomo abbiamo vissuto in casa come in una zona rossa.

Ci siamo chiusi civilmente e come pochi fanno in un isolamento che è chiamato fiduciario e che è sulla fiducia. Tutti dovrebbero rispettarlo.

La settimana è finita. Grazie a Dio il risultato è negativo anche del collega di mio marito e il senso civico è stato l’unico scudo di cui ci siamo armati, con cui abbiamo combattuto l’attesa snervante e la paura del contagio.

Se solo tutti avessimo fatto così in questi mesi…

Igienizzarsi costantemente le mani, indossare la mascherina e mantenere realmente la giusta distanza: sarebbe semplicemente bastato a non trovarci di nuovo così adesso. 

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Emanuela Impieri

Mi chiamo Emanuela Impieri, sono nata a Roma 34 anni fa. In passato, la mia timidezza mi ha portato a guardare il mondo senza essere guardata, nascosta dietro la macchina da presa, la mia più grande passione. Ho curato la regia e scritto la sceneggiatura di vari cortometraggi per poi approdare alla tv locale romana, prima a "canale 10" poi per undici anni nel reparto tecnico di Retesole essendone anche la responsabile, per arrivare a collaborare con le tv nazionali. Sono stata docente di dieci Master in Giornalismo Radiotelevisivo per Eidos Communication. Mi piace lavorare e far la differenza proprio in quei settori in cui le quote rosa sono latitanti. Ho cambiato tutto per questo lavoro, città, amici, un’intera vita, finché un matrimonio e una bimba hanno rimescolato le carte per rinnovare tutto di nuovo. Per loro mi diletto a “mettere a fuoco” la mia vita sull’altra passione; cucinare, prima che per gli altri diventasse una moda. Perchè “Cucinare è come Amare o ci si abbandona o si rinuncia”. Il mio stile di vita.

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