Come pulire i carciofi senza buttare gli scarti

Pubblicato da Martina Vassallo il

Questo può sembrare il solito post di cucina su come pulire i carciofi senza buttare gli scarti. In parte lo è, ma è anche molto di più.

Se hai aperto il link e stai leggendo questa mia pagina del diario può essere per due motivi:

  • o sei un/a mio amico/a o parente
  • oppure hai anche tu il mio stesso problema con i carciofi: buoni, ma se ne butta la metà!

Nel primo dei due casi, dovresti sapere che di carciofi ne parlai già a fine marzo 2020, dopo il primo mese di lockdown. Nel secondo caso, invece, è molto probabile che tu non sappia nulla di quel primo capitolo su come pulire i carciofi.

All’epoca non sapevo che ce ne sarebbe stato un secondo, in effetti, ma avevo già involontariamente gettato le basi per un sequel affermando che “dietro la pulitura del carciofo c’è un grande insegnamento di vita”.

Come pulire i carciofi

I carciofi vanno tenuti a bagno in acqua e limone

Per la pulitura dei carciofi non ci vuole solo la giusta tecnica, ma anche e soprattutto il giusto approccio mentale. Come tutti sanno, la parte più difficile è accettare di dover gettare via il 50% del prodotto.


Sembra ingiusto, lo so. Ogni volta ti chiedi: “Ma non li potevo prende’ già puliti?”.

E poi ti rispondi: “E no, te li fanno pagare di più!” e allora continui a togliere, foglia dopo foglia, in un dialogo con te stessa che ti accompagna fino a che non hai ottenuto il famoso cuore.
Qui c’è il secondo problema perchè se ti azzardi a pensare di aver tolto abbastanza ti ritroverai davanti al piatto, dopo il primo assaggio, a rimuginare per tutta la cena “Lo sapevo che dovevo togliere un’altra fila”. E i tuoi commensali ti diranno: “Buoni, però qualche foglia è un po’ duretta…” mentre sfilano tra i denti filamenti di carciofo non masticabile.

La metafora di vita dietro la pulitura del carciofo

Ebbene sì, c’è una evidente metafora di vita dietro questa delicata tecnica di pulitura. Ora la svelo.

Durante il primo lockdown mi ritrovai a pulire i carciofi. Era una sera di fine marzo, le serate iniziavano a farsi un po’ più tiepide e la speranza di uscire dall’incubo entro l’estate si faceva sempre più concreta. Mentre toglievo le foglie pensavo al tempo che era trascorso da quel 9 Marzo. Ogni foglia era un giorno e ogni giro di foglie era una settimana. Gli scarti del carciofo si facevano sempre più numerosi e pian piano mi avvicinavo al cuore. In quel periodo ci era stato chiesto di fare uno sforzo ulteriore, di stare a casa anche ad aprile e molti di noi iniziavano a pensare che non ce l’avrebbero fatta, che la sopportazione sarebbe arrivata presto al limite.

Ecco, il limite: fu proprio quello il termine a cui pensai quando contemporaneamente mi chiesi se era il caso di togliere altre foglie o se poteva bastare così. La risposta che mi diedi, si rivelò efficace non solo per cucinare ottimi carciofi, ma anche per affrontare quel momento di attesa e sospensione.

“Mentre siete lì che togliete le foglie e vi chiedete se è il momento di passare al carciofo successivo, l’unica risposta che potete accettare è no, non ancora. Dovete superare il limite, dovete andare oltre quello che secondo voi è accettabile e semplicemente continuare a togliere finchè non vi sembrerà di aver fatto una cazzata a comprare i carciofi, fino a che non vi verrà spontaneo dire ‘la prossima volta li prendo surgelati!’.
E solo allora vi potrete fermare”.

La prossima volta li prendo surgelati?

No. Non mi sono mai pentita dell’acquisto di carciofi freschi invece che surgelati o già puliti. Quindi tornando indietro, nonostante il fatto che dopo quel 30 Marzo ci sono stati altri dieci mesi di pandemia ed altri ce ne saranno, continuerò a togliere foglie oltre il limite che la mia testa mi suggerirà. Perchè solo così vengono buoni.

Ma con gli scarti che si fa?

Proprio l’altra sera, trovandomi ancora una volta a pulire i carciofi, mi è tornata in mente la metafora delle foglie e mi sono accorta, alla luce di tutto quello che è accaduto da Marzo ad oggi, di quanto sia ancora utile per interpretare ed affrontare quello che ci sta accadendo.

Nel lavandino c’era la solita montagna di scarti, quella che ti fa dire, appunto, “ma perchè devo buttarne più della metà se l’ho pagati per intero?”

Stavolta, con meno filosofia zen, ma con maggiore praticità, ho pensato: “Ma chi l’ha detto che io debba buttarle?”. E luce fu.

Per anni ho letteralmente sprecato chili di carciofi dando per scontato che dovesse andare così. Che per raggiungere il “cuore” devi saper rinunciare, lasciar andare e bla, bla, bla… Non rinnego nulla, rimane tutto valido, ma perchè buttare via così il cibo, senza provare a riutilizzarlo o a dargli un nuovo senso?

Allora ho cercato su internet e ho trovato come pulire i carciofi senza buttare gli scarti. Mi si è aperto un modo. Mi sono sentita felice come una bambina che, attaccando le figurine, scopre che anche la plastica bianca sul retro della figurina si può appiccicare da qualche parte per formare un disegno.

Ora, ad onor del vero devo confessare che quello che ne è uscito fuori (una vellutata di carciofi, ndr) è stato senza ombra di dubbio la cosa più disgustosa che io abbia mai mangiato. Di un amaro incommentabile. Roba da sentirsi male, davvero. Che poi, per recuperare c’ho messo dentro di tutto: burro, parmigiano, panna, patate e pure lo zucchero… Praticamente m’è costato il triplo. Ma sicuramente ho sbagliato qualche passaggio. Colpa mia.

Di buono resta la metafora di vita che ancora una volta i carciofi mi regalano:

Quando credi di aver perso qualcosa, non sempre è così. Almeno non finchè non gli dai una chance di rinascita.

Però, mi raccomando, non improvvisare… segui bene la ricetta. Se no ti continuerai a chiedere per tutta la sera, imprecando: “Ma perchè non li ho presi surgelati!!”


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Martina Vassallo

Una passione, quella per la Comunicazione, e tanti strumenti diversi per attuarla. Dal giornalismo alla fotografia, passando per uffici stampa, videomaking e scrittura. Dopo la Laurea, la tessera da Pubblicista e gli anni da cronista, ho girato cortometraggi, spot e documentari. Per non farmi mancare niente, ho anche aperto un'attività nel wedding. In questo blog uso le mie esperienze per parlare di vita, sentimenti e ricerca interiore. Riflessiva, sì. Ma sempre con un pizzico di allegria, perchè per affrontare le profondità è meglio viaggiare leggeri.

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