Il rossetto rosso, icona tra storia, lotte e bellezza
Rosso, il colore che dai primi del ‘900 inizia ad essere percepito come simbolo iconico del periodo natalizio.
Dopo la seconda guerra mondiale infatti le riviste iniziano a mostrare alle nuove donne il prêt-à-porter e il colore rosso assume connotati speciali, per le grandi occasioni. Il marketing lo trasformerà sin da subito in un simbolo natalizio, accessibile, borghese e che sta bene a tutte.
Ma il mondo del make up aveva intuito il potenziale di questo colore, il suo essere autentica icona, già molto tempo prima.
Un po’ di storia
Il rossetto rosso sin dalle prime apparizioni, ha rappresentato molto più di un semplice cosmetico: è stato percepito nell’ immediato come simbolo di audacia e di stile.
Nel Novecento si è connotato quale vero segno di emancipazione e potere femminile e, dalle dive del cinema muto, passando per Marilyn Monroe, fino alle star del nostro tempo, non è mai passato di moda.
Il primo rossetto della storia risale a circa 5000 anni fa. Nell’antica Mesopotamia infatti donne e uomini sminuzzavano pietre colorate per tingersi le labbra.
Tuttavia, il vero precursore del rossetto attuale si deve all’Antico Egitto: la sempre all’avanguardia Cleopatra usava infatti un composto a base di carminio mischiato con cera d’api e grassi animali da mettere sulle labbra.
In epoca moderna, il primo rossetto commerciale fu creato nel 1884 nella patria della cosmesi, a Parigi, fatto di olio di ricino e cera d’api e avvolto in elegante carta di seta.
Il rossetto in astuccio dei giorni nostri invece fu brevettato nel 1915 da Maurice Levy.

Ripercorrendo il susseguirsi delle diverse epoche storiche rileviamo che nell’antica Grecia le labbra rosse venivano associate alle donne definite immorali. Donne che rischiavano di essere punite se si presentavano in pubblico senza la loro “vernice per le labbra”, atteggiamento considerato inappropriato perché avrebbero osato atteggiarsi a persone rispettabili. Una sorta di tratto identificativo dei loro facili costumi, un segno distintivo.
Nell’Impero Romano la colorazione delle labbra con tonalità vivaci indicava invece uno status elevato.
Durante il Medioevo i cristiani consideravano il trucco in opposizione agli insegnamenti religiosi che per natura enfatizzavano l’umiltà e la bellezza naturale come parte del disegno divino.
In Inghilterra si pensava addirittura che il rossetto rosso avesse il potere di respingere gli spiriti maligni. Elisabetta I ne rese popolare l’utilizzo tra gli aristocratici inglesi. La sua approvazione regale creò una vera e propria tendenza e il rossetto rosso ebbe estrema popolarità durante il suo regno.
Ma con il suo successore Giacomo I i timori nei confronti della stregoneria lanciarono un’ombra sulle pratiche cosmetiche e fu approvata una legge che stabilì che ogni donna che avesse usato il trucco come mezzo per ingannare gli uomini avrebbe potuto essere processata come strega.
Durante le manifestazioni del movimento per il suffragio femminile nel 1912 le donne marciarono su New York con le labbra dipinte di rosso in segno di sfida al patriarcato. L’iconica Elizabeth Arden le spinse ad indossare il rossetto rosso in segno di coraggio distribuendo tubetti alle suffragette.
Da quel momento, grazie al movimento femminista, il rossetto rosso assunse un nuovo significato diventando simbolo della lotta per i diritti delle donne.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, si trasformò in simbolo di femminilità patriottica e resilienza, con prodotti dai nomi a carattere motivazionale come “Fighting Red!” o “Victory Red!”.
E sempre la Arden produsse una tonalità che si abbinava agli ornamenti rossi delle uniformi dei Marines.
Le labbra rosse sono rimaste una scelta solida anche dopo la Seconda guerra mondiale, poiché le icone di Hollywood ne hanno fatto un punto fermo della moda.
La storia dei nostri giorni ci porta al 2018, quando la campagna #SoyPicoRojoCampaign in Nicaragua ha portato le donne ad indossare il rossetto rosso per protestare contro la dittatura.
Tutto è cominciato grazie alla sociologa Marlen Chow, attivista femminista, con le labbra sempre colorate dal suo colore rosso.
Viralissime sono diventate le sue parole al momento dell’ arresto. Alla domanda in merito a quale formazione politica appartenesse rispose “Pertenezco a la Asociación de Mujeres Pico Rojo”, ovvero appartengo all’associazione delle donne dal becco rosso (ispirata proprio dalle suffragette newyorkesi).
Si racconta che al momento dell’arresto, la Chow fece addirittura il gesto di passare il suo rossetto alle donne intorno a lei, sotto gli occhi increduli delle forze dell’ordine.
L’hashtag #SoyPicoRojo iniziò a diffondersi in tutto il Nicaragua e la protesta continuò a lasciare tracce di rossetto rosso ovunque, riempiendo le pagine online di volti che disegnavano sulle labbra rosse il proprio NO alla dittatura.
L’anno successivo migliaia di donne in Cile indossarono il rossetto rosso come atto di denuncia contro la violenza.
Anche in Italia il rossetto rosso è stato al centro di un’importante campagna contro la violenza di genere. Un tubetto con stampato il numero per le emergenze 1522: iniziativa nata nell’ambito del progetto Second Life e realizzato da Giraffa Onlus con il sostegno di Fondazione Con il Sud.
Obiettivo dell’iniziativa era quello di favorire l’inserimento lavorativo delle donne che sono state vittime di violenza, rendendo il rossetto non solo un semplice prodotto di make up ma uno strumento capace di salvare la vita delle donne diffondendo in modo capillare il numero anti violenza.
Anche la Lega Serie A, a pochi giorni dalla tragica scomparsa di Giulia Cecchettin, lanciò un’iniziativa che aveva come protagonista il colore rosso, dal titolo #unrossoallaviolenza, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne. Un cartellino rosso e un segno sul viso disegnato proprio con il rossetto.
Perché rosso è simbolo di amore, di passione ma anche del sangue versato per colpa di un amore malato.
Creare un rossetto rosso va quindi oltre il semplice oggetto di vanità: è un’arte che unisce passato, futuro, storia e lotte. Dietro ad un apparente stick di colore si nascondono ricerca, emozioni e identità. Un accessorio che ha accompagnato le donne per secoli e continua a rappresentarne la libertà oltre che lo stile e la bellezza.
Negli ultimi anni è sempre più in crescita la richiesta di rossetti naturali, vegani e cruelty-free. Le aziende stanno sperimentando formulazioni con pigmenti vegetali e packaging riciclabili, perché il rossetto rosso può essere anche un prodotto sostenibile.
Ma il rosso non è un colore unico, ci sono diverse sfumature e la scelta di indossarlo dipende spesso dal messaggio che si vuole comunicare.
È fascino senza tempo che si rinnova continuamente e afferma il suo status di emblema di ribellione e forza.
È simbolo di glamour e non solo che continua a figurarsi come manifestazione di sicurezza e di stile.
Molti lo considerano pura rappresentazione della femminilità, per altri è vera e propria affermazione di individualità e autodeterminazione.
Per tutti è un’icona che ha attraversato le generazioni e la storia e che vivrà anche nelle generazioni future.
Michela Sgobbo
